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Il Caffè Greco

Il Caffè Greco

Il Caffè Greco è il più antico caffè di Roma ed il secondo d'Italia dopo il Florian di Venezia, fu aperto nel 1760 da un certo Nicola della Maddalena di origine greca. I primi anni di vita il Caffè, come racconta il poeta romano Cesare Pascarella, furono difficili ed il greco non riuscendovi a guadagnare preferì cederlo, ma anche chi lo acquistò non ebbe maggiore fortuna finchè ne divenne proprietario un “certo Salvioni” . Questo rinnovò completamente il caffè, lo rivestì di marmi e vi fece realizzare anche degli affreschi sulle pareti ma anche questo non cambiò la fortuna del caffè che si trovava in una zona dove abitavano molti stranieri che forse preferivano il caffè con una maggiore caratteristica di romanità ad uno che era “Greco”.
Nella seconda metà del XVIII secolo divenne il luogo di ritrovo degli artisti tedeschi che vivono a Roma; Goethe ed il suo amico pittore Johann Wilhelm Tischbein vi passavano molto tempo incontrando altri tedeschi come  Karl Philipp Moritz e Jakob Wilhelm Heinse che propose  addirittura di chiamarlo "Caffè Tedesco".
La fortuna arrivò con le guerre napoleoniche o meglio con il “Blocco Continentale”, misura economica voluta in tutti i paesi che subivano l'influenza francese; il blocco comportava il divieto di ogni commercio tra il Continente e le Isole Britanniche: i prezzi di tutti i cosiddetti “coloniali”, tra cui il caffè salirono alle stelle. Nei caffè di Roma la bevanda si ricavava da semi “autarchici” come ceci, fagioli e castagne ed in questo poco invitante panorama Salvioni ebbe l'idea di ridurre la dimensione delle tazze e riuscì così ad offrire del vero caffè ad un prezzo solo doppio, cinque baiocchi; fu un vero successo, il caffè era sempre affollato.
Quando il blocco finì, ritornò il vecchio prezzo ed anche le tazze tornarono alla dimensione usuale ma ormai I clienti erano affezionati e continuarono a frequentare quelle salette della Via dei Condotti. Anche i viaggiatori del Grand Tour furrono conquistati dal Caffè Greco; lo frequentarono Byron e Shelley,Stendhal e Chateaubriand, Gogol, Mendelssohn e Berlioz, anche se non tutti ne restarono affascinati. Berlioz la considerava la peggiore taverna che si potesse trovare con sale oscure ed umide che non potevano giustificare la preferenza che gli accordavano tanti artisti stranieri che vivevano a Roma. Ma questi artisti erano attratti dall'atmosfera di questo caffè tanto che alcuni arrivarono a farsi indirizzare lì la loro corrispondenza.
Il caffè è stato testimone di tanti cambiamenti ma anche scenario di alcuni episodi particolari come nel caso della morte del giovane pittore tedesco Carl Philippe Fohr. Molto apprezzato il ventitreenne Fohr stava preparando i cartoni per un grande affresco da realizzare nel Caffè Greco e dove dovevano essere rappresentati i tanti artisti che lo frequentavano, quando morì annegato nei pressi di Ponte Milvio nel tentativo di attraversare a nuoto il Tevere per una gara tra amici; proprio al Caffè Greco fu fatta la commemorazione da parte dei suoi amici artisti tedeschi prima di essere sepolto nel cimitero acattolico di Roma ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 23/10/2018)




Bibliografia:

  • Cesare Pascarella: Prose 1880-1890