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Il tesoro delle Terme di Vicarello

Il tesoro delle Terme di Vicarello

Nella Tabula Peutingeriana a nord di Roma tra Centucellae e Pyrgos era riportata la località Aquae Apollinaris; denominazione che rimandava ad un sito dove sgorgavano acque cui veniva riconosciuta la capacità curativa come suggeriva il nome riferito ad Apollo nella sua prerogativa di Medicus. Il territorio era vasto per cui non era facile identificarle, da altre fonti si sapeva poi che la località si trovava tra la Via Tarquiniese e la Via Clodia vicino al Lacus Sabatinus, mentre negli itinerari medievali a volte era indicata tra Tarquinii e Turres, od anche tra Tarquinii e Careiae, una zona ampia dove ancora oggi sono presenti più sorgenti termali così che era difficile la corretta individuazione del sito.
Ancora all'inizio del XIX secolo i geografi indicavano le Aquae Apollinares come “... antico e famoso luogo d'Italia nell'Etruria, fra Tarquinii al nord-ovest e Cosa al sud-est” credendo che quella denominazione fosse riferita unicamente alle acque curative più note come Thermae Stygyane, che aveva descritto anche Plinio Seniore, come l'unica e più frequentata mansio di aquae salvae a nord di Roma. La frequentazione continua di questi bagni, che nel Medioevo erano già conosciuti come ”bagni di Stigliano”, è la ragione dell'oblio in cui cadde l'altro sito termale distante appena 15 miglia romane e sede di un santuario pagano posto su un pendio che degrada verso la riva del bacino del lago formatesi in uno dei crateri del vulcano Sabatino.
L'antico santuario romano era stato completamente dimenticato anche perché a meno di trenta miglia c'erano le Thermae Stygyane (oggi Bagni di Stigliano) la cui frequentazione è stata continua nei secoli così che qualcuno le ritenne le Acquae Apollinares indicate dagli antichi. Della località dove si trova la risorgiva di acque termali del Lago Sabatino erano rimaste invece poche e contraddittorie notizie a partire dalla denominazione “Vicarello” che alcuni, seguendo Raffaello Volaterrano umanista del XV secolo autore di una dettagliata geografia storica dell'Italia, credettero derivare da vicus Aurelii villaggio risalente al tempo di Marco Aurelio, l'imperatore che si credeva avesse fatto costruire una villa sulle rive del lago Sabatino per godere dei benefici delle calde acque che sgorgavano dalla fonte. In effetti i ruderi di una villa romana sono stati ritrovati, ma da reperti archeologici si è potuto stabilire che la costruzione era una villa che l'imperatore Domiziano si era fatto costruire per poter usare in modo esclusivo le acque termali proprio al fine di curare la sua salute cagionevole. Le terme ancora durante l'impero furono frequentate e visto che nei pressi dell'impianto termale esisteva una fonte da cui sgorgava acqua in quantità, nel 109 d.C. l'imperatore Traiano decise di canalizzarla in un nuovo acquedotto, che dal suo nome fu denominato Aqua Traiana, per fornire di acqua la Regio XIV Transtiberim. Le terme ed il vicino santuario furono peraltro frequentate fino al tardo impero come hanno confermato gli oggetti ritrovati nell'area.
Nell'alto medioevo l'area soffrì di un lungo periodo di abbandono almeno fino a quando il territorio, rientrante nel Patrimonium Sancti Petri, fu assegnato dai papi ai signori di Vico che nei pressi dei ruderi delle costruzioni preesistenti realizzarono una rocca fortificata tanto che l'area era conosciuta come tenimentum castri Vicarelli, come risulta da un documento del 1320. A fine Medioevo era diventata una “possidenza” dei monaci di San Gregorio al Celio i quali poiché era … inhabitatum, destructum et deguastatum ad casale reductum esse, ... ottennero di non dovervi pagare il focatico, ovvero la tassa sulle abitazioni.
Dal 1573 fece parte di una tenuta che Papa Gregorio XIII aveva assegnato al Collegio Germanico Ungarico che nel 1737 decise di far costruire sul sito un edificio termale per sfruttare le acque della sorgente da cui fuoriesce acqua ad una temperatura di 45-50.
Le acque erano considerate salutari e mirabili per la cura di ... malattie diverse in ispecie per le doglie reumaticheanche inveterate, ... non escluse quelle derivate da germe sifilitico, ... per tutte le affezioni cutanee ... ed addirittura capaci di risvegliare l'energia delle parti perdute di chi era stato colpitoda paralisi e paraplegia. Nela prima metà del XIX secolo le terme richiamavano così tanti malati che il Collegio Germano Ungarico decise di costruire una struttura molto più grande.
Nel 1852 durante la demolizione delle strutture del 1737dei bagni termali, venne ritrovato un deposito votivo in cui l'archeologo Giuseppe Marchi scoprì una stipe di ex voto risalenti a epoche diverse, dai tempi arcaici alla prima età repubblicana e fino al tardo impero. Il ritrovamento era costituito da alcuni vasi miliari ed altri recipienti di vario tipo oltre ad un vero e proprio tesoro di moltissime monete, il maggiore ritrovamento di monete romane di tutti i tempi.
La stipe votiva scoperta a Vicarello è l'evidenza archeologica di un culto delle acque risalente ai tempi protostorici, infatti quando Marchi iniziò ad esaminare i materiali recuperati dai depositi sul fondo delle vasche di raccolta dell'acqua della risorgiva, captata attraverso un pozzo artificiale, scoprì che non solo i materiali stratificati indicavano una frequentazione continuata nel tempo, ma che la stessa poteva essere fatta risalire prima dell'anno 1000 e continuata anche in età romana. L'opinione degli archeologi è che la struttura ritrovata fosse parte di un tempio dedicato ad Apollo dove i fedeli andavano per chiedere, o per ringraziare per la guarigione che il Dio poteva elargire attraverso le acque sacre. Fu lo stesso archeologo Marchi ad ipotizzare che si doveva trattare delle Aquae Apollinares di cui raccontavano le fonti antiche e che erano uno dei luoghi di sosta di coloro che intraprendevano il viaggio dalla Betica fino a Roma sin dal tempo di Traiano, imperatore originario di quella provincia; la certezza del riconoscimento veniva dalle incisioni di dediche ad Apollo che furono decifrate in alcuni degli oggetti votivi. Dell'itinerario Antonino erano noti i nomi dei siti di sosta e a questi si rifece Giuseppe Marchi per giustificare la sua ipotesi che i bagni di Vicarello altro non erano che le antiche Aquae Apollinares:

