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Villa Torlonia


Dove gli antichi romani avevano costruito le loro ville suburbane, le grandi e potenti famiglie della nobiltà romana costruirono i loro casini di caccia facendosi disegnare i parchi e giardini dai più grandi architetti del loro tempo; oggi la città di Roma è divenuta proprietaria di questo mirabile patrimonio artistico ma anche di un grande patrimonio di verde che fa di Roma una delle città più verdi del mondo.
Tra le ultime grandi proprietà acquisite dalla città di Roma c’è la storica e molto affascinante Villa Torlonia costruita per meravigliare e divertire.
Correva l’anno 1797 quando Giovanni Torlonia - la cui famiglia si era arricchita con il commercio dei tessuti ed aveva poi fondato una banca, il “Banco Marino Torlonia” - acquistò dai Colonna una proprietà sulla via Nomentana composta da una villa che aveva una zona rurale ed una parte residenziale e che fu ampliata acquistando due proprietà contigue la Vigna Abbati ed il “Giardino Lana”.
La famiglia Torlonia nel XIX secolo era forse la famiglia più ricca di Roma ed era uno dei punti di riferimento della vita sociale; per essere alla pari con l’aristocrazia romana il banchiere divenne nobile acquistando dei titoli da nobili ormai impoveriti ed ai quali era rimasto solo il titolo; acquistò dagli Odescalchi il ducato di Bracciano e la Contea di Pisciarelli, dal Principe Poniatowski acquistò Capo di Monte, Morata e Bisenzio, dai Conti i ducati di Poli e Guadagnolo ed infine il marchesato di Romavecchia (dove fu ritrovata la Villa dei Quintili) e Turrita.
A Roma fece costruire il Palazzo in Piazza Venezia – poi demolito per l’apertura dell’asse viario dei Fori Imperiali – ed acquistò il palazzo rinascimentale in Borgo che ancora oggi è conosciuto come Palazzo Giraud Torlonia, ma soprattutto si fece costruire una villa appena fuori le mura che voleva essere un’emulazione in chiave moderna degli Horti Romani. La tenuta che Giovanni Torlonia, Duca di Bracciano, aveva acquistato si stendeva su un’area di 16 ettari, mentre la Villa attuale è all’interno di un parco di 135.000 mq.
Giovanni Torlonia affidò a Pietro Valadier l’incarico di ristrutturare il Palazzo Abbati facendone la residenza principale, di costruire le scuderie, di realizzare il parco e l’ingresso monumentale che sarà poi smantellato per l’ampliamento della via Nomentana nel Novecento.
La residenza principale o Casino Nobile era stata realizzata in stile neoclassico, con un pronao di tipo palladiano a grandi colonne, portici laterali ed anche un frontone in terracotta che rappresenta il Trionfo di Bacco, al Valadier viene chiesto di ingentilire l’effetto complessivo della Villa e l’architetto, rispettoso come sempre, non tradisce l’impronta neoclassica ma realizza alcuni artefici interni che rendono l’atmosfera della dimora più vivida, come nella sala da Pranzo dove posiziona degli specchi per potere aumentare la luminosità che entra dalle grandi vetrate.
Molto particolare anche la Stanza Gotica dove si fu realizzato uno dei primi trompe l’oeil.
Nel 1832 la villa fu ereditata da Alessandro Torlonia, figlio di Giovanni, dai gusti quanto mai particolari; egli fece costruire un Tempio di Saturno, dei Falsi Ruderi e una Tribuna con Fontana, oltre che un Caffe-House, la Cappella di Sant'Alessandro e l'Anfiteatro, ora non più esistenti. Alessandro Torlonia incaricò due architetti Quintiliano Raimondi e Giuseppe Jappelli di completare la ristrutturazione della villa e la sistemazione del parco. Lo “splendido Torlonia”, come lo definì Stendhal, affidò a Giuseppe Jappelli la sistemazione dell’area sud del parco dove volle fossero realizzati degli edifici che rappresentassero tutti i mondi possibili del presente, del passato ed anche della fantasia. Furono realizzati così 13 edifici che ancora oggi rappresentano il viaggio tra fantasia e realtà ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 25/04/2016)