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Da Marte ai lusus Troiae: i riti di iniziazione dei guerrieri romani


Marte è l’antico dio italico. Come racconta Virgilio, in età arcaica è raffigurato con un copricapo costituito da un elmo ornato da due penne; i suoi animali sacri sono il picchio e il lupo, il cui aspetto umano è rappresentato da Picus, Re degli Aborigeni e fondatore di Alba, e da Faunus, figlio di Picus e quindi nipote di Mars.
Mars è il signore del fuori, a lui spetta il mantenimento dell’ordine anche con il ricorso alle armi, a lui spetta proteggere l’esterno della città, i campi, allontanando tutto ciò che rappresenta il male, quindi non soltanto i nemici ma anche le forze oscure e negative.
Quando si temevano calamità od occorreva fronteggiare un grande pericolo, gli antichi popoli italici promettevano sacrifici agli dei e primo fra tutti a Mars; la popolazione effettuava il ver sacrum (primavera sacra) che era il voto di immolare al dio tutti gli animali e i giovani che fossero nati nella primavera successiva; all’arrivo della primavera venivano immolati gli animali mentre i nati erano cresciuti fino all’età giovanile, quando venivano mandati a vivere in altre città oppure a costruire nuove (come avveniva anche nella cultura sannita). Era un vero e doloroso sacrificio per la città che si privava così dei suoi figli e rischiava di pregiudicare la sua capacità di sopravvivenza.

Marte doveva proteggere questi giovani che venivano allontanati; l’usanza prende le mosse quasi sicuramente dalla leggenda di Romolo e Remo che il fato volle fossero allontanati dalla natale Albalonga perché il loro destino si sarebbe compiuto solo con la fondazione di una nuova città che avrebbe dominato il mondo. Se Marte fu il padre dei gemelli, e in qualche modo fautore del loro destino, è inevitabile che ora il Dio protegga i giovani della nuova città che si trovano a superare le difficoltà di un nuovo inizio.
Nel mito tutti i giovani, anche se con modalità diverse, avevano in Mars la divinità che li seguiva nei riti di passaggio, ed infatti la vita del iuven iniziava con la partecipazione ad un collegio Saliare.
I Salii erano i sacerdoti a cui il re Numa Pompilio aveva affidato lo scudo di Marte ed era in origine una confraternità cui partecipavano Iuvenes per essere educati alla comprensione dei valori militari e religiosi. Venivano accettati nella confraternità solo i giovani che avevano ambedue i genitori, l’ingresso avveniva in età molto giovane in genere dopo il passaggio da puer a iuvenis di solito intorno ai sedici anni.

La confraternita preparava i giovani per la partecipazione ai riti che si svolgevano quando gli scudi venivano portati in processione; si trattava principalmente di una danza saltante ( da cui il loro nome saliares) detta anche danza pirrica che era la celebrazione della "pedagogia della guerra" a cui i giovani venivano iniziati.
La danza pirrica era una danza di guerra, di origine incerta attribuita a spartani o cretesi e portata tra le genti italiche dai primi popoli arrivati nell’età del bronzo; i danzatori, accompagnati dal canto e dal flauto, ripetevano ritmicamente i gesti di attacco e difesa, imitando i movimenti di una battaglia. I Salii Palatini in età monarchica facevano la loro danza con gli ancilia tra cui si confondeva quello miracoloso donato da Marte, in secondo tempo gli ancilia venivano portati da altri flamen (sacerdoti) della confraternita mentre i Salii eseguivano la loro danza saltellante. L’iniziazione dei giovani alla loro vita di guerrieri ha una valenza fortissima fino al IV sec. a.C. ma, quando cambia l’organizzazione sociale della città, l’iniziazione diventa un rito destinato solo ai patrizi ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 13/05/2015)