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Torre Cartularia


Nel corso del Medioevo, durante le lotte per il potere, le famiglie nobili di Roma avevano costruito fortezze scegliendo siti posti in alto ed utilizzando quanto più possibile le costruzioni esistenti.

La ricca famiglia dei Frangipane – forse un ramo della gens Anicia il cui cognome deriva da un antenato, mercante di professione, che durante una carestia nel VIII sec. girava Roma distribuendo pane (fragnere panem = spezzare il pane) ai bisognosi – era divisa in tre rami di cui uno si era stabilito in Trastevere, un altro controllava la zona del Circo Massimo e sud-orientale del Palatino dove aveva fortificato il Septizonio e vi aveva aggiunto una torre che ancora oggi si vede nel lato corto del Circo Massimo e chiamata nel Medioevo Turris in Capite Circi (ma più conosciuta come Torre della Moletta per il piccolo mulino che vi sorgeva a fianco quando nella valle scorreva ancora il Fosso di S. Giovanni), infine un altro s’insediò nella sella tra Palatino e Velia e cinse l’intero Foro Romano, inglobando l’Arco di Tito che divenne una porta ma sulla quale si costruì anche in elevazione per disporre di una torre.
La torre prese il nome di Turris Chartularia perché era vicino al chartularium, cioè l’archivio del precedente impero bizantino e poi quello ecclesiasico che aveva la sua entrata nel basamento stesso della torre, e sovrastava l’ingresso alla cittadella fortificata dei Frangipane che altro non era che il fornice dell’Arco Onorario dell’Imperatore Tito, a cui la torre stessa era addossata, e per via del bassorilievo che rappresentava la Menorah fu chiamato Arco delle Sette Lucerne.

Si sa con certezza che la torre era già stata innalzata nel sec. XI ed era un caposaldo strategico nelle lotte romane tra guelfi e ghibellini ed i Frangipane erano sostenitori del Papa, tanto che Alessandro III trovò rifugiò “nelle forti case de’ Frangipani” quando Federico Barbarossa di Svevia vi arrivò con i suoi soldati e fece eleggere un antipapa. Papa Alessandro, come ricorda il cronista Romoaldo Salernitano, soggiornò proprio nella Torre Chartularia e da lì di notte partì travestito da semplice frate per Gaeta dove riprese l’abito pontificale; risolto lo scontro con l’imperatore, Papa Alessandro III per compensarli dell’aiuto concesse ai Frangipane un feudo che andava da Astura a Terracina; tuttavia i Frangipane, quando divenne papa Innocenzo III passarono alla fazione ghibellina, cedettero a Federico II sia la parte del Colosseo che era loro ed avevano fortificato, che la fortezza Chartularia e quindi anche la torre che ne costituiva l’entrata; nel 1235 la torre fu distrutta durante degli scontri e dopo quattro anni Federico II darà ordine di ricostruirla.

La Torre Chartularia era la sola rimasta in piedi dentro la cittadella dei Frangipane che dopo il sacco dei Normanni del 1084 ne avevano costruite molte altre tanto che tutta l’area del Foro veniva chiamata Campo Torrecchiano. Di alcune torri è rimasto il ricordo del nome e della posizione che occupavano: vicino alla colonna di Foca c’era la Torre del Campanaro, a ridosso del Tempio di Antonino e Faustina svettava la Torre in Miranda e nei pressi della Chiesa dei SS. Cosma e Damiano c’era la Torre dell’Inserra, inoltre della fortificazione faceva parte anche l’Arco di Settimio Severo che era stato inglobato nel perimetro della cinta muraria e vi era stata appoggiata una Torre dalla Famiglia dei Brachis (alleati dei Frangipane) che rimase in piedi sono al XVIII secolo.

Nel 1257 la Torre Cartularia sarà abbattuta con altre cento torri, come azione punitiva, da Brancaleone degli Andalò, il Capitano del Popolo che era stato chiamato a Roma per riportare la pace tra le famiglie romane in lotta; era una torre di notevoli dimensioni,

avea 43 piedi di lunghezza verso l’Anfiteatro, e 37 e mezzo di larghezza nell’altro lato e conservava ancora 40 metri di altezza

come scriveva Antonio Nibby, ovvero m. 14 x 12 di base ed un’altezza di 13 metri ancora ne 1829 quando si decise di smantellarla completamente.
Era una torre molto solida con mura spesse 8 piedi (m. 2,5) e i muri erano costruiti con “scheggie” di marmo che probabilmente provenivano dal vicino Tempio di Venere e Roma; la parete esterna era in laterizio realizzato con mattoni di “spolio” rimpiccioliti; la porta era sul lato ovest, interno, e l’accesso alla torra era con una scala rimovibile, proprio perché le torri erano l’estremo baluardo delle cittadelle fortificate e senza scala diventava quasi impossibile conquistarle anche con un assedio. Della torre oggi sono ancora visibili, poco distanti dall’arco di Tito, dei massi quadrilateri di peperino che costituivano la fascia di raccordo tra le me mura di cinta e la torre vera e propria, tutto il resto è stato portato via e disperso.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 11/08/2015)