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Villa dei Quintili


Al V miglio della Via Appia i fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo appartenenti ad una importante famiglia senatoriale, ricchissimi e molto colti, quando dovettero scegliere l’area dove costruire la loro villa suburbana vollero che il sito rappresentasse loro e le loro origini.
I Quintili discendevano dai Quintii (Coarelli), importante famiglia di Albalonga che entrò a far parte della classe patrizia romana quando la loro città originaria fu distrutta; scelsero quindi l’area delle Fosse Cluilae dove i tre Curiazi, gli eroi albani, avevano posto il loro accampamento per il duello con gli Orazi, i fratelli campioni di Roma.

Dove si svolse il duello ed i fratelli morirono erano stati eretti i loro monumenti funerari e così i Quintili scelsero di porre l’accesso alla loro villa suburbana proprio subito dopo i due tumuli dei Curiazi e degli Orazi.
La villa o meglio l’insieme degli edifici che costituivano la villa fu realizzata su un’area molto vasta, seconda solo a Villa Adriana, si ritiene che superasse i 100 ettari – l’area acquisita dallo stato italiano pur rappresentandone una parte, si estende per 24 ettari – .
I due fratelli erano molto ricchi perché avevano avuto una brillante carriera al tempo di Marco Aurelio che gli affidò prima il governatorato dell’Acaia (Grecia) e poi della Pannonia (Ungheria) dove respinsero un’invasione dei Germani; nel 151 d.C. furono entrambi eletti consoli. Pur essendo impegnati come senatori preferirono vivere nella loro villa suburbana che trovandosi sulla Via Appia gli consentiva di raggiungere comunque in tempi brevi il cuore dell’Urbe.
L’area occupata dalla villa era un susseguirsi di dolci pendii a partire dalla Via Appia Antica fino probabilmente alla strada che portava a Tuscolo.

I Quintili fecero l’errore di costruire forse la più bella villa suburbana che suscitò i desideri di Commodo che la voleva ad ogni costo; per toglierla ai due fratelli ricorse al modo più vile li accusò di aver congiurato contro di lui. Nel 180 Commodo riuscì a sventare una congiura contro di lui organizzata da Claudio Ummidio Quadrato, che era anche suo cugino, e che era stata sostenuta da una parte dei senatori scontenti delle decisioni politiche di Commodo; l’errore di Ummidio fu di affidare l’assassinio di Commodo a Quinziano un giovane senatore che annunciò il suo gesto prima di compierlo dando all’imperatore la possibilità di difendersi, almeno così riferisce Cassio Dione che stando alla sua testimonianza potè assistere personalmente al fatto.
La vendetta di Commodo fu rapida e generalizzata e Cassio Dione ha fornito l’elenco dei senatori che furono accusati e giustiziati, a torto o a ragione, tra questi Salvo Giuliano, lo stesso segretario ab epistulis Vetruvio Secondo, Claudio Pompeiano Quinziano padre dell’attentore e suocero di sua sorella Lucilla e tutti i membri dei Quintili la cui unica colpa era quella di essere senatori e quindi avevano sicuramente avuto sentore della congiura. Non solo i due fratelli Quintilio Condiano e Quintilio Massimo ma anche i loro figli furono fatti giustiziare per strangolamento e, dei primi due che erano stati consoli, fu decretata anche la damnatio memoriae di modo che tutti i loro averi furono confiscati. La villa sull’Appia entrò cosi a far parte del demanio statale ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 11/02/2016)