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Statue equestri di Roma


L’unica grande statua equestre giunta sino ad oggi è quella di Marco Aurelio; splendido gioiello dell’arte fusoria nella Roma Imperiale; si è salvato in quanto si credeva che il personaggio rappresentato fosse Costantino perché la statua fu rinvenuta nei pressi del Laterano dove era la domus di Elena madre di Costantino. Ma la domus sorgeva dove erano gli Horti di Lucilla, la madre di Marco Aurelio e quasi sicuramente la statua ornava il giardino di Lucilla.
Sappiamo che comunque a Roma c’erano molte altre statue equestri: ancora nel V-VI secolo d.C. a Roma erano visibili, secondo quanto racconta il Curiosum urbis Romae, 22 equi magni ovvero statue equestri che Cassiodoro raccomanda “vanno custoditi con la cautela uguale alla cura con cui appaiono dedicati”.
Nel Foro Romano c’era la statua equestre di Marcio Tremulo, poi di Diocleziano e di Costantino, i due imperatori a cui si deve la grande ripresa di Roma nell’età del Tardo Impero, nonchè quella di Costanzo II; nel Foro di Traiano c’era la statua colossale di Traiano ed anche Giulio Cesare aveva la sua staua equestre nel Foro.

Nel 306 a.C. il Senato di Roma decise di conferire a Quinto Marcio Tremulo, console nell’anno e vincitore sugli Ernici, l’onore di una statua equestre che sarebbe stata eretta davanti al Tempio dei Dioscuri. La statua di bronzo venne realizzata secondo l’icongrafia che lo scultore Lisippo aveva inventato per la realizzazione della famosa “turma Alexandri”, un maestoso gruppo bronzeo che rappresentava i 25 cavalieri morti nella battaglia di Granico del 334 a.C., conosciuto anche come Gruppo di Granico.
Ciò che rese l’opera di Lisippo modello di riferimento per i monumenti equestri successivi fu l’animazione e la variazione dei gesti dei cavalieri, l’andatura dei cavalli, le invenzioni dei nemici caduti e travolti che servivano a sostenere le impalcature dei cavalli in movimento e la fisionomia dei volti che erano in effetti veri e propri ritratti.
Il grande gruppo bronzeo era stato commissionato a Lisippo dallo stesso Alessandro per onorare i suoi 24 compagni caduti e poi posto nel santuario di Dion in Macedonia; quando Quinto Cecilio Metello sottomise la Macedonia nel 146 a.C. ne tornò con un grande bottino di cui facevano parte anche le statue equestri di Lisippo che egli fece poi mettere nel Portico di Metello e che dopo un secolo fu fatto ampliare da Augusto che lo dedicò alla sorella Ottavia.
Sicuramente le statue subirono il saccheggio dei Visigoti e dei Vandali o potrebbero essere state fuse come è accaduto a molti oggetti in metallo prezioso a partire dal Medioevo. Nel 1849 fu rinvenuto un magnifico cavallo in bronzo di scuola greca datato al IV secolo e si ipotizzò fosse uno dei cavalli di Lisippo; studi recenti lo attribuiscono ad un altro artista greco, Egia che fu maestro di Fidia e che lavorò a Roma. Il modello creato dagli scultori greci voleva rappresentare valori quali l’eroismo esaltando il cavaliere che ne era il campione vincente. Al contrario l’iconografia romana era più statica anche se non rigida come nel VII-VI sec. a.C. ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 03/11/2015)