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Le vetrate di Mastro Picchio a Villa Torlonia


A Piazza del Pozzo delle Cornacchie a Ripa, aveva la sua bottega Cesare Picchiarini, dai suoi amici e da tutti chiamato Mastro Picchio. Nacque a Roma nel 1871 ed a 15 anni cominciò a lavorare nella vetreria del padre Sisto che ereditò nel 1899. Nel primi decenni del 900 rivoluzionò l‘arte della vetrata artistica lasciando veri gioielli del Liberty sparsi nella città ed una grande eredità del saper fare che si ritrova nelle botteghe dei maestri vetrai di Roma.
Nella Roma Antica a partire dal I secolo d.C. e fino al VI secolo l’arte della lavorazione del vetro aveva raggiunto livelli di estrema raffinatezza; nel IV secolo era diffusa una tecnica vetraria detta del vetro diatreto, ovvero un vetro lavorato ad intaglio dove partendo da un vaso soffiato molto spesso ed asportando le parti superflue si creava un reticolo attaccato alle pareti, divenute sottili, che formava il disegno come nel Vaso di Licurgo.
Ma la decadenza di Roma significò anche la decadenza delle arti e dei mestieri e se per l’architettura, la pittura e la scultura fu merito dei papi il Rinascimento Romano, per le arti minori come quella del vetro si dovette aspettare.

Nella Roma di fine Ottocento non esisteva un’arte del vetro, le poche botteghe producevano oggetti della quotidianità come bicchieri, bottiglie e le fojette, i tipici contenitori da mezzo litro del vino delle trattorie romane che il pittore danese Marstrand ha ritratto insieme alle belle popolane romane nel quadro “Osteria Romana” (1847).
Fu dopo che Roma divenne capitale d’Italia che si ebbe quasi un risveglio della città, ora abitata da una ricca committenza borghese e stimolata da correnti di pensiero che favorirono nuove forme espressive ed in particolare l’Art Noveau che a Roma si chiamò Liberty.
Picchiarini portò qualcosa di nuovo ed anzi rifiutava il manierismo liberty di alcuni artigiani ed artisti dei quali dichiarava nel suo diario Tra vetri e diamanti, appunti di vita, di mestiere e d’arte: "Negli anni 1904-1905-1906, in decorazione infieriva lo stile Liberty, ed ecco in che consisteva: preso a tema un disgraziato iris, tutti i laboratori industriali, da quello del tappezziere a quello dell’orafo, si credevano autorizzati a far eseguire al disgraziato fiore le più ridicole acrobazie".

Nella bottega di Mastro Picchio si ritrovavano giovani architetti e decoratori, primo fra tutti Paolo Paschetto, noto decoratore di pareti, che si lasciò affascinare dalle creazioni di luce del vetro e fece realizzare a Mastro Picchio, secondo la tecnica da lui proposta, le vetrate del Tempio Valdese di Via del Teatro Valle. Ben presto alla bottega di Mastro Picchio si rivolsero anche Duilio Cambellotti, Vittorio Grassi e Umberto Bottazzi.
La tecnica di Picchiarini era assolutamente innovativa, le sue vetrate artistiche non erano ottenute con la colorazione del vetro ma con una sapiente manipolazione dell’impasto per avere diverse gradazioni di toni e le profilature a piombo, che tenevano insieme i tasselli di vetro, davano ai disegnatori la certezza della corretta espressione grafica della linea modernista.

Dalla felice collaborazione con questi artisti sono nati veri capolavori del liberty come le vetrate della Casina delle Civette a Villa Torlonia: la vetrata dei Pavoni, su disegno di Umberto Bottazzi, e l’altra bellissima vetrata delle Rondini disegnata da Duilio Cambellotti, che si trova nell'omonima stanza e riprende il motivo di rondini nel nido affrescate negli angoli della stanza.
Ma nella Casa delle Civette ci sono altre bellissime vetrate comprese quelle con le civette che hanno dato il nome alla Casina.

Mastro Picchio collaborò con un altro Mastro vetraio, Giulio Cesare Giuliani; con lui e gli artisti del periodico La Casa – antesignano dei rotocalchi di design – organizzò nel 1912 e nel 1921 due mostre per far conoscere l’arte della vetrata; nella mostra del 1912 presentò la sua vetrata bianca, l’unica per la quale si occupò anche del disegno.

Nel 1924, inaugurò la Scuola della Vetrata Artistica a San Michele a Ripa che diresse fino al 1928, anno in cui iniziarono i suoi problemi di salute che lo portarono alla fine del 1929, ad abbandonare l’attività ed a cedere il Laboratorio ad un suo collaboratore di lunga data, Giulio Cesare Giuliani, lasciando la direzione della scuola ai suoi allievi Romeo Guarnieri e Carlo D’Alessandri.
Cesare Picchiarini morì nel 1943, la Scuola della Vetrata Artistica fu chiusa nel 1962 ma coloro a cui aveva lasciato la sua eredità hanno saputo tramandarla ed infatti dobbiamo agli eredi di Giuliani (Vetrate d’arte Giuliani) la realizzazione delle vetrate alla Casina delle Civette - dai disegni originali - nel restauro del 1997; ma anche il suo allievo D’Alessandri ha passato il testimone al nipote ( Vetrate artistiche Ballanti) particolarmente attento al restauro conservativo.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 27/04/2015)




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