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Nerone e Otone, Poppea e Statilia


Nerone e Otone si erano conosciuti molto giovani e avevano una strana somiglianza fisica, inoltre ambedue tenevano molto al loro aspetto fisico.
Qualche tratto di somiglianza poteva venire da un certo grado di parentela: pettegolezzi di palazzo parlavano del padre Lucio Otone come di un figlio naturale di Tiberio a cui somigliava moltissimo e che lo aveva sempre tenuto vicino a lui e molto favorito; Nerone e Otone potevano quindi anche essere nipoti di Tiberio. Anche Claudio stimò Lucio Otone che fu pretore e sventò una congiura contro l’imperatore che lo fece anche senatore.
Questa vicinanza con la famiglia imperiale favorì l’amicizia tra i due giovani: Nerone e Otone erano compagni di scorribande e di gozzoviglie. Ma Otone fu anche complice nell’atto più vile, l’uccisione di Agrippina, creando l’occasione con una cena sontuosa offerta al princeps ed alla madre l’Augusta Agrippina.
Questa complicità, secondo quanta narra Svetonio nelle Vite dei Cesari, riguardò anche il matrimonio di Otone con Poppea Sabina; sarebbe stato Nerone a notare per primo la bellissima Poppea e ad avere una relazione con lei ma era sposato con Claudia Ottavia e la madre Agrippina era contraria all’entrata della donna nella famiglia imperiale. A questo punto per poterla frequentare in libertà Nerone pensò di farla sposare al suo amico Otone.

Otone sposò Poppea (58 d.C.) e fu subito completamente preso dalla sua bellezza ed eleganza fino a volerla tenere per sé. Poppea aveva usato con Nerone tutte le arti della seduzione fingendo di essere attratta dalla sua bellezza e dal suo spirito, ma gli si concedeva con molta parsimonia e non passava più di due notti insieme a lui adducendo a motivo che ormai era sposata e non voleva sacrificare la sua unione con Otone ed alimentare dicerie.
Poppea non solo era bella ed ambiziosa ma anche intelligente, in realtà il problema era squisitamente giuridico; il matrimonio con Otone era recente ed ancora non era compiuto il tempo per cui secondo l’usus la moglie entrava giuridicamente nella famiglia del marito ed era sottomessa al suo manus, ovvero la tutela e l’appartenenza anche economica alla sua famiglia con i diritti connessi. Otone era ricchissimo, passare tre notti fuori dalla casa del marito, trinoctium, significava interrompere il decorso del tempo necessario per l’acquisto della manus e quindi rischiare di interrompere il matrimonio e perdere i diritti e i privilegi connessi.
Inoltre, come racconta Svetonio sembra proprio che Otone non volesse più concedere la bellissima Poppea all’imperatore, arrivando a rimandare indietro la scorta che Nerone aveva inviato per far accompagnare Poppea a Palazzo e poi anche a lasciare l’Imperatore in persona fuori dalla porta, che alternava minacce e preghiere chiedendo che gli fosse riconsegnato quanto aveva dato in custodia.

Alla fine quasi certamente Nerone si adoperò affinchè Poppea esercitasse il trinoctium, ovvero passasse più di tre notti fuori dalla casa del marito e quindi il matrimonio divenne nullo. Nerone, invalidato il matrimonio doveva solo preoccuparsi delle rivendicazioni di Otone che era comunque stato un suo buon amico e testimone di molte delle sue azioni; Otone fu in qualche modo fortunato, Nerone non lo eliminò fisicamente ma lo promosse mandandolo quale legato nella lontana provincia di Lusitania. Qui Otone rimase per i successivi dieci anni amministrando la provincia con capacità ed equilibrio.

Tornò a Roma al seguito di Galba che il Senato aveva riconosciuto come imperatore dopo aver deposto Nerone che era rimasto solo: Poppea Sabina era morta in seguito alle percosse ricevute dallo stesso Nerone ubriaco, la nuova moglie Statilia Messalina si era allontanata dalla corte lasciando Nerone a fare il marito del liberto Sporo. Nerone nel dicembre del 68 si suicidò.
Otone con l’acclamazione del popolo e con un milione di sesterzi, che distribuì a un gruppo di congiurati che uccisero Galba, divenne imperatore il 15 gennaio del 69; il popolo aveva amato Nerone e forse per la somiglianza o forse perché erano stati amici, volle che Otone fosse chiamato non Cesare ma Nerone e sembra che nei primi dispacci abbia usato il soprannome di Nerone.
Fece ricollocare le statue di Nerone al loro posto, richiamò gli schiavi ed i liberti e decise di riprendere i lavori per la Domus Aurea, infine per seguire le orme di Nerone chiese anche in moglie la vedova Statilia Messalina.
Alcuni studiosi sostengono che lei rifiutò di sposarlo, ma alla luce dei comportamenti precedenti e del fatto che quando decise di suicidarsi, perché sconfitto da Vitellio, scrisse due sole lettere, alla sorella Salvia ed a Statilia Messalina, è molto più probabile che Statilia , da donna prudente e scaltra quale era, stesse rimandando i tempi per essere certa di non incorrere in altri pericoli per la sua nuova posizione di sposa di un imperatore che ebbe il potere per soli novantacinque giorni.





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 15/06/2015)