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Insula Sertoriana praedia Auria Cyriacetis


Le insule potevano essere identificate con il nome dei loro proprietari, così come per l’Insula Volusiana che prese il nome da Lucio Volusio Saurnino, l’insula realizzata nel Foro Boario e che aveva uno dei lati su uno dei vicus dove passavano i cortei trionfali.
Nel 1819 venne ritrovata un’iscrizione inserita ad ornamento nell’intonaco di "una casa privata antica ... sei palmi sotto la strada, incontro la chiesa di Sant’Eligio de Ferrari ..." in cui era indicata una Insula Sertoriana, l’epigrafe era un atto di successione; il luogo dove fu ritrovata consente di individuare l’Insula Sertoriana come sita lungo la diramazione che scendeva dal vicus Jugarius verso il Foro Boario, in quella che oggi si chiama via S. Giovanni decollato.
L’epigrafe fornisce molte altre informazioni sull’insula, il nome di una proprietaria e come era composta questa insula.
CIL 6.29791 

"In his praedis
insula Sertoriana
volo esse
Auria Cyriacetis
filiae meae. Cenacula n. VI tabernas n. X
i repossone subscalire
feliciter.
"

"In questi fondi
L’Insula Sertoriana
Voglio che sia proprietà
di Auria Ciriacete mia figlia.
Stanze superiori n. 6 botteghe n. 10
Ed un sottoscala.
Se la goda felicemente."

L’insula veniva chiamata Sertoriana perchè edificata da Sertorio, un fedele seguace di Gaio Mario e probabilmente fu proprio da lui che ottenne in concessione l’area, perché occorre ricordare che il suolo nei pressi degli spazi adibiti ad attività pubbliche rimanevano di proprietà del demanio. Quasi sicuramente si trattava di una insula di piccole dimensioni ed infatti nell’atto di donazione si citano sei stanze, ovvero appartamenti, che potevano essere collegate alle dieci tabernae sottostanti.
Quale sia stato l’anno in cui Auria Cyriacetis sia entrata in possesso dei beni paterni si potrebbe stabilire cercando di individuare chi fosse questa donna; sicuramente apparteneva ad una famiglia ricca dove le donne avevano la possibilità di gestire il loro patrimonio. Una breve menzione ad una “Cyriacetis foemina” è fatta dal Platina che, Prefetto della Biblioteca Vaticana al tempo di Sisto IV, per poter scrivere il suo libro sulla vita dei pontefici ebbe l’accesso a scritti che erano nell’Archivio del Vaticano. Dai documenti sembra che la “Cyriacetis foemina” fosse una ricca patrizia che, rimasta vedova dopo undici anni di matrimonio, si era convertita al cristianesimo e che usò i suoi averi per sostenere la chiesa.

Nella sua casa sul Celio, durante le persecuzioni di Decio si riunivano i cristiani per celebrare i “misteri”; la domus Cyriaci si trovava sulla sommità del Celio e qui la ricca patrizia convertita ospitò il diacono Lorenzo che la guarì dal mal di testa. Nel IV sec. d.C. la domus divenne titulus Cyriaci e dopo, poiché il nome greco Ciriaca in latino diventa Domenica, alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che sull’area dove sorgeva la domus di Ciriaca sia stata costruita la chiesa di Santa Maria in Domnica; tuttavia anche se l’individuazione esatta rimane incerta sicuramente la casa era posta sulla sommità del colle. Per il suo sostegno ai cristiani e la sua fede Auria Cyriacetis o Ciriaca, subì le persecuzioni al tempo di Valeriano e Decio e morì dopo aver subito il martirio; il suo corpo fu sepolto nel praedia sulla Via Tiburtina dove aveva fatto realizzare una catacomba per gli adepti cristiani e dove già era sepolto il diacono Lorenzo.
Sulle catacombe di Ciriaca, conosciute anche come Catacombe di San Lorenzo, sorgerà poi la Basilica di San Lorenzo e sul terreno di Ciriaca, il Campus Verano, sarà realizzato il cimitero che nei secoli diventerà il cimitero di tutti i romani.

Dopo la morte di Ciriaca, le sue proprietà finirono nel demanio imperiale e tra queste anche l’Insula Sertoriana che forse all’inizio del IV sec. d.C. doveva ancora essere abitata e probabilmente lo fu fino all’invasione di Roma del 410 da parte di Alarico.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 21/02/2016)