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Legio X Equestris


Le legioni erano corpi di combattimento che nella storia romana ebbero storia propria, quasi un’anima che ha reso alcune di queste amate ed onorate nel tempo come la X Equestris, la preferita di Giulio Cesare che la comandò durante tutta la sua carriera militare.
La legione si ritiene sia stata formata verso il 90 a.C. perché risultano testimonianze del suo impiego durante la guerra civile; in questo caso è da supporre che sia stata formata da Gaio Mario e che poi probabilmente fu rifondata nel 61 a.C. da Giulio Cesare che gli diede il cognomen di Veneria, ovvero di Venere la divina mitica progenitrice della dinastia Julia; il cognomen cambiò, soprattutto nell’immaginario dei legionari, quando Cesare per l’incontro con Ariovisto fece montare i legionari a cavallo e da allora fu ricordata come la X Equestris.
L’episodio è sicuramente una dei più singolari nella storia di Roma e della strategia militare: nel 58 a.C Cesare si trova ad affrontare le tribù germaniche guidate da Ariovisto che chiese di poter parlamentare con Cesare essendo entrambi scortati da soli cavalieri. La richiesta di Ariovisto poteva essere una trappola perché sapeva che i reparti di cavalleria dell’esercito romani erano formati da ausiliari galli che posti di fronte ad un colpo di mano che neutralizzava il comandante romano, potevano anche passare dalla sua parte; Giulio Cesare intuì la strategia del nemico e fece montare sui cavalli i legionari della X Veneria della cui fedeltà era certo, da quel momento la legione fu conosciuta come la X Equestris.
La Legio X servì sotto Cesare per tutta la durata delle campagne in Gallia fino alla famosa e determinante battaglia di Alesia. Le prime menzioni si riferiscono alla sua partecipazione agli scontri contri gli Helvetii, e fu per il modo in cui si era comportata e per il valore dimostrato che Cesare la elesse a sua preferita.
Era con Cesare anche nella Gallia Belgica dove sotto il comando del tribuno militare Tito Labieno nel 57 a.C. partecipò alla battaglia della Sambre, lungo questo fiume si fronteggiarono l’esercito romano e l’immenso esercito messo in campo da una Lega di Britanni organizzata dalla tribù più potente dei Nervii.
I Britanni si erano preparati allo scontro per tutto l’inverno stringendo alleanze con il maggior numero di tribù possibile ed arrivando ad avere un esercito di circa 300.000 uomini; Cesare aveva al suo comando sei legioni di veterani e due di nuova formazione, oltre la cavalleria dei Treviri e gli ausiliari balearici e numidi, per un totale di forse 100.000 uomini; l’offensiva romana iniziò nel mese di luglio ma Cesare non riuscì a fare dei piani di battaglia. Tutto l’esercito era ancora in movimento, con le salmerie precedute dalle nuove legioni e davanti le legioni dei veterani, quando queste arrivarono alla Sambre, i Nervii saputo che il resto dell’esercito romano era indietro, ed anche se altri alleati dovevano ancora arrivare, decisero di attaccare sperando nel vantaggio della sorpresa. Mentre le tribù dei Viromadui ed Atrebati vennero sospinte dalle legioni romane verso il proprio campo, i Nervii ebbero la meglio sulle Legio VII e XII e Cesare appena arrivato sul campo di battaglia con le nuove legioni entrò nella mischia della prima linea e riuscì a far udire forti e chiari gli ordine, infondendo nuovo coraggio ai legionari e soprattutto riorganizzando i manipoli e la difesa. L’avanzata dei Nervii era arrestata ma questi continuavano a premere ed allora fu la Legio X Equestris che, ormai messi in fuga gli Atrebati, tornò indietro ed attaccò l’ala destra dello schieramento nemico. Fu un combattimento fino all’ultimo uomo, i Nervìì non volevano cedere e i nemici furono eliminati schiera dopo schiera tanto che Cesare disse di aver estinti i Nervii dato che durante la resa seppe che dei 60.000 soldati ne erano rimasti vivi solo 500 ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 07/05/2016)