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Salita di San Sebastianello


Nel novero dei posti magici di Roma non può mancare la Salita di San Sebastianello. S’inerpica tra i muraglioni di Trinità de Monti e da Piazza di Spagna arrivando al piazzale davanti a Villa Medici, a fianco della Fontana della palla di cannone.
Anticamente era detta anche Via degli Olmi per gli alberi che la ombreggiavano. Il nome con cui è conosciuta ora deriva dalla Chiesetta di S. Sebastiano (detta anche S. Sebastianello) che era una Cappella interna dell’ex Curia Domenicana la cui entrata era al civico 10 della strada. Oggi la Cappella non esiste più perchè l’ex Curia Domenicana passò dopo il 1910 alle Suore di Ravasco, ma nel 1953 fu lasciata anche da queste; attualmente è un condominio civile.
Iniziando a percorrere la salita da Piazza di Spagna, la strada sembra terminare contro il muraglione del Pincio, davanti al quale fa una stretta e brusca curva, è in questo punto che si trova il bel nicchione architravato e voltato, cui fanno ombra romantici tralci d’edera.

E’ la Fontana del Bottino, una delle tante fontane di Roma la cui architettura appare sproporzionata rispetto alla collocazione. La fontana doveva essere la mostra terminale del riattivato Acquedotto dell’Acqua Vergine che poi si decise di portare fino alla Piazza dei Trevi per dare l’acqua al rione alle falde del Quirinale e, attraversando la cosiddetta Via dei Condotti (dell’acquedotto per l’appunto) farla arrivare al Campo Marzio.
La Fontana prende il nome proprio dal bottino, una sorta di cisterna per la riserva d’acqua. I lavori idraulici erano stati complicati ed avevano dovuto superare non pochi ostacoli; l’acqua avrebbe avuto qui la prima uscita in superficie ed avrebbe segnalato la presenza del bottino. I lavori non furono mai eseguiti, ma il bottino fu ugualmente posto alla sinistra del nicchione, in cui si trovava già una fonte. Le due vasche che il Della Porta voleva realizzare non furono mai fatte ed anche la fontana realizzata fu molto diversa: all’interno del nicchione fu posto un sarcofago strigilato di origine romana e di pregevole fattura, sollevato su quattro basi di travertino e ornato da una figura centrale e due laterali. L’acqua fuoriesce da tre zampilli all’interno del sarcofago e da qui alimenta una piscina posta a livello terra coperta da un velo d’acqua in cui si riflette l’intera composizione. A coronamento è posto un settecentesco arco a cornice spezzata in cui si incastona lo stemma del papa Barberini.

Lo scorcio della Salita di San Sebastianello è uno dei preferiti dei pittori che amano le vedute di Roma, se non fosse per le auto parcheggiate, non è cambiato nulla dal XVIII secolo.
Ma questa strada, nascosta e conosciuta da chi Roma la ama, potrebbe raccontare tante storie come quella di un Pierpaolo Pasolini che corre avanti ed indietro per la salita forse scappando da un gesto disperato perché il suo Accattone dopo il provino venne rifiutato e i contratti stracciati.

Quella delle Sorelle Fontana che nel 1955 al civico n. 6 aprirono il loro atelier dove arrivavano le star di Hollywood e l’aristocrazia europea per i meravigliosi abiti; ancora oggi nelle sale della Fondazione Micol Fontana si possono ammirare gli abiti creati per Jacqueline Kennedy, Grace di Monaco e per le attrici cui Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn, Ursula Andress, e Ava Gardner oltre agli abiti di scena realizzati per La Bibbia.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 21/05/2015)




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