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Formule magiche per guarire


Haut haut istasis tarsis ardannabon

questa era la formula magica che, secondo Marco Porcio Catone (De agricoltura), faceva guarire da ogni male e doveva essere cantata ogni giorno dopo che il pater familias aveva svolto il rituale propiziatorio di guarigione, il luxum ut excantes. In realtà si tratta di un’antica pratica fitoterapica: il pater familiae era munito di una canna che veniva incisa longitudinalmente in modo da rappresentare una sorta di arco o cruna attraverso cui si doveva far passare il malato e nel mentre doveva pronunciare la formula magica:

"motas uaeta daries dardares astataries dissunapiter"

alla base del rito era il potere della canna di fermare la crescita di ogni cosa e quindi anche dei mali che assalivano il corpo umano.

In effetti la canna rappresenta il “basto”, l’arma primitiva con cui l’uomo combatteva ed esprimeva la propria potenza che con il tempo è divenuto simbolo di autorità, potere e sacralità; i re, i principi, i comandanti ed anche i padri di famiglia lo hanno usato come insegna di dignità, di comando e di rispetto. Lo scettro dei re o il pastorale dei vescovi non è altro che l’antico “basto” assunto ad insegna del loro potere. Inoltre dal tempo dei faraoni è lo strumento con cui si esercita la magia.
A Roma, dalle origini fino al I secolo d.C., esisteva uno stretto rapporto tra medicina e magia che divenne sempre più conflittuale dopo i contatti con il mondo ellenico e le pratiche mediche che, seppure affidate ai sacerdoti, si basavano su conoscenze empiriche. Nei tempi arcaici la causa delle malattie era sempre teurgica: l’offesa ad un dio oppure un suo capriccio erano considerate la causa delle malattie infettive e fu proprio per questa interpretazione che dalla Grecia arrivò a Roma il culto di Esculapio o Aesclepio come lo chiamarono i romani.
Le malattie più comuni venivano curate dal pater familias con terapie che consistevano nell’applicazione di elementari norme igieniche, in alcuni rimedi realizzati con le erbe ed anche nell’uso di sostanze comuni come olio, aceto, sale, miele, uova, zolfo, incenso usati in accompagnamento ai rituali magici come mezzo attraverso cui la forza magica manifestava il suo effetto benefico sull’individuo malato.
Nella Naturalis Historia, Plinio riporta alcuni dei rimedi per i malanni più comuni, ad esempio, per far sparire le eruzioni cutanee si doveva preparare un impacco con l'uovo, l'albume, impastato con pinoli e miele, mentre il tuorlo, inghiottito crudo, ma senza farlo toccare dai denti, risolveva tosse, catarro e irritazioni della gola. Anche quando usavano le erbe non era perché avevano collegato l’effetto alle loro caratteristiche, Plinio chiarisce bene questa interpretazione dell’erboristica da parte dei romani: “In nessuna parte della natura si deve cercare la ragione scientifica delle cose, ma solo la sua volontà”; le erbe erano un dono degli dei da accettare senza indagarne le intrinseche proprietà curative.

I romani ponevano quindi anche la medicina naturale nella sfera della magia. Ad alcune piante riconoscevano poteri straordinari come al laserpizio, pianta di origine africana, che poteva far addormentare le pecore o far starnutire le capre, ma anche rendere innocuo il veleno dei serpenti, facilitare la digestione, guarire i disturbi della circolazione, il mal di gola, l’asma, l’idropisia, l’epilessia, l’itterizia, i disturbi femminili, far maturare gli ascessi, cicatrizzare ferite e piaghe ed anche estirpare i calli.
Il laserpizio, conosciuto anche come silfio, era una pianta selvatica che non fu possibile coltivare ed era così richiesta che nel volgere di qualche secolo scomparve; divenne così preziosa che il regalo di una sola pianta fatto a Nerone fu considerato alla stregua di oro e pietre preziose. Oggi il silfio è una pianta estinta, si sa che assomigliava ad un finocchio gigante, apparteneva al genere delle Ferula, di cui ancor oggi ne esiste un rappresentante nella forma dell'Assafetida.
L’Assafetida è una spezia usata nella cucina asiatica ed indiana in particolare come sostituto dell'aglio e della cipolla, con un caratteristico sapore deciso e proprietà mediche curative di asma e bronchiti, nonché digestive e anticarminative.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 12/09/2015)