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Villa Cellere


Al civico 769 di Via Casilina ancora agli inizi del novecento c’era una bellissima villa liberty, Villa Cellere appartenuta ai fratelli Del Grande, la villa non esiste più, al suo posto c’è ora un supermercato.
La villa ed il suo giardino sono stati divorati da un quartiere popolare anche se sono stati luoghi di memorie antiche e vicende storiche più moderne.

Nel 1838 facendo dei lavori in una delle cantine della villa fu ritrovato un ipogeo che fu ritenuto appartenente alle catacombe di S. Pietro e Marcellino, tuttavia la Pontificia Commissione di archeologia sacra non vi ha rinvenuto "segni superstiti di cristianità, come sarebbe anche confermato dal soggetto dell’affresco raffigurate un uccello con un rametto tra le zampe".
Il sito in epoca romana si trovava tra il III ed il IV miglio della Via Labicana e l’area apparteneva ad una grande villa rurale per cui l’ipogeo quasi sicuramente era ad uso privato, ma nonostante i numerosi materiali anche epigrafici ritrovati in superficie non è ancora stato possibile individuare i proprietari.

Pur se i resti del monumento indicano fasi successive di costruzione a partire dal II sec. d.C., per l’ipogeo vero e proprio si è stabilita una data di costruzione risalente alla prima metà del IV secolo; il monumento sviluppa su due livelli ed ancora non è stato completamente svuotato dai detriti. Ha una parte fuori terra ed una galleria lunga quasi 30 metri sotterranea; i due livelli sono collegati tra loro da una rampa e da una scalinata; lungo la galleria si aprono su ogni lato 3 camere quadrangolari con volta a botte che misurano ognuna circa 80 mq., da questa prima galleria si dipartono altre due gallerie che scendono verso una quota inferiore ma che non sono state scavate. L’ambiente fu scavato nel tufo ed in parte foderato di opera listata; la decorazione interna è costituita da un rivestimento ad intonaco dipinto, il pavimento ha decorazione musiva a scacchiera bianca alternata a riquadri figurati, lastre di marmo sui gradini ed un mosaico pavimentale nell’ambiente fuori terra che fungeva da vestibolo. I riquadri musivi erano originariamente cinque, ma se ne sono conservati solo tre: uno figurato (rappresenta un uccello con un rametto d'ulivo nel becco) e due dei quattro a motivi geometrici. Il primo è posto ai piedi della rampa, gli altri due sono posti uno sulla rampa stessa e l'altro, così come quelli scomparsi, in corrispondenza di lucernari aperti all'incrocio con le gallerie laterali.
L’unica immagine figurativa degli affreschi rappresenta un uccello che comunque è uno dei simboli per eccellenza usati nelle rappresentazione funerarie, sia in quelle pagane che poi in quelle cristiane; per i romani pagani rappresentava il viaggio che il defunto si accingeva a fare verso i Campi Elisi mentre per i cristiani diventerà simbolo dell’immaterialità dell’anima e, in senso tlaslato, simbolo di una transizione dalla materialità della vita terrena all’immaterialità della vita dopo la morte.

Nelle camere e lungo la galleria sono presenti loculi ormai vuoti anche perché il colombaio deve essere stato violato già in un passato remoto.
Villa Cellere o Vigna del Grande, ormai in condizioni fatiscenti, fu demolita nel 1960 e molti frammenti antichi furono poi raccolti nei locali dell’ipogeo. Agli inizi del Novecento Ashby aveva avuto modo di rilevare inserito sui muri della villa un cippo in travertino attribuibile al I sec. d.C. dove ci sono chiari riferimenti a sepulture dei liberti con un patronimo “Livius”.
Ma Villa Cellere era famosa alla fine dell’Ottocento per un altro motivo, nel suo giardini si svolgevano i duelli; e proprio in duello all’arma bianca qui vi morì Felice Cavallotti, giornalista, senatore e uno dei fondatori del partito radicale italiano.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 08/02/2016)




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