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Cicerone

Cicerone

Era un equites, un homo novus che divise la scena dell'ultima età repubblicana con i grandi della storia di cui era coevo, Silla, Giulio Cesare, Pompeo, Marcantonio, Ottaviano. Il suo nome era Marcus Tullius Cicero e nacque ad Arpino da una famiglia agiata che, come racconta Plutarco, aveva ereditato il soprannome Cicer ovvero cece da un antenato a cui era stato dato per via di un'escrescenza carnosa sul naso che aveva la forma di un cece; il soprannome era stato mantenuto perché l'antenato diede molto lustro alla famiglia che ne andava fiera nonostante i molti che li deridevano.
La famiglia decise di trasferirsi a Roma per dare a Cicero l'opportunità di avere dei maestri che l'aiutassero a sviluppare le capacità di cui aveva dimostrato l'eccellenza sin dall'infanzia.
Tra le passioni di Cicerone un posto privilegiato occupava la lettura; Plutarco nella biografia racconta di come sin da ragazzo fosse un avido lettore e non smise mai di cercare libri e di acquistarne considerandoli alla stregua di vere ricchezze .
A Roma i suoi maestri di diritto furono Quinto Mucio Scevola l'Augure e Quinto Mucio Scèvola il Pontefice del 115 a.C.; il suo maestro di filosofia fu Filone di Larissa e poi lo stoico Diodoto ed infine imparò l'eloquenza da Apollonio Molone di Rodi. I suoi maestri nell'arte oratoria furono due dei più grandi oratori romani: Lucio Licinio Crasso e Marco Antonio (nonno del futuro triumviro). Studiò l'antica poesia latina con Stilone Preconino che gli insegnò l'estetica e ad amare Plauto; frequentò anche la scuola di poetica di Archia, grande amico di Lucullo, arrivando a comporre e pubblicare un poemetto in tetrametri intitolato Glaucus Pontius.
Risale agli anni della giovinezza l'amicizia con Tito Pomponio Attico, iniziata a Roma quando i due furono compagni di studio e frequentavano la stessa scuola. Il legame tra i due durerà per tutta la vita ed anche quando si trovavano lontani, i due amici furono sempre in contatto scrivendosi molto spesso: Cicerone scrisse ad Attico ben 348 epistole.
La relazione divenne epistolare quando Attico si trasferì in Grecia per continuare i suoi studi, mentre Cicerone rimase a Roma dove iniziò a praticare l'avvocatura nel Foro. La loro amicizia si rinsaldò quando, anni più tardi, Cicerone decise di intraprendere un viaggio di studio in Grecia dove raggiunse Tito Pomponio che si era già trasferito nel 88 a.C. per seguire le lezioni della scuola di Atene tenuta a quei tempi dal filosofo epicureo Fedro.
Il nome di Cicerone iniziò ad avere risonanza nel Foro dal 81 a.C., almeno secondo quanto si desume dalle testimonianze letterarie, ma all'inizio patrocinò cause di poca importanza. Aveva 26 anni quando decise di porre la sua oratoria in difesa di Sesto Roscio che era stato accusato di parricidio, delitto tra i più tremendi poiché negava uno dei valori fondanti dell'etica romana; fu la sua prima causa pubblica importante. L'assassinio era stato perpetrato durante le proscrizioni sillane che furono anche occasione per vendette private e per impadronirsi di beni considerevoli, e vittima delle proscrizioni era stato proprio il padre di Sesto Roscio, quindi il processo aveva dei rivolti politici che molti oratori di Roma preferirono evitare ma non Cicerone che, come sottolineò lui stesso, non aveva nulla da perdere in quanto non era ancora entrato nella vita pubblica.
Nella sua Oratio pro Sextus per la difesa di Roscio Amerino, Cicerone non avendo argomenti validi a favore dell'accusato mise al centro delle sue argomentazione il clima politico di incertezza che favoriva impunità ed iniquità; l'argomentazione di Cicerone fu che i beni del morto era stati messi all'asta ed acquistati per poco da Crisogono, uomo molto potente e vicino al dittatore Silla. Il giovane Cicerone procedette nella causa cercando di ottenere il favore dei giudici a partire da quella che gli studiosi definiscono captatio benevolentiae, ovvero la sua professione di modestia per la sua età e la limitata esperienza, che si rivelerà poi essere una raffinata tecnica oratoria. Probabilmente pur avendo argomenti a difesa dell'accusa di parricidio mossa a Roscio Amerino alla fine la richiesta di Cicerone si limiterà alla salvezza del suo patrocinato e non al recupero dei beni e della fortuna finanziaria per il quale avrebbe dovuto porre dubbi anche sul corretto comportamento del dittatore Silla. Cicerone si accontentò di salvare Roscio ma i temi e la modalità della sua difesa lo portarono in urto con molti esponenti della fazione sillana.
Per sfuggire il clima agitato e l'ostilità dei seguaci di Silla, nel 79 d.C. partì per il lungo viaggio di istruzione in Grecia ed in Asia. In Grecia ritrovò l'amico Pomponio Attico e seguì le lezioni di eloquenza di Demetrio Siro con cui pian piano superò la tecnica asiana che a Roma aveva imposto Ortensio Ortalo e che inficiava il discorso di eccessiva artificiosità. Quanto aveva imparato in Grecia risultò determinante nel primo vero processo importante in cui si cimentò alcuni anni dopo il rientro a Roma.
Nel 76 a.C. a Roma ottenne la nomina a quaestor per la Sicilia occidentale e per assolvere ai compiti di quella carica visse a Lilybaeum (odierna Marsala); quell'anno passato come vir quaestoribus in Sicilia gli consentirà di stringere buoni rapporti con i Siciliani che stimarono il suo operato ed inoltre, e soprattutto, gli consentì di divenire senatore in quanto ex-magistrato. Risale a questo periodo di vita a Syracusa uno degli avvenimenti emozionanti della vita di Cicerone e che lui stesso descrisse nelle Tusculanae Disputationes (V 23 64-66): la scoperta della tomba di Archimede nella necropoli alle porte della città.
Gli storici ritengono che Cicerone si lasciò trarre in inganno da alcuni elementi ma al tempo nessuno poteva mettere in dubbio la sua dichiarazione ; studioso oltre che uomo politico egli sosteneva che aveva ritrovato la tomba in base a quanto riportati in alcuni senari (versi di sei sillabe della metrica latina) o come Cicerone stesso li definì senariolos, che si raccontava fossero stati copiati da una epigrafe posta su una colonnina sormontata da un cilindro ed una sfera. Seguendo questo indizio Cicerone si recò nella necropoli di Siracusa e tra i cespugli individuò la colonnina e con una punta di orgoglio e la falsa modestia propria del suo carattere così descrisse il suo successo : Così la nobilissima cittadinanza della Grecia, una volta veramente molto dotta, avrebbe ignorato il monumento del suo unico cittadino acutissimo, se non lo fosse venuto a sapere da un uomo di Arpino.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 02/02/2019)