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A Trastevere si può trovare la Teriaca, antidoto per ogni veleno


Tutti conoscono la leggenda di Mitridate, il Re del Ponto che era ossessionato dalla paura di essere avvelenato e si fece preparare un antidoto che prese per tutta la vita e che gli antichi chiamavano Mitridato.
Il potente medicamento che usava Mitridate era stato preparato dai sacerdoti del Tempio di Apollo a Colofone nel Regno di Pergamo e descritto in un poemetto didascalico in esametri, "Rimedi contro le morsicature degli animali velenosi" (Theriaca) da Nicandro vissuto verso il 130 a.C..
Quando Mitridate fu sconfitto da Pompeo non riuscì ad uccidersi con il veleno e dovette farsi uccidere da un soldato e fu così che nel bottino di Pompeo entrò anche la segreta ricetta del potente antidoto.
I medici di Roma poterono così preparare l’antidoto che veniva usato anche per curarsi dai morsi dei serpenti e per altri mali e si deve ad Andromaco il Vecchio, il medico di Nerone, il suo perfezionamento; da allora il preparato fu chiamato Teriaca Magna o Teriaca di Andromaco.
Il medico filosofo Avicenna migliorò l’antidoto aggiungendo tredici elementi ed togliendone altrettanti; la preparazione della teriaca continuò durante tutto il medioevo e fu il medicinale più richiesto dal XVI secolo in poi. A Napoli, Bologna e soprattutto a Venezia furono aperte moltissime “spezierie”; anche a Roma ne furono aperte ed una di queste ancora esiste ed è annessa al convento dei Carmelitani Scalzi di Santa Maria della Scala in Trastevere.
Nel tempo dell’illuminismo la Teriaca non fu più solo un antidoto per il veleno, ma divenne la panacea per tutti i mali: guariva dalla tosse vecchia e nuova, i dolori di petto, le infiammazioni dello stomaco, le coliche intestinali, le febbri maligne e i problemi dei reni. Aveva anche proprietà di prevenzione, era sufficiente assumerne 1,25 grammi con un cucchiaio di miele e due bicchieri d'acqua ad ogni luna nuova per rafforzare il cuore e lo spirito, liberare i corpi dai malefici, far tornare l'appetito, eliminare del tutto le emicranie croniche, curare le vertigini e la sordità, risvegliare la sessualità, ma anche controllare la pazzia ed, infine, era considerato l’antidoto per eccellenza per la lebbra e la peste.
Ma quanti e quali erano questi innumerevoli ingredienti? Sembra che gli elementi fossero 57 ed il componente più importante era la carne di vipera che doveva essere maschio e catturato subito dopo il risveglio dal letargo invernale; gli altri elementi avevano ognuno una funzione terapeutica distinta, vi erano poi alcuni elementi - maggiorana, calamo, valeriana, cannella, aspalato (legno odoroso dell'isola di Rodi), menta, origano – che avevano il solo scopo di aromatizzare il preparato. Altrettanto importanti per la preparazione erano le procedure da adottare per essiccare, pestare ed amalgamare tutti i componenti, ma la qualità del risultato finale dipendeva anche dalla perizia dello speziale e dalla ricetta che seguiva:

"... si toglievano le cose a pestare grossamente e tutti si mettevano in un gran bacile così rotte e poi meschiate bene insieme si partivano in sei mortari et si davano a pestare perchè le cose umide s'unissero con le secche acciocchè non s'attacassero nel mortaro se ben l'ontuosità della mirrha il facesse anco ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 05/10/2015)