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Arco di Malborghetto


Nel IV secolo d.C., all’incrocio della Via Flaminia con la Via, oggi non più esistente, che collegava Capena con Veio, fu eretto l'arco quasi sicuramente per celebrare la vittoria di Costantino nella battaglia di Ponte Milvio del 313 d.C., la battaglia iniziò a Prima Porta e finì con la rotta di Massenzio a Ponte Milvio; fu costruito nello stesso posto dove, secondo la leggenda, c’era l’accampamento di Costantino che qui ebbe la visione della croce.
Gli archeologi datano il monumento al III-IV se. d.C. sia per la tecnica edilizia impiegata che è simile a quella Basilica di Massenzio, sia perché una mattonella della volta porta un bollo con l’iscrizione OF CR AUG ET CAES NOS cioè dell’officina di CR Augustorum et Caesarorum nostrorum quindi del periodo tetrarchico che durò solo 10 anni dal 295 al 305.

L’arco era quadrifonte ed è stato costruito su quttro pilastri in opera cementizia che formano all’interno una volta a crociera, le fondazioni sono in blocchi di travertino le mura all’esterno in laterizio con bipedali divisi in due sulla diagonale e disposti con la punta all’interno; l’arco era poi ricoperto con lastre di marmo o travertino ed ornato con statue e colonne; aveva una pianta rettangolare con i lati più lunghi dalla parte della Via Flaminia.
Nei secoli l’arco ha subito molti cambiamenti: non si hanno notizie del suo utilizzo nell’alto Medioevo, ma nel 1263 era parte del Borgo di S. Nicolai de Arco Virginis e quindi probabilmente utilizzato come chiesa, nel XV secolo fu trasformato in fortino con una cinta di mura intorno, nel XVI secolo diventò una taberna con ospitium per i pellegrini e come tale è indicato nelle mappe per arrivare a Roma, nel XVII secolo venne abbandonato per un periodo ed occupato dai briganti e da allora viene indicato come Malborghetto; nel XVIII secolo il Capitolo di San Pietro, proprietario del fondo, lo affittò alle Poste Pontificie che ne fecero una stazione di posta tra Prima Porta e Castelnuovo di Porto, nel 1892 venne acquistato dallo Stato Italiano e restaurato, ora è sede di un Museo. Interessante la sala al piano terreno dove sono esposte le statue acefale provenienti dalla zona di Grottarossa ed un’ara funeraria ritrovata a Tor di Quinto nei pressi di Ponte Milvio.
Senza la muratura dei fornici e le aggiunte di epoche successive doveva apparire molto simile nella ricostruzione grafica che fu realizzata nel XVI secolo da Giuliano da Sangallo.

Dall’esterno si vedono sulle facciate i quattro archi in laterizio, i marcapiani in travertino e poche decorazioni. Si entra dal lato opposto alla strada, lato est, con una scala in legno in un ambiente piano rialzato sotto la crociera la cui struttura è ancora quella romana senza rivestimento. Una scala a sinistra scende al piano terreno leggermente più alto rispetto alla Flaminia della quale è stato scoperto un tratto basolato a nord. La riscoperta dell’Arco di Malborghetto si deve ad un giovane studioso Töbelmann che all’inizio del Novecento lo studiò per lungo tempo.
Le cronache degli storici parlavano di questo tetrapylon che era stato eretto per ricordare un evento così importante nella storia cristiana, ma non era facile riuscire ad individuarlo; ci provò anche Stendhal che in Passeggiate Romane, ricorda l’episodio:
“... siamo usciti da Porta del Popolo per arrivare, dopo due miglia di strada a ponte Molle. Su questo ponte, oggi chiamato Milvio, Cicerone fece fermare gli ambasciatori allobrogi, che avevano cospirato con Catilina allo scopo di liberare la loro patria, dal giogo di Roma ... Fra Ponte Milvio e la località chiamata Saxa Rubra, Costantino mise in rotta il rivale Massenzio. Abbiamo cercato di individuare il paesaggio che compare nell’affresco della grande battaglia dipinto da Raffaello in Vaticano”





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 10/10/2015)