Login      FOLLOW US ON follow on Facebook follow on Twitter follow on Pinterest follow on Tumblr follow on Google Plus

200.000 anni fa lungo l’Aniene vivevano gli elefanti


La valle del fiume Aniene e poi quella del Tevere, dove il primo confluisce nel fiume che attraversa Roma, erano l’habitat naturale di animali oggi estinti che lo dividevano con uomini che furono gli antenati degli aborigeni italici.
Le conferme di queste testimonianze di vita preistorica a Roma, sono state ritrovate nella zona di Casal de’ Pazzi in un’area che fino alla seconda metà del secolo scorso non era stata interessata ad alcun tipo di urbanizzazione, motivo per cui sono stati ritrovati pressochè intatti reperti che risalgono al Pleistocene e costituiscono un ritrovamento di grande valore perché questo tipo di sedimento in genere si individua sui fondi lacustri.
Probabilmente la conservazione è dovuta anche alle conseguenze dell’attività eruttiva del Volcano Laziale, la cui bocca del Lago di Albano è stata attiva fino a 5.000 anni fa e ad altri fenomeni come i lahar – colate di fango composto da materiale piroclastico ed acqua che scorrono lungo le pendici del vulcano e poi lungo le valli fluviali – di cui si hanno testimonianze sino al IV sec. a.C. che rendevano la zona poco sicura per gli insediamenti umani

Casal De Pazzi è la denominazione dell’area che si trova tra la Via Tiburtina e la Via Nomentana le due strade che scendono dalle colline del preappennino e che 200.000 anni fa erano ricoperte di boschi e di pianure, habitat ideale per i grandi mammiferi ormai estinti quale l’Elephas antiquus, o Elefante dalle zanne dritte, di cui è stata ritrovata una zanna lunga m.3,5, l’Uro o Bos primigenius un bovino selvaggio che poteva essere alto fino a m. 1,80 e per altre specie ormai non più presenti nell’area come l’ Hippopotamus amphibius, praticamente uguale a quelli che oggi si trovano solo in Africa, oppure altri generi come il lupo ed il cervo ormai presenti solo nei parchi naturali. Condividevano poi lo stesso habitat alcune razze di uccelli acquatici come l’oca lombardella, l’alzavola, la canapiglia ed il fischione.

Nello stesso deposito pleistocenico sono stati rinvenuti manufatti del Paleolitico che però potrebbero riferirsi ad insediamenti umani che si trovavano a monte e che le piene del fiume strascinavano con sé, si tratta in prevalenza di raschiatoi ma anche di punteruoli, punte, grattatoi.
In totale nel giacimento sono stati scoperti oltre 2000 fossili di animali, più di 1500 manufatti in selce ed anche una parte di cranio umano le cui caratteristiche sono simili a quelle del cosiddetto Uomo di Saccopastore – località che si trova a circa 3 km - ovvero un tipo umano con tratti Neanderthaliani ma altri tipici dell’homo habilis.
Nel sito, rinvenuto nel 1981, è stato effettuato uno scavo archeologico che ha portato alla realizzazione di un Museo su un’area di 1.200 mq, dove oltre alla visita al giacimento con la visione dei reperti fossili animali, tra cui colpiscono le lunghe zanne di elefante, si assiste ad una ricostruzione virtuale in 3D dell’inondazione dell’alveo ed al filmato in animazione della vita di 200.000 anni fa con il susseguirsi degli animali che scendono al fiume.
Il Museo è aperto tutti i giorni, solo di mattina, con ingresso gratuito.
Per info: www.museiincomuneroma.it





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 11/06/2015)