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Il mercato di piazza Navona


Nel 1500 Piazza Navona non era circondata da case ma da molti giardini; il perimetro era segnato dai resti dei sedili dello stadio Domiziano, lo spazio era ampio e Papa Sisto IV pensò bene di farne la sede del mercato settimanale di Roma.

Il giorno di mercato era di mercoledì ed il primo fu il 3 settembre 1477, così sarà mantenuto fino al 1869.
La decisione di Papa Sisto IV servì al recupero di tutta l’area che con una consuetudine iniziata nel medioevo veniva usata solo per le feste durante il Carnevale, mentre il resto dell’anno veniva utilizzata come immondezzaio.
Nella Roma dove i papi erano tornati da oltre un secolo, si stava assistendo ad una veloce crescita demografica e ad un aumento di viaggiatori che vi risiedevano per lunghi periodi; questo aveva determinato la crescita dei traffici e degli scambi commerciali.
Alla fine del Quattrocento a Roma vi erano tre mercati alimentari: a Piazza Giudea, a Piazza della Rotonda e a Piazza Celso (vicino all'attuale Piazza dell’Orologio), mentre tutti gli altri traffici si svolgevano nella Piazza Campo de’ Fiori e nelle strade adiacenti.

Il mercato in Agone era destinato ad essere il nuovo mercato delle arti, ma prima che funzionasse completamente ci volle qualche decennio, ancora agli inizi del Cinquecento non vi erano state costruite molte case-bottega come usava al tempo e quelle che furono edificate volgevano verso la strada, mentre sul campus, così era chiamata la piazza in Agone, vi erano i retro.
In Agone aprirono le loro botteghe artigiani provenienti da tutta la penisola: due vasai fiorentini ed un vasaio romano, nel 1508 un linaiolo di Bergamo, e poi arrivarono speziali e anche venditori di materie prime come l’allume e molto altro ancora. All’attività del mercato soprintendeva il Commissario di Piazza Navona, al quale aspettavano ogni anno: "Lib. 10 di cera, 3 di pepe, 6 para guanti, una scatola bianca di pignolati".
Per il grande movimento che iniziò ad esservi, Papa Gregorio XIII fece mettere al centro della piazza un beveratore per i cavalli, sarà sostituito un secolo più tardi da una delle più belle fontane di Roma, la fontana dei Fiumi. Per le esigenze delle case che andavano aumentando intorno alla piazza fece costruire poi le due fontane che ancora oggi si possono ammirare: la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno entrambe di Giacomo della Porta.
Ma nella piazza continuavano a svolgersi i giochi di Carnevale; memorabili quelli del 1500 quando oltre corse e palii fu introdotto un trionfo: undici carri trionfali celebrarono la vittoria di Giulio Cesare, con chiara allusione alle vittorie militari del Valentino (Cesare Borgia), appena rientrato a Roma dopo la conquista di Forlì e la nomina a gonfaloniere della Chiesa. Nel Rinascimento la piazza era utilizzata per corse, tornei e giochi carnevaleschi oltre che per rappresentazioni teatrali.

Le uniche costruzioni che si affacciavano sulla piazza erano la chiesa di Sant’Agnese in Agone e quella di San Giacomo, oltre il Palazzo Orsini e alla Casa dei Cybo, edifici ora scomparsi e sostituiti dal Palazzo dei Panfili e dal Palazzo Braschi, la Fontana dei Fiumi sarà costruita nel XVII secolo e la piazza sarà pavimentata con i sanpietrini dopo il 1870.
I banchi del mercato furono spostati a Campo de’ Fiori, ma già nel '900 gli artigiani e i commercianti avevano iniziato a migrare verso i mercati che stavano aprendo nei nuovi quartieri di Roma Capitale.
Del mercato che per quattro secoli movimentò tutto il rione rimane la traccia soprattutto nella toponomastica della zona che ricorda come tutt’intorno alla piazza avessero le loro botteghe i pianellari, gli staderari, i coronari, gli amatriciani, i caprettari, i cestari, i sediari, i cartai ...





di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 18/05/2015)




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