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Eracle, Apollo e la cerva Cerinite


Il mito di Ercole è il racconto dell'aspirazione che sin dai empi arcaici spinge l'uomo alla perfezione. Egli nasce semidio per dominare il mondo umano a cui appartiene come figlio di Alcmena, ma in potenza egli è un Dio come suo padre Giove e per questo può aspirare all'immortalità; per raggiungerla egli dovrà seguire un percorso di conoscenza che è noto come “Le dodici fatiche di Ercole” .
Le dodici imprese a cui lo obbliga Euristeo il suo maestro – secondo alcune versioni il cugino, favorito da Era/Giunone solo per ostacolarlo, gli impone le fatiche per averne il merito – sono altrettanti passi nella conoscenza che sola può assicurare l'elevazione all'Olimpo.
Una delle “Fatiche” meno cruente che vengono imposte ad Ercole è la cattura della Cerva Cerinite che viveva ad Enoe (terra del vino) ultima terra in cui era venerata Artemide; è la sua terza fatica ed egli non deve uccidere la cerca ma riportarla viva e poi consegnarla ad Euristeo re di Micene. La Cerva non era un animale feroce ed allora la prova di coraggio consisteva nell'inseguimento che portava oltre il territorio di caccia conosciuto, in un altro paese che era il limite del mondo naturale, al confine con l'oltretomba.
Cerinite è una delle cinque cerve che Artemide – la Diana dei romani – ancora fanciulla a aveva visto pascolare lungo le rive del fiume Anauro, il fiume che segnava il confine tra il mondo degli dei e quello degli uomini; la giovane dea aveva catturato e legato al suo carro quattro cerve perchè una di queste era riuscita a sfuggirle ed a rifugiarsi nella collina di Cerinea nei pressi del Tempio di Apollo dove la dea continuò a proteggerla.
La cerva era grande e bellissima e pur essendo femmina aveva grandi corna d'oro, i suoi zoccoli erano di bronzo, il metallo sacro i cui poteri apotropaici isolavano l'animale sacro dal suolo terrestre, ed il suo mantello era maculato come quello di un cucciolo. Ercole rincorse per dodici mesi la Cerva fin alla terra degli Iperborei, all'estremo nord al limite del mondo conosciuto; finchè questa esausta si fermò per bere al fiume Ladone, il fiume che segna il confine con l'aldilà , ed allora Ercole scagliò una freccia dal suo arco e colpì la cerva alle zampe anteriori tra il tendine e l'osso senza far uscire una goccia di sangue. Ercole allora riuscì a catturarla, senza ucciderla e dopo averla messa sulle sue spalle iniziò il cammino di ritorno in Arcadia. Quando fu nei pressi del Tempio ad Enoe, l'eroe incontro Apollo ed Artemide che sdegnata di vedere l'animale a lei sacro prigioniero richiamò Ercole: non poteva tenere per sé la Cerva in quanto essa apparteneva solo alla sua stessa forma che discendeva da Apollo. Ma Ercole spiegò che stava obbedendo ad una richiesta dell'oracolo di Apollo stesso; solo allora Ercole fu libero di portare la cerva ad Euristeo compiendo così la sua fatica.
Ma non è la sola versione della storia; un'altra storia vuole che Euristeo volesse solo le corna d'oro della cerva come prova del risultato raggiunto, ma sarebbe stata proprio Artemide ad opporsi ad Ercole che seppe trovare la giusta mediazione tra i desideri degli dei: portò la cerva viva a Micene dimostrando di aver superato la prova, e subito dopo la riportò nella valletta davanti al Tempio di Apollo dove la ascò nuovamente libera ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.1 - 18/08/2016)