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Il Foro Romano al tempo della Repubblica


Dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo, Roma divenne una Repubblica e la città da allora fu gestita secondo regole precise; il potere era affidato a consoli, pretori e censori che venivano eletti dai Comitia che si riunivano nel Comitium per discutere le leggi che venivano proposte dal Senato.
Il Foro diventò il vero cuore di tutte le attività della città e cominciarono ad essere sistemati gli spazi in modo funzionale alle attività che vi dovevano essere svolte.

Sul lato nord-ovest del foro si trovava il Comitium che era un'ampia zona di forma circolare circondata dai gradini dove sedevano i patres per eleggere i magistrati, per votare le leggi e per decidere su processi minori. I rappresentanti delle curiae prima e poi delle tribù territoriali sino al III sec sedevano sui gradoni che lo delimitano ed assistevano ai discorsi dei censori o dei tribuni che per parlare salivano sui rostra, una piattaforma rialzata che prese questo nome dai trofei delle navi catturate alla città di Antium, in una delle prime battaglie navali di Roma, che la ornavano. Un lato delle gradinate era riservato agli ambasciatori dei popoli alleati ed era chiamato grecostasis poichè i primi a sedervisi furono i greci; per l'amministrazione della giustizia e l'arruolamento i luoghi deputati erano portici appositamente costruiti in aree limitrofe, ma l'età Repubblicana è durata cinque secoli ed il Foro è progressivamente cambiato perchè la città si espandeva e le sue istituzioni si diversificavano ed anche i suoi monumenti cambiavano e se alcuni sono stati sostituiti, altri sono andati distrutti per incendi o altre calamità.
Tra i monumenti perduti ci sono: la statua di Atto Navio, la Tabula Valeria e la Tabula Sestia, le statute di Pitagora e Alcibiade, la colonna Maenia, l'orologio di Catania, la colonna di Orazio Coclite e la statua di Marsia. Tra I monumenti abbattuti e sostituiti ci sono tre delle prime Basiliche , la Porcia, la Opimia e la Sempronia.

Molti dei monumenti del Foro Repubblicano furono distrutti dall’incendio del 52 a.C. che partì proprio dall’Atrium del Senato in seguito ad una rivolta popolare; tra i monumenti perduti la statua di Atto Navio, un grande aruspice del tempo di Tarquinio Prisco. Atto Navio con un predizione negativa aveva impedito al re di aumentare il numero delle curiae e Tarquinio lo mise alla prova: è la leggenda della pietra e della lama che secondo la divinazione di Atto Navio avrebbe tagliato proprio la pietra come infatti avvenne. Tarquinio fece erigere una statua di bronzo dedicata ad Atto Navio e conservare la pietra e la lama.
Nello stesso incendio andarono persi anche due dipinti, la Tabula Valeria e la Tabula Sestia; secondo quanto riferisce Plinio, su una parete della Curia Hostilia il console Valerio Massimo Messalla aveva fatto appendere un dipinto che rappresentava la sua vittoria su Gerone, il tiranno di Siracusa ed i cartaginesi nel 262 a.C., il dipinto ricordava la conquista della Sicilia durante la I guerra punica; Messalla conquistò gran parte della Sicilia ottenendo una importante vittoria sui cartaginesi ad Imera per cui il Senato gli riconobbe un trionfo.
Non si sa, invece, quale vittoria rappresentava la Tabula Sestia o Sextia; probabilmente quella di Sestio Calvino sui Liguri e Galli nel 122 a.C. ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 29/08/2015)