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Tempio di Giove Ottimo Massimo


Il tempio più importante di Roma si trovava sul Colle Capitolino, era dedicato a Giove Ottimo Massimo e Giunone e Minerva, ovvero la Triade Capitolina era stato costruito per il voto fatto da Tarquinio Prisco durante le guerre contro i Sabini.
La costruzione del Tempio di Giove sul Colle Capitolino segna un cambiamento importante nella religione romana che per 170 anni dalla sua fondazione avevano adorato gli dei senza alcun simulacro. La rappresentazione antromorfa della divinità individua gli stadi evolutivi della religione a Roma; dalla fase arcaica senza templi ma solo con altari provvisori si sarebbe poi passati al tempo di Numa Pompilio con templi semplici ma senza alcuna rappresentazione della divinità per arrivare all’età dei re etruschi che costruiscono templi di grandi dimensioni e rappresentano gli dei con sembianze umane. Sarà infatti Tarquinio Prisco che chiamerà a Roma Vulca per realizzare le statue fittili di Giove e di Ercole.
Per poter realizzare il grande tempio che Tarquinio voleva sulla cima del colle più importante fu necessario togliere o spostare le aedes di altre divinità arcaiche, ma prima di farlo Tarquinio volle ascoltare l’aruspice Atto Navio perché tutto si facesse nel rispetto del volere delle divinità. Tito Livio racconta che Atto Navio interpellò le divinità e dalla lettura delle interiora degli animali sacrificati si ebbe il responso: tutte le divinità arcaiche accettarono di essere spostate ad eccezione di Terminus e Juventas che vennero incorporate nel nuovo tempio, anzi secondo gli aruspici la permanenza di Terminus era auspicio della durata di Roma.
I lavori iniziarono nel 575 a.C., durante il regno di Tarquinio Prisco, con la costruzione di un’enorme muro di cinta che aveva la funzione di terrapieno, proprio durante questi lavori fu trovato un teschio che la leggenda vuole fosse del mitico condottiero etrusco Aulo Vibenna e da questo la cima del colle fu chiamata Caput/O/i ovvero Capitolium.
Ma quando Tarquinio morì il tempio non era terminato e per il suo successore, Servio Tullio, il tempio non presentava la stessa valenza simbolica e preferì realizzare altre opere di cui Roma aveva necessità; toccherà all’ultimo Tarquinio occuparsi dell’edificazione del grande tempio. Fu un’impresa colossale alla quale Tarquinio detto il Superbo destinò la decima parte del bottino conquistato con la resa di Suessa Pometia, la capitale dei Volsci, ma per la quale occorsero anche moltissimi uomini e poiché non bastavano gli schiavi fu imposta la schiavitù alla plebe romana e questo fu uno degli errori che portarono alla cosiddetta “cacciata dei Tarquini” ed al cambiamento della forma di governo.
Per la sua costruzione e decorazione furono chiamati a Roma gli artisti etruschi che trovarono alloggio lungo il vico che dal Foro Romano portava al Velabro e dove continuarono ad avere le loro tabernae tanto che per la loro presenza fu chiamato Vicus Tuscus.
 Il tempio fu costruito sopra un altissimo podio lungo circa 200 piedi (oltre 60 metri); le sue misure erano imponenti, mt. 62 x 54 - per averne una rappresentazione immediata basta pensare che la Curia Giulia (integra e visibile) misura mt. 27 X 18 - con la larghezza di poco inferiore alla lunghezza; era rivolto a Sud e presentava tre file di colonne sulla fronte e una su ciascun lato. Aveva tre celle parallele, separate da muri ma coperte da uno stesso tetto: quella centrale dedicata a Giove, le laterali a Giunone e Minerva. Come racconta Vitruvio le colonne erano molto distanti tra loro e quindi il tempio era aerostilo; i progettisti realizzarono quindi un tempio con la caratteristica pianta dei templi tuscanici lasciando tra le file di colonne ampia luce che impose l’uso di architravi di legno piuttosto che di pietra ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 27/04/2016)