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La battaglia di Cremera – 478 a.C.


Tito Livio ricorda il 18 luglio del 478 a.C. come dies Cremerensis, ovvero il giorno della battaglia di Cremera; fu una delle sconfitte più amare per Roma che dovette perdere tutta la gens Fabia per capire che poteva ottenere la supremazia solo con l’unione di tutte le sue genti.
La gens Fabia era con Romolo alla fondazione di Roma ed è stata protagonista della storia di Roma per oltre 3 secoli; appartenevano alla gens Fabia anche i consoli del primo ventennio della repubblica, anzi sarebbe corretto parlare di una famiglia che dominò Roma nei primi anni della Repubblica.
Nei Fasti per sette anni di seguito, dal 485 al 478 a.C. si trova un Fabio tra i consoli, poi più nulla per oltre 10 anni; secondo gli annalisti nel 478 a.C. avvenne la battaglia di Cremera dove la gens Fabia fu quasi annientata.
Tre fratelli della gens Fabia , Quinto Fabio Vibulano, Cesone Fabio Vibulano e Marco Fabio Vibulano erano stati a rotazione uno dei due consoli di Roma e non sempre si erano trovati in accordi con le altre gens sulla conduzione delle guerre e questo li portò a un’iniziativa che fortunatamente non si ripete più per Roma.
All’inizio della Repubblica, Roma si trovò a scontrarsi con tutti i popoli confinanti e nel 479 nella guerra contro Veio il console Cesone Fabio Vibulano riuscì a salvare il collega Tito Vergilio ma la guerra con Veio entrò in una fase di stallo. Ora Roma nello stesso periodi era impegnata contro gli Equi, contro i Volsci, contro i Sabini e tutta l’Etruria; il confronto con Veio non era risolto e la città veniva considerata un nemico “più ostinato che grave”, tuttavia le continue scorrerie toglievano sicurezza a tutto il territorio.
I possedimenti della gens Fabia si trovavano proprio nella zona confinante con il territorio di Veio e, probabilmente fu proprio il rischio continuo a cui erano sottoposte le loro proprietà e quelle dei loro clientes che indusse la gens Fabia a fare una proposta inconsueta al Senato di Roma.
Nel 479 a.C., Cesone Fabio Vibuliano si presentò in Senato è dichiarò che i Fabii si sarebbero impegnati nella guerra contro Veio considerandola un affare di famiglia:

Vos alia bella curate. Fabios hostes veientibus date
Voi dedicatevi alle altre guerre e lasciate che siano i Fabi ad essere nemici dei Veienti

La gens Fabia forte di 300 uomini e di 4000 clientes, parti da Roma uscendo dalla Porta Carmentale e marciò verso il territorio dei Veienti ponendo il proprio presidio lungo il Cremera e l’assedio alla citta di Veio.
La guerra fra Veio ed i Fabii non fu solo un susseguirsi di scorrerie e sortite ma ci furono anche scontri in campo aperto che però non erano risolutivi; fu così che Veio decise di attuare una strategia di elusione dello scontro per far cadere l’esercito dei Fabii nell’inganno di sentirsi superiori e per ciò avventati.
L’esercito di Veio fuggiva e sembrava aver paura dei romani che si facevano sempre più imprudenti, si fecero attrarre in una valle seguendo un gruppo di nemici ed improvvisamente dalle alture comparve l’esercito di Veio che li accerchiò ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.1 - 21/06/2016)




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