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Arco di Giano


Nell’architettura romana l’arco quadrifonte è l’elemento che simboleggia il passaggio, il transito non solo dal dentro al fuori, ma anche il contrario divenendo punto di scambio, e tale era l’Arco di Giano posto a segnare il confine tra la città dei romani e la piazza dei mercanti con il suo porto fluviale.
Il suo nome non rimanda ad una dedicazione a Giano ma è stato confuso il termine ”ianus” che significa porta, con il nome del Dio di ogni transito.

Il sito dove è stato costruito si trova nel punto di incontro della strada che scendeva dal Foro Romano, il Vicus Tuscus con la strada che proveniva da Porta Capena fiancheggiando il Circo Massimo e dove, sotto terra, passa la Cloaca Massima.

Le ragioni della sua costruzione sono celebrative degli imperatori del Tardo Impero, nei Cataloghi Regionari viene indicato come Arcus Divi Costantini in Regio XI, quindi come voluto da Costantino mentre un’altra ipotesi lo ritiene costruito in onore di Costanzo II per la visita che fece nel 357 d.C.; in ogni caso è il monumento romano più recente del Foro Boario.

L’arco è un tetrapylon, ovvero un arco con quattro arcate, l’edificio ha pianta quadrata con il lato di 12 m. per un’altezza di 16 m.; la tecnica costruttiva utilizzata ne conferma la costruzione, secondo gli studiosi, nella prima parte del IV sec. d.C. infatti, per l’alleggerimento della volta a crociera sono stati utilizzati materiali fittili (terracotte) mentre il rivestimento di marmo fu fatto con materiali di spoglio di altri monumenti come si vede chiaramente dalla intaccature ai margini delle lastre provocate durante le operazioni di distacco dalle sedi originarie.
Sull’esterno, i piloni hanno due file di tre nicchie su ogni lato (12 su ogni pilone) corredate di una mensola ed una semicupola a forma di conchiglia, le nicchie ospitavano delle statue. Oggi sull’arco rimangono solo visibili quattro figure femminili sulle chiavi di volta: due di queste sono state identificate come la Dea Roma e la Dea Minerva, mentre le altre due dovrebbero rappresentare Cerere e Giunone ma le condizioni di conservazione rendono impossibile esserne certi.

Il monumento che oggi appare spoglio ed essenziale era decorato con statue di bronzo in ogni nicchia e terminava nell’attico all’interno del quale erano ricavati degli ambienti probabilmente ad uso dei banchieri e cambiavaluta che sotto l’arco svolgevano i loro affari.
Tuttavia si può ritenere che l’arco visibile ancora oggi, sia stato costruito dal Costantino o da Costanzo II in sostituzione di uno più antico e che già svolgeva la stessa funzione già nel I secolo a.C.. Due testimonianze sembrano avvalorare questa tesi, una di Tito Livio e un’altra di Cicerone; Tito Livio suggerisce che nello stesso luogo già nel I sec. a.C. doveva già esserci un edificio con funzioni analoghe se scrive:

"De manubiis duo fornices in foro boario…fecit, et in his fornicibus signa aurata imposuit"

Mentre Cicerone nel De Officis descrive puntalmente le attività che vi venivano svolte quando nel Libro II parlando del denaro e del modo di averlo in prestito e di investirlo, riferisce che il luogo preposto era proprio ad medium Janum sedentibus:

"De querenda, de collocanda pecunia, etiam de utenda commodius a quibusdam viris ad medium Janum sedentibus, quam ab ullis philosophis ulla in schola disputatur"

L’Arco nel XII secolo entrò a far parte della fortezza dei Frangipane che ne chiusero i fornici e vi realizzarono una sovrastruttura in laterizio; in un passo anteriore al 1143 l’arco viene ricordato come la Torre de’ Cencio:

"Templum Iani [...]; nunc autem dicitur turris Centii Fraiapanis"

"Il Tempio di Giano ... ora chiamata invece Torre di Cencio de’ Frangipane"

L’occupazione dell’Arco da parte della potente famiglia dei Frangipane aveva una chiara motivazione difensiva dei possedimenti che avevano sul Palatino rispetto ai quali occupava una posizione strategica, inoltre a quei tempi l’arco era ancora praticabile internamente.

"Questi archi di quattro fronti si chiamavano Giani, e sotto di essi solevano sedere i banchieri, o usuraj. Il muro di mattoni sopra il medesimo arco è stato fatto ne’ secoli bassi allorchè, essendovi in Roma una specie di anarchia, i piccoli tiranni occupavano, e fortificavano tutti i luoghi forti; e siccome questo Giano negli ultimi tempj era in potere de’ Frangipani, era chiamato la torre de’ Frangipani".

La decadenza dei Frangipane iniziò nel XIII secolo e già ai visitatori del XVII secolo l’Arco di Giano si presentava come una delle tante rovine dell’antica Roma.
Agli inizi del novecento quando fu avviato il recupero dei monumenti antichi, l’attico dell’Arco fu considerato una sovrapposizione eseguita in età medievale e per questo l’arco è stato erroneamente "decapitato" ; solo più tardi dopo aver individuato anche l’Arco di Malborghetto e gli altri archi tetrapili costruiti nelle provincie – come quello di Settimio Severo a Leptis Magna o di Marco Aurelio a Tripoli – gli studiosi hanno capito che l’attico era parte integrante dell’arco tetrapylon quando questo era posto ai crocevia.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 24/02/2016)