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Pueri, i giochi


Anche nell’antica Roma, come in tutte le epoche, le attività ludiche sono state di preparazione alla vita.
Vi erano i giochi di gruppo sia ad imitazione delle attività dei grandi, come la caccia o i combattimenti con vere e proprie rappresentazioni - cioè quelli che oggi si chiamano giochi di ruolo - sia con giocattoli.
I ragazzi delle classi ricche avevano veri e propri giocattoli commissionati dai loro genitori ad esperti artigiani come i cerchi (orbis, trochus) da far correre con la bacchetta (clavis), le trottole (turbo), i carrettini a forma di animale con ruote, le bambole (pupae). Questi oggetti si vedono nelle scene dipinte nelle ceramiche, nei mosaici, nei bassorilievi e molti sono stati ritrovati quasi integri all’interno dei sarcofagi ad accompagnare i bambini anche nell’ultimo viaggio.

I bambini avevano dei giochi sin dalla prima infanzia, infatti per i piccolissimi c’erano i crepitacula, dei sonaglini fatti in terracotta inventati dal filosofo e matematico Archita di Taranto. Quando diventavano più grandi giocavano anche con la palla ed i giochi si chiamavano pila, harpastum, follis, trigon, quest’ultima era una sorta di pallamano.
Molti dei giochi dei maschi erano imitazione delle attività e passatempi degli adulti, molto amata era la corsa delle bighe dove vi era un carrettino, una biga in miniatura che poteva essere piccola e che veniva legata ad animali di piccole dimensioni oppure grande, in modo tale che il bambino potesse guidarla lui stesso; di solito era trascinata da una pecora, una capra, un cane o da una coppia di oche, come nel mosaico di Piazza Armerina, od anche da un altro bambino che si prestava a fare le veci del cavallo.

Non poteva mancare tra i giochi prettamente femminili la bambola che i romani chiamavano pupa (diminutivo di pupilla) e che era il giocattolo preferito delle bambine a cui erano legati anche significati culturali più profondi; le pupae erano in terracotta o legno od anche in avorio.
Gli artigiani che realizzavano le bambole si chiamavano giguli, e potevano anche dare alla bambola le sembianze della fanciulla a cui doveva essere regalata oltre ad un corredo completo di vestiti ed anche piccoli gioielli in oro ed argento e minuscoli accessori da toiletta in bronzo.
La pupa non era solo un giocattolo ma anche una insigne virginitatis, per cui possedere una pupa, qualunque fosse l’età, significava essere virgo.

Una tra le più belle bambole che ci sia rimasta dal mondo antico è stata chiamata Crepereia Tryphaena, dal nome della fanciulla del II sec d.C., il cui sarcofago è stato rinvenuto a Roma in un’area vicino al Mausoleo di Adriano.
La bambola è d'avorio anche se il tempo l'ha resa talmente scura che a vederla sembrerebbe di legno e la precisa e delicata fattura indica un balocco di lusso.

Ma i bambini romani avevano anche le oscilla, testine di terracotta ad humanam effigiem arte simulata che venivano distribuite in occasione di feste particolari e che erano l’equivalente dei moderni gadgets od anche antiche "figurine" ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 17/06/2015)