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Mito e leggenda di Eracle (Ercole) e Caco


Il mito di Ercole e Caco esprime il progressivo inserimento della cultura ellenistica sulle primordiali culture italiche: Eracle è il semidio, simbolo del coraggio e della forza ma anche dell'umanità e della generosità, che si contrappone a Caco, pastore mostruoso e incivile generato dal Dio Vulcano.
Gli storici romani che ci riportano gli eventi arcaici, tentano attraverso la figura di Eracle di porre un continuum tra la civiltà greca e quella romana, e per questo il semidio figlio di Zeus si incontra e scontra con le divinità italiche che, se non riesce a sottomettere, distrugge.

Secondo il mito greco, Eracle arriva nel Latium vetus di ritorno dalla sua decima fatica, con i buoi che ha preso a Gerione; si ferma al tempio della Dea Fauna - posto alle pendici nord-est dell'Aventino – per bere ma la dea gli nega l'acqua perché è sacra e destinata solo alle donne: Ercole pieno di rabbia decide di costruire un'ara per i sacrifici dove alle donne sarà vietato entrare: sarà questa l'Ara Massima di Eracle.
Intento al suo lavoro non vede un essere mostruoso che porta via parte dei suoi buoi. Caco, rozzo pastore che vive sull'Aventino e qui trascina i buoi rubati tirandoli per la coda, così che le tracce siano confuse. I muggiti delle bestie rubate fanno capire ad Eracle dove si trovano ed entrato nell'antro senza paura attraversa la pioggia di fuoco che Caco dalla bocca gli riversa addosso e dopo averlo preso, lo stritola.

Il mito latino è più complesso: Eracle di ritorno dall'Iberia con i buoi passa lungo la valle del Tevere e chiede ospitalità ad Evandro - figlio di Mercurio e della ninfa Carmenta - capo della comunità arcadica da tempo insediata sul Palatino. I bellissimi buoi rossi pascolano nella valle e Caco, un pastore mostruoso che vive sull'Aventino, li ruba; Eracle va a riprendere i buoi ed uccide Caco. A questo punto chi costruisce il tempio? Sarà Evandro per ringraziare Eracle di averlo liberato dalla presenza minacciosa di Caco.
Dai riti del culto di Ercole erano escluse le donne perché, secondo quanto tramanda Lucio Cassio Emina nei suoi Annales, Carmenta non era presente durante il sacrificio, tuttavia gli storici moderni pongono in relazione il divieto con la virilità irruenta di Ercole che come divinità fecondante era un pericolo per la castità delle donne.

La leggenda si fonda sullo scontro tra due miti, quello più oscuro di Caco e quello di Ercole, ma avviando il confronto si scopre che entrmbi sono legati al commercio del sale ed in generale agli scambi; Caco è un capo, barbaro brigante che incombe sulla via Salara e sulle mandrie, Eracle è l'etrusco Hercle e l'Ercole dei sabini che protegge l'antica via del sale che dal Piceno scende alla foce del Tevere.

Caco ed Ercole rappresentano simbolicamente l'evoluzione della zona tra Palatino ed Aventino, vicina al guado del Tevere, che era l'area degli scambi commerciali; la cronologia vede Caco ( divinità delle tribù stanziali della media età del bronzo) presiedere la fase protourbana, quando l'abitato comincia ad estendersi anche tra Capitolium e Palatium e attività nascono legate alla gestione del guado e degli scambi commerciali con le navi che risalgono o scendono il Tevere.


Nella fase successiva arriva il culto di Eracle con una piccola comunità fenicia che istituisce un proprio fondaco di cui si servono anche greci ed etruschi; il fondaco era il garante delle transazioni commerciali e svolgeva la sua funzione dietro il riconoscimento di un decimo dei profitti.
Sono questi stranieri a costruire l'Ara Maxima di Ercole che era localizzata proprio dove sorgerà poi il Foro Boario. Era un santuario emporico – databile intorno al IX sec. - e forse il più antico tempio di Roma dedicato ad una una divinità straniera; costruito sulla lingua di terra tra Capitolium e Palatium, si ergeva tra il Velabro e la Valle Morcia (area del Circo Massimo), dove oggi c'è la chiesa di Santa Maria in Cosmedin che ne ingloba il podio e una fila di colonne del porticato. Dall'Ara Massima di Ercole partivano i trionfi che si concludevano al Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Palatino.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 01/04/2015)