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Foro Boario


Tra le pendici del Capitolium e del Aventinus si apriva una vasta area pianeggiante che era il primo approdo di chi risalendo il Tevere intendeva arrivare a Roma; era una zona molto bassa che spesso veniva inondata dalle acque in piena del fiume.
Le frequentazioni mitiche dell’arcaica Rumach passano di qui; qui arrivò Saturno fuggito alla prigionia di Giove, qui arrivarono Evandro e Carmenta, qui vivevano Caco e Caca i titani figli di Vulcano, qui passò Ercole di ritorno dall’Iberia e qui arrivò Enea.
Era un’area dove il fiume faceva un’ansa ed era facile attraccare e così fecero i mercanti che risalivano il Tevere ancora nella media età del Bronzo (XII sec. a.C.); prima della fondazione di Roma questo ero uno dei siti dove si incontravano i latini e sabini, abitanti della riva destra del Tevere, con i popoli etruschi, dai veienti ai falisci che abitavano la riva sinistra del fiume; al guado del Tiber nei pressi dell’isola si incontravano le due grandi vie di comunicazione nate per il commercio del sale: la via Campana che proveniva dagli stagni di Ostia e la via Salara già strada di collegamento tra la riva adriatica e la riva tirrenica della penisola italica lungo il percorso dei tratturi delle greggi. La via Salara era sotto il controllo dei sabini ed il Campus Salinarum di Ostia era degli etruschi di Veio e Roma combattè le sue prime guerre con entrambi proprio per averne il controllo perché il sale era l’oro bianco, una pregiata merce di scambio.
L’abbondanza di acqua del luogo era peraltro favorevole all’allevamento degli animali, e dove si radunavano le mandrie era più semplice fare il mercato e gli allevatori dell’entroterra qui venivano a vendere gli animali. Questo Foro fu il primo mercato di Roma e traeva il suo nome proprio dai buoi che vi venivano venduti; ad insegna del mercato fu posta una grande statua di un toro di bronzo che così descrive Tacito:

"A Foro Boario, ubi aereum tauri simulacra aspicimus ..."

Fu qui che Evandro, il mitico re arcade, costruì l’Ara dove avrebbero potuto onorare Ercole, il semidio che aveva liberato il territorio da Caco, il titano figlio di Vulcano, che derubava e terrorizzava gli abitanti.
La trasformazione dell’area da semplice punto di confluenza in una vera piazza per il mercato fu voluta dai re etruschi di Roma a partire da Tarquinio Prisco che costruendo la Cloaca Maxima drenò le acque che scendendo dai colli circostanti rendevano l’area fangosa per buona parte dell’anno, inoltre molte risorgive furono canalizzate, lungo i tracciati che si diramavano dal Vicus Tuscus.
Dopo l’Ara dedicata ad Ercole, nel Foro Boario furono introdotti in età monarchica il culto di Fortuna e di Mater Matuta; fu Servio Tullio a costruire il santuario che venne poi distrutto da un incendio e riedificato da Tarquinio il Superbo per essere poi coperto dai detriti di una delle tante inondazioni del Tevere.
Alla fine del V secolo l’area del tempio arcaico fu rialzata ed il Tempio di Fortuna e Mater Matuta riedificato da Marco Furio Camillo per un voto fatto durante l’assedio di Veio, in seguito egli fece porre nella cella di Fortuna anche una statua lignea dedicata a Servio Tullio ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 22/02/2016)