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Horti Luculliani

Horti Luculliani

Quando Licinio Lucullo si ritirò dalla vita pubblica volle che la sua nuova villa fosse un monumento alla amoenitas atque decor maiestatis, ovvero rappresentazione della sua grandezza.
Per la realizzazione della sua villa suburbana Lucullo poteva contare sul bottino che aveva raccolto nel periodo in cui era stato il comandante in capo dell'esercito romano nella guerra contro Mitridate, il più grande sino allora riportato da un triumphator; scelse una posizione unica sul Collis Hortularum da cui si dominava tutto il Campo di Marte.
Nella sua grande proprietà Lucullo volle realizzare un luogo dove la natura fosse rappresentata nelle sue forme più belle e diverse così che trascorrervi del tempo potesse ritemprare il corpo e lo spirito. Un luogo simile erano i grandi giardini pensili che il re alleato Antioco - a cui egli stesso aveva consegnato il Commagene dopo averlo tolto a Tigrane - aveva creato a Samsat ( odierna Samosata), che Lucullo avea visto e dovette prendere ad esempio.
Proprio dal sua amico Antioco di Commagene Lucullo, in procinto di tornare a Roma, ricevette in regalo quattro alberelli con terra originale e due dozzine di talee di kerash, metà con fiori bianchi e metà rosa; da quelle talee pochi anni dai fiori di marzo nacquero dei frutti rossi e dolci che i romani chiamarono cerasus.
Non si sa bene quando iniziarono i lavori ma dopo il 66 a.C. la Villa di Lucullo era terminata. La proprietà di Lucullo aveva un’estensione di 20 ettari circa ed i suoi confini erano verso sud dati dalla Via Salaria Vetus e dagli archi dell'acquedotto dell'Acqua Vergine come suggerisce un passo di Frontino

arcus Virginis initium habent sub hortis Lucullanis

per poi estendersi su tutto il versante occidentale del Collis Hortulorum e rimase più o meno uguale fino ad età tardo imperiale, ma come si sviluppassero le costruzione è ancora oggetto di ricerche e di scoperte.
Per poter realizzare una villa che fosse un trionfo di giardini, Lucullo dovette preoccuparsi per prima cosa dell'acqua e così sulla sommità orientale del Collis Hortulorum fece costruire un complesso sistema sotterraneo di circa 3.500 mq che raccoglieva le acque piovane e quelle delle risorgive per poi convogliarle in alcune cisterne, per poi ridistribuirle nei ninfei, giardini ed horti. Esiste inoltre un cunicolo che metteva in collegamento con un acquedotto e, secondo Frontino, l'unico che per problemi di quota poteva alimentare gli horti al tempo di Lucullo era l'Acquedotto dell'Acqua Marcia. Questi cunicoli e le cisterne sono state ritrovate durante lavori di scavo archeologico nel Bosco di Villa Medici.
Nelle intenzioni di Lucullo i suoi Horti dovevano essere qualcosa di molto diverso dall'evoluzione dell'antico Hortus italicus che nelle domus era posto alle spalle della casa che si sviluppava invece tutta intorno al peristilio; in quel hortus italicus erano coltivate le piante che potevano servire per i bisogni della famiglia, quindi le piante utili. Con il miglioramento delle condizioni di vita accanto alle piante utili si iniziarono a far crescere piante semplicemente “belle” e se le prime rimasero all'interno del hortus, le seconde divennero protagoniste del viridarium, una parte del giardino che era arricchito anche da elementi decorativi architettonici a cui facevano da quinte sceniche dei lunghi porticati colonnati.
Gli Horti che Lucullo realizzò erano delle rappresentazioni del lusso e, se fino ad allora l'hortus era stato solo dei filari allineati di cavoli, porri, cipolle ed agli con nel mezzo una pianta di fico, con lui le dimensioni crescono e fiori, frutta, ortaggi divengono un continuum tra prati, fontane e rivi d'acqua che modifica il paesaggio e dove ogni cosa è idilliaca.
Una delle invenzioni architettoniche degli Horti di Lucullo era la terrazza-belvedere il cui simbolismo era quello del dominio sul paesaggio ed al contempo luogo della contemplatio e, sulle orme degli auguri, luogo di avvicinamento agli dei. Non fu difficile realizzare la contemplatio ponendola sulla sommità della scesa che dalla collina portava al Campo di Marte.
Tra le forme geometriche disegnate negli Horti trionfavano poi le ambulationes curve realizzate con porticus semicircolari che si congiungevano nei nimphaea.
Al tempo di Augusto gli Horti Luculliani passarono nella proprietà di Valerio Messalla Corvino che intraprese nuovi lavori di ampliamento e quasi sicuramente fece costruire un'ulteriore rete di cunicoli per la distribuzione delle acque, evento più che plausibile per lui che fu curator aquarum dopo Agrippa. Gli archeologi ritengono che l'intervento di Messalla fosse legato alla necessità di aumentare la quantità d'acqua per gli usi domestici piuttosto che per i giardini anche perché i condotti erano a soli 4 metri di profondità, troppo pochi per i giochi d'acqua.
Gli horti passarono poi nelle proprietà di Valerio Asiatico che vi avviò grandi lavori di ammodernamento e abbellimento che non ebbe però il tempo di terminare perché fu indotto al suicidio e per questo motivo passarono al demanio imperiale.
Divennero così la residenza preferita dell'imperatrice Messalina che qui teneva le sue feste ed incontrava il suo amante Gaio Silio almeno fino a quando non vi fu uccisa per ordine di Claudio. Fino al 410 d.C. gli Horti Luculliani o Domus pinciana furono di proprietà della potente famiglia degli Anicii quando, secondo quanto riferito da Procopio, Anicia Faltonia Proba si rese colpevole di aver aperto una delle porte di Roma ai Goti che l’assediavano ormai da molto tempo. Secondo questa versione la nobile romana l’avrebbe fatto perché il popolo di Roma era ormai allo stremo; questo fatto, seppure non vero e comunque non provato, divenne una verità risaputa in tutta Roma per cui Faltonia Proba dovette fuggire e quando Alarico ed i suoi Goti lasciarono la città, il Senato decretò che le proprietà degli Anicii passassero al demanio imperiale. La domus comunque aveva subito molti danni che probabilmente resero inagibile gran parte delle stanze e degli ambienti di cui si componeva la villa, ma non quanto la residenza degli Horti Sallustiani a cui fu accorpata andando a costituire un unico grande comprensorio chiamato Palation e che divenne la nuova residenza imperiale a Roma dove soggiornò anche Belisario quando nel 536-538 era a Roma per la guerra gotica ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 18/12/2018)