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Tomba del Gladiatore


Il suo nome era Marco Nonio Macrino, fu generale dell’Imperatore di Marco Aurelio e presente sul campo di battaglia del 169 d.C. come legatus et comes nella prima campagna germanica contro Quadi e Marcomanni; nel suo cursus honorum vi sono importanti incarichi sia politici che religiosi dal pro consolato in Asia ed in Africa alla partecipazione al collegium XV viri sacris faciundis preposto alla consultazione dei Libri Sibillini.
Nel 2008 è stata ritrovata la sua tomba lungo la Via Flaminia, un monumento funerario a forma di Tempio al centro di un giardino protetto da un mura di cinta posto tra la via consolare e la sponda del Tevere; il ritrovamento di alcune parti della grande epigrafe ne ha consentito l’attribuzione proprio a Macrino, di cui è riportato anche il cursus honorum che per alcune analogie con la storia del protagonista del film “Il gladiatore” ha fornito ai media l’opportunità di risonanti titoli sul ritrovamento della tomba del gladiatore.

L’analogia che più ha colpito la fantasia del pubblico sta nel che entrambi i personaggi, quello reale e quello cinematografico, siano stati comes di Marco Aurelio nelle battaglie contro i Quadi ed i Marcomanni e che entrambi fossero dei “provinciali”, ma le analogie terminano qui. Se il generale del cult movie fu un generale che respinse le logiche del potere della Roma del II secolo, rifiuto anacronistico che non poteva che distruggerlo, il generale Marco Nonio Macrino fu un personaggio di primo piano della Roma degli Antonini, con cui era anche imparentato avendo sposato Flavia Arria, appartenente alla stessa famiglia di Arria Fadilla la madre di Antonino Pio.
Macrino era nato nel 111 d.C. a Brixia (odierna Brescia) importante e ricca città della Gallia Cisalpina assegnata dall’89 a.C. alla tribù dei Fabii e quindi di pieno diritto romano; apparteneva alla famiglia dei Marci Nonii, che durante il II e III sec. d.C. ebbe i propri rappresentanti nel Senato e di questi Macrino fu sicuramente l’esponente più importante, tanto che la città stessa lo scelse come suo patrono.
La città di Brixia acquisì importanza dopo la seconda battaglia di Bedriaco quando la sua popolazione si schierò dalla parte di Vespasiano nell’anno dei quattro imperatori. Vespasiano compensò la città facendo costruire nuovi ed importanti edifici pubblici tra cui il Capitolium dove fece porre numerose statue tra cui la splendida Vittoria Alata, statua di bronzo in cui su una statua ellenistica di Afrodite del III a. C., furono applicate nel I sec. D.C. delle ali trasformandola nella rappresentazione della Vittoria.

Nonio Macrino era molto giovane quando lasciò Brixia per completare la sua formazione a Roma, quasi sicuramente accolto nella famiglia degli Aurelii secondo una consuetudine diffusa tra le famiglie senatoriali che favorivano i rapporti di amicizia stretti in juventude tra i ragazzi destinati a posizioni di comando. Nonio Macrino entrò così tra gli amici di Marco Aurelio e Lucio Vero, figli adottivi dell’imperatore Antonino Pio. Il forte legame di amicizia sarà poi confermato quando nel 161 d.C. Marco Aurelio e Lucio Vero "... sodales ex amicissimis Aurelianos creavere" e Nonio Macrino entrò di diritto tra i Sodales Antoniniani.
Macrino fu un uomo dello stato romano e servì sotto tre imperatori, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio e con incarichi sempre più importanti; uno dei suoi primi incarichi di rilievo fu X vir stlitibus iudicandis, ovvero i magistrati che si occupavano di questioni ereditarie, poi fu tribuno militare presso la VII Gemina detta anche Galbiana, legione di stanza nella provincia hispanica, e dopo presso la X Fretense a Gerusalemme.
Tornato a Roma, nei primi anni dell’impero di Antonino Pio, fu prima tribuno della plebe e poi pretore. Dopo la pretura gli furono affidati due degli incarichi spettanti agli ex pretori: il comando della legione XIV Gemina, di stanza a Carnuntum in Pannonia superiore, e poi l’amministrazione della confinante provincia di Pannonia inferiore incarico per il quale rimase ad Aquincum dal 151 al 153 d.C..
  Il suo nome compare poi nei Fasti Ostienses che lo indicano come consule suffetto del 154 d.C., l’anno seguente divenne curator per il controllo dell’alveo e delle sponde del Tevere e poi Antonino Pio lo inviò quale legatus Augusti pro praetore a governare la Pannonia superiore, una provincia strategica per la difesa dei confini dell’impero e lì rimase sino al 161, anno in cui Antonino morì e gli successero Marco Aurelio e Lucio Vero ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 29/02/2016)