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La fanciulla di cera di Via Appia e le altre


Nel 1485 alcuni si convinsero di aver trovato il corpo di Tulliola la figlia di Cicerone: il 18 aprile il corpo di una bellissima fanciulla fu scoperto da alcuni muratori che stavano “cavando” marmo da un monumento funerario che si trovava in un terreno del convento di Santa Maria Nova al VI miglio della Via Appia.
Il giorno seguente il corpo fu portato nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, messo in una cassa di legno e lasciato scoperto così che chi voleva potesse vederlo; quel giorno salirono più di 20.000 romani al Campidoglio per poter vedere la fanciulla.
La sola testimonianza dell’evento è una lettera in cui l’umanista Da Fonte scrisse al suo amico Sassetti e per il quale realizzò anche un disegno di cui il Sassetti parlò con il “dottissimo Lorenzo de’ Medici”. Così Bartolomeo da Fonte descrisse ciò che aveva visto all’amico:

“Mi hai pregato di dirti qualcosa sul corpo di donna trovato di recente presso la Via Appia. Spero soltanto che la mia penna sia in grado di descrivere la bellezza e il fascino di quel corpo. Se non ci fosse la testimonianza di tutta Roma il fatto sembrerebbe incredibile...Nei pressi della sesta pietra miliare dell'Appia, alcuni operai, in cerca d'una cava di marmo, avevano appena estratto un gran blocco quando improvvisamente sprofondarono in una volta a tegole profonda dodici piedi. Rinvennero colà un sarcofago di marmo. Apertolo, vi trovarono un corpo disposto bocconi, coperto d'una sostanza alta due dita, grassa e profumata. Rimossa la crosta odorosa a cominciare dalla testa, apparve loro un volto di così limpido pallore da far sembrare che la fanciulla fosse stata sepolta quel giorno. I lunghi capelli neri aderivano ancora al cranio, erano spartiti e annodati come si conviene a una giovane, e raccolti in una reticella di seta e oro.
Orecchie minuscole, fronte bassa, sopraccigli neri, infine occhi di forma singolare sotto le cui palpebre si scorgeva ancora la cornea. Persino le narici erano ancora intatte e sì morbide da vibrare al semplice contatto di un dito. Le labbra rosse, socchiuse, i denti piccoli e bianchi, la lingua scarlatta sin vicino al palato. Guance, mento, nuca e collo sembravano palpitare. Le braccia scendevano intatte dalle spalle, sì che, volendo, avresti, potuto muoverle. Le unghie aderivano ancora saldamente alle splendide, lunghe dita delle mani distese; anche se avessi tentato non saresti riuscito a staccarle. Petto, ventre e grembo, erano invece compressi da un lato, e dopo l'asportazione della crosta aromatica si decomposero. Il dorso, i fianchi e il deretano avevano invece conservato i loro contorni e le forme meravigliose, così come le cosce e le gambe che in vita avevano sicuramente presentato pregi anche maggiori del viso. In breve, deve essersi trattato della fanciulla più bella, di nobile schiatta, del periodo in cui Roma era al massimo splendore.
Purtroppo il maestoso monumento sopra la cripta è andato distrutto molti secoli or sono senza che sia rimasta neanche un'iscrizione. Anche il sarcofago non porta alcun segno: non conosciamo né il nome della fanciulla, né la sua origine, né la sua età.”

Il popolo parlava della fanciulla come di un angelo e si stava assistendo quasi ad un pellegrinaggio tante erano le persone che giunsero a Roma per vederla; nel frattempo il corpo esposto all’aria era divenuto nero e sembra che la parte inferiore del corpo si era polverizzata. Di fronte a tanta affluenza Papa Pio VIII si cominciò a preoccupare come di fronte ad un culto pagano e decise che era uno spettacolo a cui occorreva porre fine, diede ordine di far scomparire il corpo, non si sa se fu sepolto fuori Porta Pinciana o gettato nel Tevere. Resta il mistero di cosa e chi fosse la fanciulla anche se qualcuno si spinse a raccontare che vicino era stata trovata un’epigrafe che portava scritto “Julia filia Claudii” ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 23/09/2016)