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Arco di Druso


L’Arco di Druso, posto immediatamente prima della Porta S. Sebastiano, è in realtà una delle arcate dell’acquedotto Antoniniano - nel punto in cui questo oltrepassava la via Appia - fatto realizzare da Caracalla per alimentare le sue Terme. Nel corso del restauro voluto da Onorio l’arco fu inglobato con Porta S. Sebastiano in una sorta di castello difensivo.
Le fonti storiche tramandano che il Senato fece erigere lungo la Via Appia un Arco in onore di Druso nel 9 a.C., era un riconoscimento post-mortem per i trionfi che il giovane generale romano aveva conseguito nelle campagne contro i Germani. Druso era il figlio minore di Livia, nato poco prima che lei diventasse la moglie di Augusto; gli eventi così ravvicinati fecero nascere pettegolezzi e c’era chi era convinto che Augusto fosse il padre naturale. Augusto aveva grande affetto per Druso e ne seguì il cursus honorum anticipandone i tempi e gli diede in moglie Antonia Minore, la figlia di sua sorella Ottavia. Druso fu un generale coraggioso e vincente, amatissimo dalle legioni ma la sua vita fu spezzata a 30 anni da una caduta da cavallo mentre si trovava in Germania; Augusto , sebbene fosse inverno, andò fino a Pavia incontro alla salma e non se ne separò fino a Roma. Il corpo di Druso fu cremato al Campo Marzio e le ceneri deposte nel Mausoleo di Augusto; per onorarlo gli furono dedicati molti monumenti tra cui il Cenatafio eretto dai suoi soldati a Magonza, il Drusion, una torre sita nella città di Cesarea, in Palestina, e soprattutto l’arco di trionfo eretto sulla via Appia. L’edificazione dell’arco fu decretata dal Senato ma è difficile credere che non fosse un’iniziativa di Augusto dato che si trattava di onorare un membro della sua famiglia.

E’ Svetonio, nella Vita di Claudio, che descrive i fatti “Praeterea Senatus inter allia complura marmoreum arcum cum tropheis Via Appia decrevit ed Germanici cognomen ipsi, potserique eius”.
Una certa indicazione delle caratteristiche dell’arco è data dalle monete che l’imperatore Claudio, figlio di Druso, fece coniare nel 44 d.C.; dalla moneta si ricava una figurazione dell’arco con quattro colonne per parte, due più grandi e due più piccole, da quattro finestre, da un frontespizio e sopra da una statua equestre di Druso tra due trofei; di tutto l’apparato decorativo oggi rimane solo due colonne poste su alto plinto che inquadrano la facciata rivolta verso l'esterno della città, e parte del timpano triangolare.

Un’altra storia del monumento nega che si tratti dell’Arco che fu fatto erigere nel I sec. a.C., si tratterebbe di un altro arco ricavato da una fornice dell’acquedotto nel III se. d.C. di cui non è stato ancora possibile avere una attribuzione certa. L’originario Arco di Druso dovrebbe essere stato demolito e le decorazioni riutilizzate per cui, è possibile che le due colonne esistenti sull’arco oggi visibile fossero parte dei materiali spoliati.
L’imperatore Onorio nel V sec. per migliorare la fortificazione della cinta muraria di Roma, costruì due bracci per unire Porta San Sebastiano all’Arco al fine di ottenere un vero e proprio fortino dove poteva essere controllato il transito dalla Porta: chi entrava veniva controllato nel cortile fortificato e solo dopo veniva aperta la controporta posta nel fornice dell’Arco di Druso.
Sopra l'antico Arco nel Medioevo fu costruita anche una torre di cui oggi rimangono solo pochi filari di tufelli.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 07/10/2015)