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Via del Corso fine 800


Solo nel 1834 furono fatte, per il Corso, regolari chiusini per lo scolo delle acque e la strada già selciata da tempo fu illuminata a gas la notte del 6 gennaio 1854, i lampioni erano alti tre metri e posti lungo la via ed agli incroci; la loro disposizione lungo la strade è ancora oggi rilevabile dalle targhe superstiti di maiolica bianca con i numeri in blu.
Con l’espansione edilizia di Roma Capitale verso i quartieri borghesi costruiti nelle aree fuori Porta del Popolo e Porta Pinciana, l’antica Via Flaminia, poi Via Lata, asse centrale del tridente di Sisto V riconquistò tutta la sua centralità. Nel giro di pochi anni la strada cambiò nome, si chiamò Via del Corso fino al 1900 quando dopo l’assassinio di Umberto I fu cambiato in Corso Umberto I.
Il Palazzo del Parlamento a Montecitorio e quelle del Governo su Piazza Colonna attrassero molteplici interessi affaristici e commerciali per cui lungo tutta la strada aprirono moltissime botteghe ed anche Caffè, mentre gli alberghi e ristoranti erano per lo più concentrati nelle vie e vicoli che portavano verso il Pincio e la zona della Villa Ludovisi.
La strada è molto trafficata viene percorsa con regolarità da carrozze, calessi e da tram ed omnibus che viaggiano dalle prime luci dell’alba fino a sera.
Le vetture delle carrozze pubbliche sono quasi tutte aperte ed i viaggiatori sono seduti fronte marcia su panche trasversali.
Quali erano i negozi di via del Corso a quando Roma divenne capitale de Regno? Alcuni sono ancora aperti altri no ma vale la pena di ricordare:

  • Al n. 158 aprì nel 1870 la ditta “Schostal” dove si trovavano già divisi in reparto uomo e donna si potevano comperare calze, “maglieria igienica”, telerie per la casa e corredi, ora trasferita nella vicina Via Fontanella Borghese;
  • Al n. 406 si trasferì nel 1881 l’orologeria Hausmann che garantiva la differenza massima di 1 minuto al mese, ancora oggi nella sua sede ormai da oltre un secolo;
  • Al 139, la cappelleria Radiconcini
Nel 1887 fu inaugurato da due imprenditori milanesi, i fratelli Bocconi, il primo grande magazzino di Roma.
Questo edificio segnò il vero passaggio dalla Roma dell’Ottocento alla città moderna, prima di tutto il progetto: l’architetto Giulio De Angelis realizzò un palazzo completamento nuovo dove il ferro ed il vetro dominavano. I giornali dell'epoca lo chiamarono “il gabbione”, ma le meraviglie maggiori erano all’interno dove furono installati due ascensori idraulici ed 87 lampadari elettrici che ricevevano energia da una dinamo posta nei sotterranei; le luci, gli specchi e le dorature creavano un’atmosfera che spingeva a far parte di quel nuovo modo di vivere e gli affari andarono benissimo almeno fino ai primi anni del novecento quando un incendio devastò i Magazzini Bocconi. Furono venduti a al Senatore Borletti che, amico di Gabriele d’Annunzio, si fece suggerire il nuovo nome; nacquero così i magazzini la Rinascente a Via del Corso.
Il volto di Via del Corso fu cambiato anche dalla costruzione  tra la fine Ottocento e gli inizi del Novecento, delle Gallerie Sciarra (1885-1888) e Gallerie Colonna (oggi Alberto Sordi) inaugurata solo nel 1922, ma anche di locali alla moda come il celebre Caffè Aragno (1888)...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 10/12/2016)