Login      FOLLOW US ON follow on Facebook follow on Twitter follow on Pinterest follow on Tumblr follow on Google Plus

I Comuni ed i simboli della romanitas


Nel XII secolo, ma già nel corso dell’XI le città che andavano costituendosi in Comuni sentono la prepotente esigenza di legittimare la propria istituzione ed allora vanno alla ricerca delle proprie origini.
Ma le origini devono essere nobili e quindi le radici devono affondare nell’antichità, e se Roma, è stata fondata dagli eredi di Enea, allora le città dei comuni italici devono avere origine dalla stessa storia mitica.

Alcune città furono più fortunate di altre perché avevano dato i natali a romani illustri, così fu per Mantova, città natale di Virgilio, per Sulmona dove nacque Ovidio, per Padova città natale di Livio e per Como da cui provenivano Plinio il Vecchio e suo nipote Plinio il Giovane che cercarono le spoglie dei loro concittadini per farne monumenti civici.

Mantova si fece scudo della fama del suo concittadino contro le rivendicazioni dei margravi di Canossa ed a lui dedicò, nel XII secolo, una statua con l’abito dei giudici dell’epoca e la pose sulla facciata del Palazzo del Podestà.
Pavia, rivendicò la sua legittimità per un’altra strada: elesse a suo simbolo il Regisole, un bronzo equestre romano che proveniva da Ravenna, molto simile alla statua di Marco Aurelio, e che testimoniava il rango storico della città essendo Papia – così si chiamava allora Pavia – la capitale del Regno Longobardo formatosi dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente. La statua era la dimostrazione dell’importanza di Pavia come continuazione di Roma e ben lo sapevano le città vicine tanto che Milano nel 1315 durante uno dei tanti scontri la rapì e spezzò in più parti. I pavesi andarono a cercarla, ne ritrovarono i pezzi e la ricomposero e ricoprirono di una lamina d’oro; anche i giacobini nel 1796 si accanirono contro il vessillo della libertà cittadina ma i pezzi furono talmente dispersi che non fu possibile ricomporla. Della statua rimangono i disegni di Leonardo da Vinci che la prese a modello – insieme o forse invece del Marco Aurelio – per le statue equestri commissionate da Ludovico il Moro, ma poi mai realizzate. Oggi a Pavia c’è una statua eretta nel 1938 a ricordo dell’originaria.
Siena invece fonda completamente nel mito le sue origini inventando un fondatore Senius figlio di Remo, che dà il suo nome alla nuova città. Senius dopo l’uccisione del padre fugge da Roma portando con sé la Lupa Capitolina, che diventa il simbolo anche di Siena; il comune ha così un storia lunga quanto quella di Roma ma la sua nascita è "pura" in quanto non macchiata dal sangue del fratricidio.

Perugia trova il suo fondatore in Eulisteo fuggito da Troia e fratello di Enea; la storia è raccontata da Bonifacio da Verona che per 25 fiorini scrive, sulla falsariga dell’Eneide, anche una Eulistea. Ma i perugini fanno di più: l’eroe fondatore compare nella Fontana Maggiore, di Nicola e Giovanni Pisano, in un bassorilievo della vasca superiore tra L’Arcangelo Michele ed il Capitano del Popolo.
Anche Venezia reclama un suo fondatore che proviene dall’antichità e lo trova in Antenore, principe fuggito dalla città in fiamme, come Enea, che guidava gli Enoteti alleati dei Troiani, poi divenuti Veneti e di cui si trova menzione anche in Omero. Antenore legittima il titolo di Venezia come seconda Roma in quanto signora del Mediterraneo.
Che dire poi di Pisa, la potente repubblica marinara che non può affermarsi come coeva di Roma ed allora sceglie una strada diretta, abbellisce i suoi monumenti civici di spolia come nella cattedrale dove è stato dimostrato che i tre capitelli con aquile e fulmini alati provengono dalle Terme di Caracalla così come il grande fregio con i delfini che proviene dalla Basilica Neptuni di Roma. Questi elementi erano chiari simboli politici che manifestavano i legami della città con l'antica Roma, della quale Pisa si proclamava legittima erede.
Durante il XIII e XIV secolo non si attenua l’interesse per l’antico ma va via via cambiando; nel Quattrocento si vuole capire il passato e i letterati cominciano a decifrare le iscrizioni, mentre gli artisti ricercano l’arte antica per avere modelli per quello che sarà il Rinascimento Italiano.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 01/04/2015)




Articoli correlati: