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Lucio Calpurnio Pisone, prefetto e amans bibendi


Augusto lo fece eleggere prefetto di Roma nel 13 d.C. e lo fu sino alla data della sua morte nel 32; proveniva da una famiglia importante e ricca i Pisoni della gens Calpurnia, suo padre era Cesonino, ed era il fratello di Calpurnia, la moglie di Cesare.
Nacque a Roma nel 48 a.C., fu console nel 15 a.C. e governatore della Pamphylia, quindi per tre anni fu impegnato a reprimere un'insurrezione in Tracia che gli fruttò gli ornamenti trionfali. Nel 2-3 a.C. ebbe il proconsolato in Asia e nel 13 d.C. fu preposto alla prefettura urbana fino alla morte nel 32.
Fu un uomo molto importante nella vita pubblica dei primi anni dell’impero. Riunì in sé due cariche, fu prefetto dell’Urbe dal 13 d.C. alla sua morte nel 32 d.C. e contemporaneamente fu Pontifex ( come riferisce Tacito negli Annali), inoltre sembra sia stato anche Sacerdote Arvale.

Il cursus Honorum di Pisone il Pontefice fu glorioso, ebbe il riconoscimento del trionfo per i successi militari in Tracia, ricoprì magistralmente la carica di Praefectus Urbi; quando muore a 80 anni, Tacito negli Annales fa di lui un monumento della storia di Roma ma ci sono altre testimonianze che raccontano il suo piacere nel vivere viziosamente nei momenti dell’otium.
La sua famiglia proveniva da Piacenza ed a Veleia (antica città tra Piacenza e Parma), di cui fu patrono, fece realizzare una basilica ed innalzare delle statue alla dinastia giulio-claudia (dove è stata ritrovata la sua statua come Pontifex); nei grandi possedimenti ereditati dalla madre Calventia si coltivava la vite, ma questa arte di produrre vino i Pisoni la affinarono quando nelle loro terre di Cuma trapiantarono, come racconta Plinio il Giovane nella sua Naturalis Historia, la Calventina un vitigno assolutamente nuovo per le terre campane.
Ma i Pisoni non solo erano viticultori, erano anche grandi estimatori di vino che bevevano in poco eleganti calici, come Cicerone sottolinea nella sua invettiva contro Lucio Calpurnio Pisone il padre del Pontefice; tuttavia Pisone il Pontefice non solo amava il suo vino ma ne abusava.
Pisone il Pontefice era amans bibendi e buon amico dell’Imperatore Tiberio, anche lui forte bevitore tanto che i soldati storpiavano il suo nome: Tiberius Claudius Nero era diventato, per assonanza, Biberius (bevitore) Caldius (di più caldo) Mero (vino puro).
Svetonio racconta di una perpotatio durata due giorni e due notti: nella villa di Capri, Tiberio e Pisone in compagnia anche di Pomponio Flacco si lasciarono andare al mangiare e soprattutto al bere ed al termine del banchetto furono anche ringraziati dall’imperatore.
Non solo, ma Tiberio gli affidò anche degli incarichi segreti e particolari che, a quanto sembra, riuscì a portare a termine benissimo, ma divenne quasi leggendaria questa sua capacità di amministrare la giustizia pur essendo poco lucido già dal mattino.
L’indulgenza con cui gli storici parlano di Pisone e del suo vizio di bere nasce probabilmente dalla stessa affermazione di Seneca:

Quando l'animo è in preda all'effetto violento del vino, tutta la malvagità nascosta emerge. L'ubriachezza non origina i vizi, ma li mette in luce

e per sillogismo, esercizio tanto caro agli antichi romani, se l’uomo non è malvagio l’ubriachezza non libera gli impulsi a commettere nefandezze, per cui l’uomo onesto è anche affidabile seppur ubriaco fradicio.
A queste sue capacità ed al suo carattere, Lucio Callpurnio Pisone doveva la benevolenza degli imperatori da Augusto a Tiberio e poi a Caligola; ma fu anche un mecenate e protettore di poeti: a lui e ai suoi due figli Quinto Orazio Flacco – famoso per il suo Carpe diem - dedicò l'Ars Poetica con l’intento di dissuadere il più grande dei figli dal divenire poeta.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 08/06/2015)