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Tabernae Medicae in Urbe


Nei castra sono stati individuati frequentemente i “valetudinarium”, ovvero gli edifici dove venivano alloggiati i soldati che dovevano essere curati; questi edifici esistevano non solo presso gli accampamenti militari ma anche presso le grandi aziende agricole e le palestre dove si allenavano i gladiatori e gli atleti, quindi in generale erano destinati alla cura delle persone che lavoravano per lo Stato.

Agli stessi medici che operavano nei valetudinaria militares si deve l’apertura di valetudinaria per i cives; famose furono le medicatrinae nei pressi del Tempio di Esculapio sull’Isola Tiberina dove, sotto il controllo del medicus e dei suoi discepoli, venivano curati ammalati appartenenti ad ogni classe sociale.
Le medicatrinae, erano contemporaneamente ambulatori, dispensari di medicamenti, posti di soccorso, ma anche cliniche per le degenze post-operatorie. Il loro scarno arredo comprendeva cassepanche e cassette per strumenti, farmaci, teli e bende, contenitori per acqua, olio e vino, sedie e sgabelli e una brandina. Ricco era invece lo strumentario: bilance, cucchiai, spatole e unguentari in vetro per preparare e conservare i medicinali; bisturi, pinze, uncini, sonde e specilli, cateteri e cannule, aghi e forbici, perlopiù in bronzo, per gli interventi chirurgici e il trattamento delle ferite. Strumenti come questi sono diffusi in tutto il mondo romano e la presenza di utensili particolari rivela come esistessero anche medici specializzati quali oculisti, otorini, ginecologi e dentisti.

Nella Roma repubblicana la pratica della medicina competeva esclusivamente al pater familias che assolveva a questo compito sia verso i propri familiari che verso tutti gli abitanti della domus, quindi anche i servi e gli schiavi; una descrizione di quali potevano essere le cure ci viene da Catone nel suo De medicina domestica.
Se è certo che la pratica della medicina era ancora empirica è anche vero che nella Roma della fine del III sec. a.C. molti non si fidavano di questi medici greci ed altri come Catone gli erano proprio ostili ritenendo che con le loro pratiche intendevano distruggere tutti i romani. La medicina a Roma era praticata in prevalenza dai Greci arrivati nell’Urbe come schiavi e che non sempre erano affidabili. Il medicus greco Arcagato che giunse Roma nel 219 a.C., racconta Plinio nella sua Naturalis Historia era molto popolare ed apprezzato al punto che gli fu concessa la cittadinanza romana e lo stato comperò per lui un taberna presso il Compitum Acilii dove svolgere la sua “arte” di chirurgo. Tuttavia sembra che Arcagato si sia fatto prendere la mano dal tagliare e dal bruciare tanto da venire soprannominato “il carnefice” e da cadere in disgrazia.

Uno dei medici più importanti di Roma fu sicuramente Galeno che dopo essere stato il medico dell’Anfiteatro di Pergamo, si trasferì a Roma dove ebbe successo e la sua medicina si diffuse moltissimo; aveva un’ottima conoscenza delle erbe medicinali,  introdusse, ad esempio, l'uso della corteccia di salice come antidolorifico e del laudano (tintura di oppio) come anestetico. Altre ricette non erano altrettanto efficaci ma contribuirono ad ampliare le cure con le erbe ed era proprio nelle tabernae medicae che si producevano i medicamenti ma anche unguenti e per questa attività il medico aveva degli aiutanti che avevano varie mansioni. C’erano i rizotomi, esperti nella raccolta delle erbe, i farmacotribi o farmacoteuti che, seguendo le indicazioni del medicus, preparavano i medicamenti e gli unguenti, i farmacopoli, semplici addetti alla vendita dei medicamenti. La vendita dei medicamenta avveniva non solo nella taberna ma i farmacopoli andavano anche nei mercati e lungo le strade e spesso non erano più affidabili degli unguentarii o dei venditori di spezie, colori, incensi e profumi.

Molto spesso la preparazione di questi medici era sommaria tanto che Plinio arrivò a scrivere “I medici imparano a nostro rischio e pericolo e fanno esperimenti con la morte”; tuttavia ve ne erano altri con conoscenze anatomiche e competenze farmacologiche che riuscivano ad intervenire e curare alcuni tipi di malanni. L’arte medica si imparava assistendo il medicus nella taberna o nelle visite private e potevano bastare anche sei mesi perché il maestro giudicasse l’allievo pronto per la pratica medica. Non vie erano vere e proprie scholae; sarà l’imperatore Adriano a far costruire un edificio ludus ingenuarum artium quod Athenaeum vocant, il cosiddetto Ateneo, dove si svolgevano lezioni pubbliche di varie arti tra cui anche la medicina.
Un secolo dopo, sotto il regno di Alessandro Severo (222-235 d.C.), fu creata la prima cattedra statale di medicina e con l’imperatore Flavio Giuliano (332-363 d.C.), fu istituita una sorta di "facoltà di medicina" con un percorso di studi, obbligo di frequenza ai corsi ed esami finali.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 18/03/2016)