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Inondazioni del Tevere


Tito Livio narra che nel 189 a.C. il Tevere inondò il Campo Marzio per dodici volte, ma l’evento fu eccezionale solo nel numero mentre era normale che il Tevere uscisse dal suo alveo. Le piene del Tevere erano un fatto normale per Roma tanto più che la leggenda pone all’origine della sua fondazione proprio la piena del fiume che trasportò la cesta dei gemelli Romolo e Remo facendola incagliare tra le canne davanti al Lupercale.
Il Tevere non è mai stato un grande fiume; la sua portata di 240mc/s è poca cosa se paragonata ad esempio a quella della Senna (500 mc) o del Reno (2000 mc), tuttavia nei momenti di piena arriva a decuplicarsi. Nell’età del bronzo poi attorno ai colli scorrevano vari corsi d’acqua che confluivano nel grande fiume, dall’antico Anio che confluiva nel Tevere prima dell’Urbe, all’Almone il fiume sacro che, raccolte le acque che scendevano dai Colli Albani e delle risorgive lungo la colata di Capo di Bove, si gettava nel Tevere dopo il guado dell’Isola Tiberina; vi erano poi un certo numero di torrenti che raccoglievano le acque del Palus Caprae e delle fonti e laghetti che si trovano in riva destra del fiume.
Un altro elemento che influiva sulla possibilità di inondazioni era la quota della valle in cui il fiume scorreva.
In età pre-romana la quota della piana alluvionale del Tevere si aggirava tra gli 8 ed i 10 metri s.l.m., mentre oggi, a causa dell’accumulo dei terreni di riporto, si trova tra i 15 ed i 20 m s.l.m.; bastava una stagione più piovosa e la piana si allagava. Cicerone in una delle sue epistole chiedeva al fratello notizie della Ambulatio Crassipedes, un sentiero nella bella proprietà dell’ex-genero Crassipede posta fuori Porta Capena e che nel 54 a.C. era stata cancellata da un autunno particolarmente piovoso in cui il Tevere aveva coperto tutta la vallata del Circo Massimo. Quella piena, rimasta nella memoria di Roma, così è stata descritta da Dione Cassio nella Storia Romana:

Proprio in quel tempo il Tevere o per la pioggia abbondante caduta un po’ a nord di Roma o per il forte vento che spirando dal mare spingeva indietro la sua corrente o più probabilmente per la volontà di qualche dio, come si sospettava, all’improvviso straripò con tale violenza da inondare tutti i luoghi bassi della città e raggiungere molte delle località più alte. I muri delle case, che erano fatti di mattoni, si inzupparono d’acqua e precipitarono, e tutte le bestie morirono annegate. Tutti gli uomini che non fecero in tempo a rifugiarsi su luoghi elevati, morirono”

La storia di Roma è, in qualche modo, anche la storia delle inondazioni catastrofiche che la colpirono. In età repubblicana ci furono numerose inondazioni: nel 414, nel 316, nel 241 a cui ne seguirono due nel 215-216 a.C. e poi un periodo particolarmente piovoso in cui Roma fu sommersa dall’acqua negli anni 203, 202, 193, 192, 191, 189 a.C. e poi nel 60 e 54 a.C. e poi ancora nell’anno della morte di Giulio Cesare , il 44; di queste inondazioni la peggiore fu quella del 192; in alcuni anni si sono avute più piene: 2 piene nel 215 a.C. fino alle 12 piene nel 189 a.C ricordate da Tito Livio ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 13/06/2016)




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Bibliografia

  • Lauretta Maganzani : Le inondazioni fluviali in Roma antica. Aspetti storico-giuridici - in La città liquida. La città assetata - Palombi Editore, Roma