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Antonio Musa e Dialus: gioie e dolori nella professione medica nella Roma imperiale


Gli imperatori della dinastia giulio-claudia ebbero i loro medici di palazzo: Antonio Musa fu il medico di Augusto, Quinto Stertio Senofonte fu il medico di Caligola e di Claudio ed il fratello Gaio Stertinio Senofonte fu il medico prima di Claudio e poi di Nerone.
Di tutti i medicus dell’antica Roma è proprio Antonio Musa il più famoso ed anche il più stimato ed onorato: fu lui che riuscì a far guarire Augusto dalla “misteriosa” malattia (probabilmente reumatica) che lo tenne anche lontano dagli affari di governo; la riconoscenza di Augusto fu grande, il medicus ebbe ricchezze, onori, il diritto di portare l'anello d'oro pur essendo liberto e il princeps fece erigere una statua di Antonio Musa vicino a quella di Aesculapio sull’isola Tiberina.

La riconoscenza di Augusto non fu solo verso Antonio Musa ma, come riporta Cassio Dione, verso tutta la sua categoria, infatti da allora tutti i medici furono esentati dal pagamento delle tasse.
Antonio Musa era stato allievo di Asclepiade di Bitinia ed apparteneva ad una famiglia di medici, il fratello Euforbo fu un importante medico che curava re Giuba II di Mauretania. Il rapporto di fiducia tra Giuba e Euforbo sembra essere stato molto profondo, tanto che il re chiamò Euforbia una nuova specie vegetale che aveva scoperto.
Anche Antonio Musa era un grande conoscitore delle erbe e sembra che abbia curato Augusto con una dieta a base di lattuga; scrisse anche dei libri, di essi alcuni scritti ci sono arrivati da Petronio Diodoto medicus (50 d.C.) ed altri tra cui De herba vettonica liber - dedicato a Marco Vipsanio Agrippa -, e De tuenda Vaetudine, sono arrivati da compilazioni di età successive.

Il De Herba Vettonica liber, tramandato nei secoli è inserito anche nella raccolta dei cosidetti erbari federiciani che la considerano “domina omnium herbarum” da usarsi sia fresca che seccata - ed anzi le foglie essiccate aumentano la sua potenza – per farne infusi, decotti ed impiastri per curare una molteplicità di malattie, dalla congiuntivite alla costipazione, dall’epistassi alle coliche renali. La Betonica o Stachys officinalis è un’erba officinale a cui sono riconosciute proprietà toniche, eccitanti, digestive, anticatarrali, bechiche e cicatrizzanti; è quindi usata come infuso nel trattamento delle dispepsie, del mal di testa, delle palpitazioni e per l’eliminazione dei calcoli renali; l’uso esterno è indicato per i reumatismi e per la cicatrizzazione delle ferite.
La pratica medica nella Roma di Augusto è ancora molto empirica sia per la scarsa conoscenza del corpo umano che per il sussistere di convinzioni religiose e l’applicazione di principi filosofici più che scientifici; in un qualche modo ne fu vittima lo stesso Antonio Musa che cercò di guarire Marcello con lo stesso metodo con cui aveva curato Augusto, bagni freddi e tisane o decotti a base di lattuga, ma il giovane non guarì e cambiò cura andando a fare i bagni caldi a Baia dove morì.
Molti erano i medici che prestavano al loro opera a Roma e di molti di conosce il nome: Svetonio ricorda il medico di Giulio Cesare di nome Antistio; Svetonio cita un medico di nome Glicone che viene anche raccomandato da Bruto in una lettera a Cicerone perchè era stato in grado di curare una brutta ferita ricevuta in battaglia dal console Pansa. Plinio cita molti nomi di medici che praticavano a Roma nel I secolo d.C. ma già vi erano anche delle “medichesse”, più probabilmente delle levatrici.

Ma se i medici dell’imperatore guadagnavano molto bene, di norma 250.000 sesterzi l’anno, anche se Plinio racconta che il medico di Claudio ricevesse 500.000 sesterzi l’anno, che praticava la professione per clienti meno abbiente o poveri, non sempre riusciva a guadagnare abbastanza per vivere, tanto che Marziale racconta di un medico di nome Dialus che per vivere fa anche il becchino.
Con i suoi epigrammi Marziale rappresenta anche un altro tipo di medicus, quelli che Plinio definisce “mestieranti in cerca di fama con qualsiasi stramberia”, “cialtroni che speculano sulle malattie degli uomini” e che “al capezzale dei malati intraprendono meschine dispute manifestando ognuno un parere diverso per non dare a vedere di condividere l’opinione altrui”.

"Ero malato, e tu Simmaco  venisti a me coi cento tuoi discepoli: cento mani gelate dalla tramontana mi toccarono: io non avevo febbre. Ora ce l’ho. Ha fatto il bagno con noi, ha cenato di buon umore, ed ecco stamane Andragora è stato ritrovato stecchito. La causa d’una morte sì repentina mi chiedi, Faustino? In sogno gli apparve Ermòcrate, il dottore.
Erode, il dottore, ruba una tazza ad un infermo, colto sul fatto dice: 'Sciocco, a cosa ti serve ora bere?'."

Apprezzato al suo tempo come Antonio Musa, fu certamente Galeno che a Palazzo fu il medico di Marco Aurelio, di Commodo e poi di Settimio Severo ed, oggi, considerato il precursore della medicina occidentale.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 09/10/2015)