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Fontana della palla di cannone


Sul Monte del Pincio proprio davanti a Villa Medici si trova una fontana che, nonostante la sua struttura sia essenziale e non appariscente, racchiude in se arte, storia e leggende forse come poche altre a Roma e sarebbe conosciuta da pochi se non fosse per una leggenda legata a Cristina, la Regina di Svezia che nel XVII secolo era una dei personaggi più eccentrici ed in vista di Roma.
Quando Ferdinando de' Medici nel 1597, volle mettere una fontana davanti alla villa che stava realizzando sul Mons Pincii, lo fece per dare la possibilità al popolo di attingere l'acqua per le necessità quotidiane. L'acqua ormai divenuta abbondante perché era stato realizzato un collegamento con l'acquedotto dell'Acqua Felice che andava ad aggiungersi all'Acqua Vergine, e così il Cardinale poteva dare acqua a tutte le fontane della sua villa voleva ma allo stesso tempo volle creare un effetto di specchio per la facciata ed un allineamento armonico con le altre fontane - la Fontana dei Delfini, la Fontana del Mercurio, la Fontana del Piazzale e quella del balcone del Salone Grande - che si trovano all'interno della Villa oggi sede dell'Accademia di Francia. Affidò a Raffaello di Pagno l'incarico di trovare l'invenzione architettonica che gli consentisse di realizzare il suo intendimento utilizzando gli elementi architettonici dell'antichità che “andavano cavandosi” in quel periodo nella città e di cui il Cardinale era un attento ed innamorato collezionista.
L'architetto pensò di utilizzare una grande vasca in marmo africano che era stata portata nel giardino della villa dal Cardinale Alessandro de' Medici ( poi Papa Leone X) quando era titolare di San Pietro in Vincoli; era stata ritrovata durante dei lavori di scavo nel piazzale e quindi proveniva dalla Terme di Traiano su cui la basilica era stata costruita.
Raffaello di Pagno nella Fontana voluta dal Cardinale secondo gli esperti d'arte antica e gli storici riuscì a realizzare “una ricomposizione corretta di una fontana romana” in quanto corrisponde alla descrizione fatta da Rucellai della grande fontana, che raccoglieva l'acqua dell'antica Fons Euripi, che si trovava davanti al Colosseo (prima che il Bramante la smontasse per riutilizzare il labra nella fontana del Belvedere in Vaticano) e che doveva somigliare alla grande fontana pubblica posta nel Comitium.
La Fontana sembra sia stata completata quando Ferdinando era già tornato a Firenze e divenuto Granduca di Toscana, il grande progetto di allineamento armonico tra il fuori ed il dentro fu abbandonato; toccò ad Annibale Lippi completare la fontana che alla fine risultò composta da una vasca di marmo africano montata su uno zoccolo di granito poggiante su un bacino ottagonale di granito grigio proveniente dalle cave del Mons Claudianus in Egitto. Al centro della vasca fu posto un giglio, fiore dello stemma della città di Firenze, ma ben presto sostituito da una sfera di marmo pavonazzetto da cui usciva un alto zampillo d'acqua.
Proprio dalla sfera di marmo al centro della vasca nasce la leggenda della palla di cannone che la Regina di Svezia per un motivo non proprio chiaro – alcuni raccontano per annunciare un ritardo ad un pranzo con il pittore Charles Errand, altri in una serata di baldoria per semplice incoscienza – avrebbe sparato dai bastioni di Castel Sant'Angelo andando a colpire proprio il portone della villa sul quale ancora oggi si può ben vedere l'impronta lasciata dal colpo. Che si tratti di una leggenda è certo perchè una palla di cannone non avrebbe potuto coprire la distanza in linea d'aria di quasi due chilometri che c'è tra Castel San'Angelo e Villa Medici.
La fontana è anche conosciuta come Fontana di Corot per via del dipinto ad olio su tela che il pittore francese realizzò presumibilmene nel 1825; la fontana, proprio per la posizione in cui si trova è stata dipinta da molti artisti tra i quali molti pittori francesi vincitori del Grand Prix de Rome che soggiornarono all'Accademia come Fragonard, Hubert Robert, Vernet oltre Corot che della Fontana realizzò ben tre dipinti diversi, ma anche tedeschi, olondesi come Van Wittel, conosciuto come Vanvitelli, inglesi, svizzeri, danesi e moltissimi italiani.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 25/05/2016)