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Il Re Pico e le sue leggende


Pico fu uno dei primi re del Lazio, figlio di Saturno e di Feronia, fondò la città di Albalonga e di Laurentum e quindi è un avo del re Latino e dei gemelli Romolo e Remo.
Il mito lo descrive come un capo che amava la caccia e sposato con la ninfa Canente; un giorno mentre era nei boschi con i suoi uomini fu visto dalla Maga Circe che per poterlo avvicinare si trasformò in un cinghiale. Pico per prendere l'animale si allontanò dal gruppo ma quando gli fu davanti Circe riprese le sue sembianze di donna e cercò di sedurlo; Pico respinse Circe che adirata con il re Pico, colpevole di non volerla amare, lo trasformò in un picchio verde.
La ninfa Canente non vedendo tornare Pico vagò nei boschi alla sua ricerca finché, esausta, arrivata sulla riva del Tevere emise un soave lamento e si dissolse nell'aria.
Nel VII libro dell'Eneide, Virgilio, racconta della leggenda di Pico e di come la Maga Circe lo trasformò in un picchio verde, uno degli uccelli sacri di Roma, che poi avrebbe aiutato la lupa ad allattare i gemelli per cui è spesso presente nelle rappresentazioni del Lupercale.
Il brano dell'Eneide è comunque fonte di moltissime informazioni che meritano di essere conosciute; Virgilio descrive il tempio del Dio Mamerte che si trovava in alto su una rocca e che era stato la dimora del Re Pico, qui si riuniva la curia ed i patres vi tenevano i banchetti solenni dopo le cerimonie:

" ... Nel vestibolo in ordine disposte stavan l'effigie degli antichi padri scolpite in cedro: Italo, Sabino (primo cultore della lente vite con la ricurva ronca sotto il busto); ed il vecchio Saturno e il simulacro del Dio bifronte e gli altri re aborigeni che per la patria, in guerra, combattendo soffersero ferite. Ai sacri stipiti erano appese l'armi prese in guerra; asce ricurve, cocchi, creste d'elmi, gran serrami di porte, giavellotti, e scudi e rostri svelti alle carene. Col quirinale lituo ivi sedeva, di corta trabea mantellato, Fico, domator di cavalli, e il curvo ancile con la manca reggeva"
( Eneide Lib. VII – Trad. Adriano Bacchielli)

Virgilio elenca tutti gli dei degli antichi popoli italici, descrive le adunanze dei patres, descrive le spolia tolte ai nemici ed il lituo, identico a quello che Romolo userà per tracciare i confini della sua Roma Quadrata.
Ma il mito di Pico è poliedrico, sembra avere più sembianze e più vite.
Secondo un'altra interpretazione della leggenda Pico era un semidio che poteva mutare forma e preferiva quella dell'uccello sacro a Marte, il picchio; aveva anche capacità profetiche e le usava per dare oracoli all'altare di Marte, seduto su una colonna lignea.
Queste sue capacità sembrano trovare dei riscontri nei risultati degli studi di storici famosi secondo i quali sul frontone dell' antro della Sibilla Appenninica ci sono lettere e numeri (in parte ancora visibili) che erano parte di una epigrafe bustrofedica (la scrittura cambia direzione da riga a riga come seguendo il movimento dei buoi che arano) in lingua picena arcaica che riporta la dizione "SIPILLA THEI PIKI" ovvero "SIBILLA DEL DIO PICO" ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.1 - 22/05/2015)