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Iacopa de Settesoli vedova Frangipane

Iacopa de Settesoli vedova Frangipane

Nella Roma medievale vi erano spinte spiritualistiche che portarono alla nascita di comunità di preghiera e di devozione tra le donne dell'aristocrazia e tra queste prima su tutte ci fu Jacopa de' Normanni che giovanissima era divenuta la moglie di Graziano Frangipane de Settesoli. La famiglia Frangipane era una delle più potenti di Roma e possedeva la cittadella che occupava il Colle Palatino ed era protetta da un sistema fortificato che aveva i suoi capisaldi nelle Torri costruite appoggiandosi nei saldi edifici dell'antica Roma. Graziano aveva il suo caposaldo in quello che era stato il Septizonio dei Severi e da li, per corruzione venne la denominazione de' Settesoli alla sua famiglia.

Da una testimonianza letteraria del 1145 sembra che la famiglia Frangipane avesse “ .. trullum unum in integrum, quod vocatur Septemsolia prope diaconiam S.Lucia”, questo doveva essere la proprietà toccata ai De Septemsoliis, il ramo della famiglia a cui apparteneva Graziano, e qui rimase a vivere Jacopa dopo essere rimasta vedova e tutrice dei due figli Giovanni e Graziano.
Jacopa alla morte del marito doveva essere ancora abbastanza giovane ma decise di non risposarsi rimanendo quindi lei a gestire il patrimonio della famiglia per i suoi figli che furono oggetto di un profondo ed attento amore materno. L'educazione dei figli fu consona al loro lignaggio ed improntata ai principi di giustizia e dell'ortodossia cristiana; divennero entrami senatori e Giovanni ebbe anche l'epiteto di padre del popolo.
La ricchezza dei Frangipane fu utilizzata da Jacopa per le opere di carità ma ancor più valse l'influenza che aveva presso l'aristocrazia romana, influenza che le consenti di recuperare il rapporto incrinato che la famiglia Frangipane aveva con il Papa.
Quando nel 1209 Francesco d'Assisi venne a Roma per far accettare la regola, fu proprio Jacopa che lo ospitò dando iniziò ad una grande amicizia che sarebbe durata tutta la vita.

A donna Jacopa, serva dell'Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo.Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura ... Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma
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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 12/09/2018)