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Stendhal a Santo Stefano Rotondo

Stendhal  a Santo Stefano Rotondo

Nel 1828 Stendhal era a Roma ed era già stato a Roma tre volte ma non era mai entrato nell'antichissima chiesa di Santo Stefano Rotondo; dopo averla visitata, nella sua memoria delle chiese da vedere a Roma, Stendhal così stigmatizzava su Santo Stefano Rotondo:

Pianta interessante, spaventosi quadri di martiri

Era una mattina di giugno e, come descrisse nelle Promenades dans Roms, il tempo era:

enchanteur, pas de soleil et des Iaouffées d’un air frais qui vient de la mer; il y a eu sans doute quelque tempete cette nuit.

Ed in compagnia di alcuni conoscenti e dell'amico con cui divideva l'abitazione a Palazzo Cavalieri, dopo aver visitato l'Aventino decisero di salire, probabilmente lungo il Clivio di Scauro, sino alla sommità del Celio per vedere la chiesa di Saint-Etienne-le-Ronde.
Alla visita partecipò insieme a Paul e Frederic, due conoscenti dei due amici, una signora che amava la musica e per questo dotata di molta sensibilità; nel resoconto di Stendhal stilato secondo l'invenzione letteraria del romanzo-conversazione, il gruppo di amici ammirava gli affreschi del Pomarancio che rappresentano i più atroci supplizi a uomini e donne della cristianità, ma gli orrori rappresentati sono ed apparvero tali che la signora non riuscì a sopportarne la visione ed fu costretta ad uscire dalla chiesa. La signora era stata sconvolta da quelle rappresentazioni ma prima e dopo di lei altri lo furono ed alcuni viaggiatori del Grand Tour impressionati dai racconti di quegli affreschi evitarono di andarli a vedere.
Quando arrivò a Roma per la prima volta nel 1802 Henri-Marie Beyle rimase deluso del suo paesaggio: Il territorio è collinoso ed insignificante; non migliorò il suo parere durante i soggiorni del 1817 e 1818 … Roma in realtà è un agglomerato di sublimi rovine e di brutte chiese e case moderne; sarebbe stato meglio se non fosse sopravvissuta alla fine della età antica, se si fosse trasformata in un deserto popolato solo dai resti dei suoi monumenti ...; tanta acredine nasce dall'amarezza dell'uomo che appassionato ammiratore e seguace di Napoleone, viaggia nell'Italia che dopo la caduta dell'imperatore è in piena restaurazione.
Ma nel 1828 sembra che cambiò tutto, la Repubblica laica di Napoleone non c'era più ed anche gli stravolgimenti che aveva indotto nell'Urbe erano stati riassorbiti inoltre Henri-Marie Beyle, che aveva pubblicato i suoi resoconti dei viaggi precedenti con lo pseudonimo di Stendhal, era ormai un ufficiale di cavalleria in congedo e cominciò a guardare Roma con occhi diversi.
Scrisse un intero libro su quali monumenti deve vedere un viaggiatore che visiti Roma e da uomo non credente quale era vi incluse ben 86 chiese solo perché volle precisare, custodivano veri capolavori. Alcune chiese lo colpiscono più di altre e se nella chiesa di Trastevere la statua di Santa Cecilia lo affascina man mano, come una lenta malìa così che non si può fare a meno di andarla a rivedere spesso (Passeggiate Romane, 1829), in Santo Stefano Rotondo gli affreschi del Pomarancio sono talmente spaventosi che lo inducono ad una riflessione sull'uso che i governi (o le ideologie) fanno dei soggetti più spaventosi per aumentare la loro capacità di attrarre i seguaci.
Alla fine inserì la Chiesa di Santo Stefano Rotondo tra i monumenti e siti da visitare nel terzo giorno di soggiorno a Roma in un lungo percorso circolare che partendo dal Foro Romano pone l'arrivo alla Basilica di Santa Maria Maggiore e a metà del tour inserisce proprio le bellezze del Celio e l'inimmaginabile Chiesa rotonda di Santo Stefano ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 09/05/2018)