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La nudità eroica delle statue romane


Il nudo eroico nasce con l’arte greca ed è uno dei motivi della sua originalità, fondamentale per la comprensione della sua estetica come di quella romana che ne rappresenta la continuazione.
L’arte greca si distaccò da tutte le civiltà artistiche precedenti ponendo l’uomo al centro del proprio mondo intuitivo e rappresentativo, dando alle divinità forma umana: "l'arte greca ricerca nell'individuo il tipo ideale di bellezza divina e trasferisce la nudità dalla realtà contingente su un piano eroico e universale".
La completa nudità nell’arte greca è propria degli atleti – per i quali a Sparta dal VII sec. a.C. era usuale allenarsi e gareggiare nudi - mentre la completa nudità femminile è propria solo delle etere ad eccezione del tipo dell' Afrodite nuda che aveva precisi significati culturali.
Nel quotidiano la completa nudità era comunque considerata ridicola o avvilente se non denigratoria – nudi potevano essere rappresentati i nemici- tuttavia dal V secolo in poi ci fu un’evoluzione chiaramente spiegata dalle parole di Platone.

"Ma quando esercitandosi apparve che era meglio denudare che nascondere tutte quelle parti del corpo, anche quello che gli occhi trovavano ridicolo fu fatto svanire da quello che la ragione riconobbe essere il meglio. E questo dimostra che soltanto un uomo superficiale considera ridicola qualche cosa oltre ciò che è male, e che colui che cerca di far ridere riguardando come ridicolo uno spettacolo che sia al di fuori della follia o del male mira ad uno scopo diverso dal bene." (Repubblica -V, 452 a-e)

E’ questa razionale e cosciente libertà dello spirito che sta alla base del verismo ellenistico di Prassitele e Lisippo.
I romani saranno conquistati dall’arte greca ma nella loro visione del mondo il nudo è pericolosa fonte di corruzione morale; rifiutano la nudità completa come vergognosa anche per gli atleti e Tacito (Ann., XIV, 20) nel ricordare i giochi istituiti da Nerone secondo l’uso greco (Graeco more) comprendenti, come dice Svetonio (Nero, 12), un certamen quinquennale triplex, musicum, gymnicum, equestre, li giudica uno strumento di corruzione della gioventù.
Il modello romano è quello della toga e della loricata, tuttavia a partire dalla tarda età repubblicana arriveranno a farsi ritrattare prendendo a prestito modelli di nudi corpi eroici della grande arte greca e gli uomini avranno i corpi di Hermes, di Ares, di Zeus, di atleti, le donne di Venere, Minerva o di Omphale.
Per i romani era il viso che doveva esprimere l’identità e la fisionomia di una persona – più o meno realistica – e le sue qualità; il corpo invece assumeva posizioni e configurazioni che indicavano il ruolo pubblico, la carriera e le imprese del personaggio rappresentato.

Il volto e il corpo, oltre a rendere eterno il ricordo del personaggio rappresentato, avevano anche una finalità educativa: l’emulazione delle sue qualità. Per rendere più comprensibili i messaggi, gli scultori codificarono delle tipologie di statue che potevano anche essere prodotte in serie, così su corpi "ideali", venivano apportate delle variazioni di abito, di posizione e di gesti.
Il tipo delle statue cambiava anche in relazione al luogo dove venivano erette, così una statua di imperatore nelle vesti di Pontefice Massimo era possibile trovarlo a Roma, mentre nelle provincie aveva sempre la lorica ( armatura) o si presentava in nudità eroica come Claudio nel Sebasteion di Aphrodisia. Ma le statue sono cambiate anche lungo i secoli e ci fu Plinio che tentò di classificare le statue per tipologia e le divise secondo due caratteristiche : il formato ed il costume. Le statue quindi erano un base al formato, stanti, equestri o su carri; in base al costume: togate, loricate o in nudità eroica.
Il corpo delle statue greche e poi romane che ne ripresero i canoni, afferma un modello di bellezza che oggi viene percepito come eterno nel significato di "classico", non soggetto alle mode, ma non è comunque naturale in quanto fu costruito secondo un modello aritmetico di commensurabilità tra le parti; già il famoso medico Galeno avvisava che la simmetria non esiste in natura ma è un’invenzione con cui l’uomo cerca di porre ordine nel caos dell’esistenza.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 01/04/2016)