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Santo Stefano Rotondo

Santo Stefano Rotondo

Nel V secolo d.C. sul Celio, dove prima delle devastazioni dei Goti di Alarico vi erano lussuose dimore patrizie come la Domus Valerii, Papa Leone I fece costruire una chiesa che volle dedicare a Santo Stefano, colui che è considerato il primo martire cristiano. I lavori iniziarono nel 460 e si diede all’edificio una pianta rotonda che la rende ancora oggi quasi un unicum tra le chiese di Roma; questa particolarità non derivava solo da una scelta legata a simbolismi della religione, quanto piuttosto fu frutto di una decisione pratica e contingente.
La chiesa fu eretta sopra l’area che nell’antica Roma era occupata dai Castra Peregrina, l’accampamento costruito da Settimio Severo alla fine del II secolo d.C. e destinato alle truppe provinciali e dove i soldati avevano anche il loro luogo di culto, un’ara ipogea dedicata al Dio Mitra a cui, probabilmente, si accedeva da un tempio superiore dedicato alla dea Iside, una dea madre i cui templi potevano avere forma circolare. I castra peregrina furono chiusi e demoliti all'inizio del V secolo e con le macerie furono riempiti gli ambienti ipogei che divennero così le fondazioni per l'edificio da dedicare al culto cristiano che probabilmente Papa Leone I (444+461) si fece assegnare dall'imperatore Maggioriano.
Edificato sulle fondazioni del precedente edificio pagano, quella che nel progetto di Papa Leone Magno doveva essere una basilica minore e statio della liturgia cristiana, ne mantenne la pianta rotonda. Tuttavia, la decisione di riutilizzare l'impianto così singolare di un luogo di culto pagano per una delle prime chiese cristiane suggerisce delle similitudini tra le due religioni. Pur rispettando le differenze , la religione cristiana era una religione salvifica, esattamente come lo era la religione isiaca e l'avvicinamento dei fedeli o adepti al dio avveniva seguendo un cammino di conoscenza che comportava dei riti di iniziazione in cui il cammino verso la conoscenza comportava delle gestualità che comprendevano anche l'atto del camminare seguendo il celebrante. In vista della meta diveniva importante proprio l'atto del camminare, la deambulatio consisteva nel muoversi in senso circolare all'interno di uno spazio sacro ed era la simbolizzazione del viaggio dei fedeli alla ricerca del contatto con il sacro che, secondo i testi sacri, consisteva in un viaggio verso i luoghi dove il divino si era manifestato.
Sebbene il culto isiaco fosse stato introdotto a Roma già nel I secolo a.C., la sua diffusione massima si ebbe a partire dal II secolo d.C. con l'arrivo a Roma di una corte imperiale, quella al seguito della dinastia dei Severi, che era profondamente permeata dei valori della religiosità egizia e rispettosa dei rituali. Inevitabilmente questa religiosità si espresse anche nella costruzioni di edifici atti allo svolgimento dei riti ed è da questo punto di vista che va analizzata l'architettura dell'originario tempio isiaco e della successiva basilica cristiana alla ricerca delle similitudini che vanno oltre l'architettura per arrivare alle similitudini liturgiche espressione di valori religiosi comuni.
La religione isiaca era arrivata a Roma insieme al grande numero di schiavi avevano portato le conquiste in oriente e la sua diffusione anche fra i popolino di cittadini liberi e poveri fu facilitata dal messaggio salvifico che le era proprio. Il culto si svolgeva anche attraverso cerimoniali, i misteri isiaci che, in ultima analisi, consisteva in un cammino di conoscenza che muoveva dal dentro al fuori ed in cui i sacerdoti guidavano gli adepti in camminate in circolo entro spazi delimitati al fine di favorirne la meditazione. Le ragioni di questa scelta sono profondamente simboliche, l’edificio era il luogo dove più forte era il legame tra cielo e terra dove furono costruiti dei percorsi simbolici in cui i fedeli potevano avere esperienze psichiche di conoscenza. Inoltre anche la religione cristiana prevedeva un cammino di conoscenza che non era solo interiore ma anche fisico e per questo si costruivano dei percorsi o “labirinti”.
L'architettura dell'edificio cristiano edificato nel V secolo tuttavia, pur mantenendo la singolarità della forma circolare dell'edificio pagano, si arricchisce di elementi propri delle nuove chiese cristiane, infatti le sue dimensioni ricalcano quelle delle basiliche pagane a cinque navate – come la Basilica Ulpia – riprese poi nelle prime grandi chiese cristiane del secolo precedente come la Basilica di San Giovanni, la Basilica costantiniana di San Pietro e quella di San Paolo fuori le mura: l'altezza dell'edificio, corrispondente al diametro della rotonda centrale, è di m. 22,50 mentre il diametro passante per il centro della rotonda e comprendente anche i deambulatori è di m. 65,80, quindi le dimensioni di Santo Stefano Rotondo sono uguali alle sezioni trasversali delle grandi basiliche ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 23/09/2019)




Bibliografia:

  • Hugo Brandenburg: L'edificio monumentale sotto S.Stefano Rotondo in Aurea Roma: dalla città pagana alla città cristiana - L'Erma di Bretschneider.
  • Luigi Bartoloomei: Note sulla forma degli spazi di culto per la liturgia cristiana in età tardoantica – in Architetture del sacro nel bacino adriatico”, EDB Bologna 2011.