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Vita di Gaio Mario

Vita di Gaio Mario

A Cereate, nel territorio di Arpinum, elevato a municipium romano dalla lex Valeria, nacque nel 157 a.C. Gaio Mario che fu quindi uno dei primi italici a godere dei diritti della cittadinanza di Roma e come i suoi concittadini venne iscritto nella tribù Cornelia.
La sua città natale era stata fondata dai Volsci che, provenendo dalle zone dell’Appennino umbro, si erano infiltrati nelle valli confinanti con i territori del Samnium già dal VI sec. a.C.; i Volsci fondarono molti nuovi centri tra cui Satricum, Velitrae e Antium. I romani conquistarono le aree più meridionali di questi territori nel IV secolo a.C. e la supremazia fu ottenuta attraverso scontri ma anche con alleanze perché non era facile assoggettare dei popoli per i quali la guerra era l’arte necessaria per la vita. In effetti erano pastori guerrieri che difendevano i loro territori montani dove solo una ferrea disciplina ed una adeguata preparazione militare potevano consentire di respingere gli invasori.
Questa etica della guerra e le tecniche di addestramento quasi sicuramente erano le stesse a cui si avvicinò il giovane Gaio Mario rampollo di una delle famiglie importanti della città e che come racconta Velleio Patercolo apparteneva all’ordine dei cavalieri.
La tradizione rimanda che la famiglia aveva origini contadine e non era ricca ma gli storici non ritengono che questa fosse la verità perché se la famiglia apparteneva agli equites, questo significava che non poteva avere una rendita annua inferiore a 150.000 assi. Plutarco nelle sue 'Vite Parallele' racconta invece che la sua famiglia aveva origini modeste e la poneva tra gli humiliores. Il padre, che aveva il suo stesso nome, sarebbe stato un semplice coltivatore e la madre si chiamava Fulcinia; Mario ebbe un'educazione come quella che a Roma si impartiva nei tempi arcaici, mentre vide tardi la città, e gustò tardi il soggiorno in città.
Probabilmente per i genitori non si pose neanche il problema di dargli o meno un'educazione letteraria, inoltre il giovane Mario era forte fisicamente e come cittadino romano appena compiuti i sedici anni si trovò arruolato nella guerra contro i Celtiberi. Per cui lasciò ben presto la città natale della quale comunque non si dimenticò mai e che deve proprio a lui un lungo periodo di sviluppo grazie alle rendite fisse che Mario gli fece assegnare dopo che nel 101 a.C. ebbe conquistato la Gallia Cisalpina.
Il legame tra Mario e la sua città natale fu talmente stretto che quest'ultima nella memoria di tutti è divenuta Casa Marii, ovvero la Casa di Mario da cui l'odierna Casamari nei pressi di Veroli.
Il cursus honorum di Mario è stato descritto in modo preciso e sintetico da Plutarco:

C. Marius homo novus fuit: nobilis enim non erat, tamen propter virtutem in bello atque plebis favorem celerem cursus honorum transcurrit; nam augur, quaestor, tribunus plebis, praetor, censor, consul septies fuit.

Caio Mario fu un homo novus: infatti non era nobile, tuttavia per il suo coraggio nella guerra e per il favore del popolo percorse velocemente il cursus honorum; infatti fu augure, questore, tribuno della plebe, pretore, censore e sette volte console.

Come tutti gli uomini appartenente all'ordine equestre per poter iniziare il suo cursus honorum dovette prestare servizio militare per 10 anni e quindi fu solo nel 147 a.C. che divenne tribuno militare. L'ascesa militare e poi quella politica di Gaio Mario fu favorita dai Metelli dopo che il loro capo Quinto Cecilio Metello aveva avuto modo di apprezzare le doti militari e di comando di Mario.
La carriera politica gli richiese parecchi anni, divenne augure, questore, tribuno della plebe nel 119, pretore nel 116 e poi proconsole di Spagna. In quel periodo forse nel 110 a.C., Gaio Mario a Roma sposò Giulia Maggiore, zia di Giulio Cesare, da cui nel 108 a.C. ebbe un figlio chiamato 'Gaio Mario il Giovane' che diventerà console nell’82 a.C.
La sua occasione venne poco dopo per la sua condotta nella guerra contro Giugurta. Tra il 109 ed il 108 Quinto Cecilio Metello lo volle come proprio legato e grazie al successo della sua condotta e, nonostante il mancato appoggio dei Metelli che non lo ritenevano adatto, nel 107 riuscì a conquistare il consolato, aveva cinquant'anni.
Aveva contro l'aristocrazia romana ma non il popolo, concorse ancora nei sei anni successi per il consolato che gli fu confermato dai Comizi Centuriati ma non dal Senato. Nel discorso iniziale del consolato, che tenne nella Curia, Mario rimarcò come la carica fosse la giusta ricompensa per il proprio comportamento ed i successi militari, tuttavia il Senato non aveva fiducia in lui e lasciò il comando della guerra in Africa a Quinto Cecilio Metello che trattenne presso di sé le legioni.
La guerra numidica fu una strana guerra dove molto peso ebbe l'oro che Giugurta versò ai legati del Senato di Roma che sembrava non volersi impegnare per debellare il ribelle nipote di Micpisa a cui Scipione l'Africano aveva lasciato il trono di Numidia.
Il nemico di quella guerra era Giugurta, re di Numidia dopo aver eliminato i concorrenti, che dopo essere stato alleato di Roma si era ribellato ed aveva assediato e distrutto Cirta una cittadina di italici, affronto che Roma non poteva tollerare e che finì per impegnarla in una guerra lunga cinque anni da cui riuscì ad uscire vincitrice nel 107 a.C. proprio per le capacità di comandante di Mario che aveva finalmente sostituito Metello.



di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 16/05/2019)