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Via Alessandrina


La Via Alexandrina fu voluta dal Papa Alessandro VI che fece allargare l’antica Via Recta per il Giubileo del 1500; la strada correva parallela al Campo Vaccino e collegava il Colle Oppio con le pendici del Quirinale. La sistemazione urbanistica avvenne più tardi per merito del Cardinale Bonelli, nipote di Pio V Ghislieri detto l’Alessandrino perché originario di Bosco in provincia di Alessandria; l’intervento era quanto mai necessario perché l’area che nell’antica Roma era drenata convogliando le acque che scendevano dai colli circostanti nella Cloaca Massima, questa era ormai occlusa e veniva ricoperta dalle acque tanto da essere chiamata “I pantani”.

L’interesse del Cardinal Bonelli ad un intervento urbanistico non era solo dettata dalla necessità di migliorare la viabilità in una Roma che stava riconquistando un ruolo come capitale del cristianesimo, ma aveva anche un risvolto economico, infatti il Cardinale era il Priore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta che possedevano gran parte dei terreni dell’area sulla quale, una volta bonificata, si sarebbero potuto costruire abitazioni sempre più necessarie in una città dove la popolazione stava crescendo con la conseguente domanda di case.
L’intervento urbanistico del Cardinale Bonelli comportò la bonifica di tutta l’area, fu riattivata la Cloaca Massima, anzi nel tratto in cui attraversava il Foro di Nerva fu sostituito con un nuovo collettore che ripercorreva ad una quota più alta il tratto originale, il cosiddetto “Chiavicone della Suburra”. Dopo si procedette ad un considerevole lavoro di riempimento delle aree al fine di ottenere un livellamento che consentisse alla via di correre diritta dalla Basilica di Massenzio al Foro di Traiano per circa 400 mt. Il tracciato della nuova Via era stato già studiato da Antonio da Sangallo il Giovane come collegamento rettilineo tra Santa Maria in Campo Carleo e Torre dei Conti, ma egli non riuscì a realizzare il progetto perché morì nel 1546; l’anno seguente fu invece effettuato il raddrizzamento e l’ampliamento del tratto tra la Torre dei Conti e il Colosseo.
Toccherà al Cardinal Nepote inaugurare la nuova strada; via Alessandrina fu aperta sul prolungamento di via di Santa Eufemia, lungo il percorso che congiungeva la chiesa di Santa Maria in Campo Carleo, la torre dei Conti e la Basilica di Massenzio, proseguendo verso il Colosseo. Attorno alla nuova strada si sviluppò il Quartiere Alessandrino dove furono costruite case modeste e palazzi nobiliari (ad esempio il palazzetto di Flaminio Ponzio e il cosiddetto palazzo di Sisto IV o dei Ghislieri), botteghe artigiane e commerciali come la famosa osteria all’interno delle “Colonnacce” .

La decisione di riscoprire le vestigia dell’antica Roma, decretò la cancellazione del quartiere Alessandrino; tra il 1924 ed il 1933: tutte le case del quartiere furono demolite prestando attenzione a salvare solo le costruzioni romane, andarono così perse anche importanti testimonianze non solo del barocco romano ma anche gli edifici medievali che si erano installati sule rovine dell’immenso Foro di Traiano, ma per uno scherzo del destino,il 22 febbraio del 1933 durante la demolizione del caseggiato al 101 di Via Alessandrina un muratore con una picconata fece cadere una lastra di ferro che nascondeva un vano nel muro e da questo cominciarono a cadere monete d’oro e gioielli. Il muratore si portò a casa il “tesoro” ma la notizia si sparse ben presto e il giallo cominciò a dipanarsi.

In quella casa aveva abitato dal 1879 al 1895 Francesco Martinetti, un antiquario e restauratore romano che aveva la bottega a Piazza Montanara; era conosciuto come “Sor Checco” ma era anche famoso perché implicato in contraffazioni e altri affari non proprio chiari, i contadini della campagna romana quando trovavano “anticaje e petrelle” nei campi andavano a venderle a lui per pochi soldi, ma lui sapeva guadagnarci bene. Era molto ricco ma anche molto avaro e morì proprio per la sua avarizia: per non spendere i soldi del tram preferì andare a piedi anche se c’era un acquazzone, morì di polmonite. Nel vano nascosto rimase il suo tesoro: 2529 monete dell’antica Roma, medievali e più tarde oltre ad 81 oggetti di oreficeria e gemme, molte delle quali provenienti dalla Collezione Ludovisi-Boncompagni che si consideravano ormai perdute. Il “Tesoro di Via Alessandrina” fu recuperato dal Governatore di Roma ed oggi è conservato nel “Medagliere Capitolino” come Collezione Martinetti.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 13/02/2016)