Il viaggiatore lasciava la Via Flaminia varcato appena il Tevere, entrava ancora nella Cassia e questa ancora lasciava sulla destra al decimo miglio da Roma: torcendo quindi a sinistra entrava nella Via Claudia e dopo le cinque miglia, che erano appunto le 15 da Roma, era alle Careje che è la prima mansio, posta o all'Osteria Nuova di Galeria, o poco più oltre; ché Galeria non sembra che una corruzione di Careje. Dalle Careje continuando per la Claudia giugnevasi alla mansione intitolata dalle Acque Apollinari.

Il tesoro di Vicarello era composto da 32 vasi, 12 tra statuine e piatti di metallo, 5.200 monete oltre a frammenti in bronzo; i vasi erano tutti di metallo prezioso, soprattutto d'argento ma anche d'oro e di bronzo stessi materiali dei piatti,e di statuine che erano tutti ex voto. La grande quantità di monete rimanda poi ai riti arcaici di offerta nelle acque di cui Plinio fornisce una descrizione riguardo alle Fonti del Clitunno dove si trovava il santuario del Dio Clitumnus, a cui era annesso un oracolo, l'acqua era talmente limpida e pura che si potevano contare le stipes (monete) sul fondo. Questo passo di Plinio suggerisce una riflessione sulla parola stips a cui è riconosciuto un significato coincidente con “offerta” e mentre alcuni studiosi sottolineano come il termine abbia finito per diventare un sinonimo prima di aes, i pezzi di bronzo utilizzati come controvalore negli scambi commerciali, e poi di ogni moneta di basso valore economico. Altri studiosi ritengono che la parola indichi un patto stipulato tra il fedele ed il dio tramite l'offerta di un oggetto che poi nel tempo finì con l'identificarsi con la moneta; era un'offerta alla divinità delle acque in cui non contava il valore dell'oggetto quanto il simbolismo insito nel gesto ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 03/10/2019)




Bibliografia:

  • Giuseppe Marchi: La stipe tributata alle divinità delle Acque Apollinari, a cominciare dal 1852 – Tipografia delle Belle Arti, Roma 1853
  • M. Cadolini: La stipe votiva di Vicarello. Analisi della scoperta archeologica e del contesto topografico e territoriale - Università di Ferrara: tesi in Scienze dei Beni culturali e ambientali. AA 2010-2011
  • Antonio Nibby, William Gell: Analisi storico-topografico-antiquaria della Carta de' dintorni di Roma, 1837.