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Tempio del Divo Claudio


Il Tempio che Agrippina fece costruire per l'imperatore Claudio, divinizzato dopo la morte, può essere considerato uno dei monumenti più misteriosi dell’antica Roma; ancora nel XVIII secolo gli studiosi non erano riusciti a capire bene quale fosse la sua posizione sul Celio e fu identificato in altri edifici ritenendo ad esempio che sulle sue rovine fosse stata edificata la Chiesa di Santo Stefano Rotondo.
Il Tempio era stato costruito al centro di una piattaforma sopraelevata, in parte naturale ed in parte contenuta da sostruzioni, di ben 180 x 200 mt. a cui si accedeva mediante gradinate. Svetonio racconta che fu completamente distrutto da Nerone nel 59 d.C.; tuttavia gli studiosi non sono convinti che il Tempio sia stato completamente distrutto come racconta lo storico perché sarebbe difficile comprendere il successivo intervento di restaurazione dopo un decennio da parte del nuovo imperatore Vespasiano. Se veramente non esisteva più nulla cosa avrebbe potuto restaurare Vespasiano?
Riconsiderando il disegno urbanistico della Roma di Nerone e di come tutti i monumenti di età precedenti rimasti nelle loro dimensioni originarie ne risultarono compromessi nell’importanza di fronte alla Domus Aurea, la cui ampiezza finisce con rimarcarne la supremazia su ogni edificio civile e religioso, si nota immediatamente che l’unico edificio che gareggiava con la nuova casa dell’imperatore era proprio il Claudiano. Era stato voluto da Agrippina quale rappresentazione non tanto di Claudio ma di sé come “custode della memoria di Claudio” ruolo che legittimava anche la sua funzione di reggente per il giovane Nerone. Il giovane imperatore che mal sopportava l'immanente presenza della madre, dopo che se ne fu liberato, fece interrompere i lavori di costruzione e utilizzò tutto il lato orientale per la realizzazione del suo ninfeo mentre il resto dell'imponente complesso fu inglobato nei giardini della Domus Aurea anche se Svetonio ( Vespasiano, 9) sostiene che

Il Tempio che Agrippina fece costruire per l'imperatore Claudio, divinizzato dopo la morte, può essere considerato uno dei monumenti più misteriosi dell’antica Roma; ancora nel XVIII secolo gli studiosi non erano riusciti a capire bene quale fosse la sua posizione sul Celio e fu identificato in altri edifici ritenendo ad esempio che sulle sue rovine fosse stata edificata la Chiesa di Santo Stefano Rotondo.
Il Tempio era stato costruito al centro di una piattaforma sopraelevata, in parte naturale ed in parte contenuta da sostruzioni, di ben 180 x 200 mt. a cui si accedeva mediante gradinate. Svetonio racconta che fu completamente distrutto da Nerone nel 59 d.C.; tuttavia gli studiosi non sono convinti che il Tempio sia stato completamente distrutto come racconta lo storico perché sarebbe difficile comprendere il successivo intervento di restaurazione dopo un decennio da parte del nuovo imperatore Vespasiano. Se veramente non esisteva più nulla cosa avrebbe potuto restaurare Vespasiano?
Riconsiderando il disegno urbanistico della Roma di Nerone e di come tutti i monumenti di età precedenti rimasti nelle loro dimensioni originarie ne risultarono compromessi nell’importanza di fronte alla Domus Aurea, la cui ampiezza finisce con rimarcarne la supremazia su ogni edificio civile e religioso, si nota immediatamente che l’unico edificio che gareggiava con la nuova casa dell’imperatore era proprio il Claudiano. Era stato voluto da Agrippina quale rappresentazione non tanto di Claudio ma di sé come “custode della memoria di Claudio” ruolo che legittimava anche la sua funzione di reggente per il giovane Nerone. Il giovane imperatore che mal sopportava l'immanente presenza della madre, dopo che se ne fu liberato, fece interrompere i lavori di costruzione e utilizzò tutto il lato orientale per la realizzazione del suo ninfeo mentre il resto dell'imponente complesso fu inglobato nei giardini della Domus Aurea anche se Svetonio ( Vespasiano, 9) sostiene che

sed a Nerone prope funditus destructum
ma da Nerone fu distrutto dalle sue fondamenta

Quando Vespasiano divenne imperatore da una parte restituì ai cives romani le aree che Nerone aveva espropriato per la costruzione della sua Domus Aurea, ma dall'altra volle dare un segnale di continuità con la tradizione imperiale restaurando il Tempio del Divo Claudio. L'edificio durante il suo restauro è quasi sicuramente quello rappresentato nella lastra di riuso medievale rinvenuta appoggiata al sepolcro di Aulo Irzio sotto il Palazzo della Cancelleria; nel bassorilievo il tempio dovrebbe essere la costruzione sullo sfondo sostenuta dai pegmata, le impalcature da cantiere.
Dopo il restauro da parte di Vespasiano il tempio mutò, almeno in parte la sua destinazione,

quod est sup (sic) templo divi Claudi ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 24/11/2016)