Login      FOLLOW US ON follow on Facebook follow on Twitter follow on Pinterest follow on Tumblr follow on Google Plus

Menadi, dal mito all’iconografia


Accade di notare come le rappresentazioni di personaggi mitici si ripetano negli autori quasi il riportarne il segno sia espressione di un rinnovato vigore del trasporto artistico e validazione del contenuto simbolico, certamente può dirsi questo di alcuni modelli di Menadi che creati da Kallimachos sono stati poi il modello per molti artisti ed artigiani greci, romani, neoclassici e moderni.
Il culto di Dionisio e delle Menadi che sono le sue sacerdotesse è di origine Tracia e per il carattere orgiastico, non ben visto già nelle città greche, a Roma fu considerato pericoloso e nel II secolo a.C. i riti di celebrazioni furono addirittura vietati.
Nella storia mitica delle Menadi è incorporato l’iniziale rifiuto dei greci, infatti tutte le donne dei potenti della Grecia che si erano opposti al culto furono tramutate in Menadi: le Miniadi di Orcomeno, le Pretidi di Tirinto, e le Agave di Tebe.
In Grecia sono le seguaci di Dionisio che invasate dal dio esprimono il loro “entusiasmo” in una danza estatica il cui parossismo la rende simili a manifestazioni orgiastiche. La danza orgiastica o estatica fa parte della religione dei popoli sin dalle epoche primitive e periodicamente si ripropone; in Grecia, nel VII secoloa.C., ricomparve a Delfi dove si cercò di contenere i fenomeni estatici ed orgiastici limitando i festeggiamenti ad alcuni luoghi ed elevandone i significati attraverso rappresentazioni artistiche che al contempo mitigassero l’irruente potenza delle manifestazioni.
In altre città della Grecia da Atene a Sparta, ad Olimpia ed altre c'erano donne incaricate dallo stato di seguire il culto di Dionisio ed erano queste che si trasformavano in Menadi durante le feste dionisiache. La rappresentazione del culto proprio per mitigarne la portata  era demandata a prototipi mitici, le ninfe di Nisa, le balie di Dioniso che lo allevarono e lo accompagnarono nel suo viaggio sulla terra.
Le Menadi accompagnavano Dionisio nei suoi viaggi e durante le feste si abbandonavano a danze scomposte agitando il tirso, il bastone rituale, con i capelli scarmigliati incoronati da pampini ed edera, suonavano il flauto doppio e percuotevano il tamburello.
Le Menadi erano anche le adepte che veneravano Dionisio quale dio della forza vitale del mondo e chi lo venerava veniva coinvolto in uno stato di “invasamento divino” in un qualche modo assimilabile all’ubriacatura.
La forza vitale di Dionisio induceva le Menadi in uno stato di trance che al suo culmine sfociava in riti orgiastici e nel rituale dell'omophagìa, lo sbranamento di un animale selvatico in una sorta di mistico banchetto che realizzava compiutamente la comunione con il dio.
Quando arrivò a Roma il culto di Dionisio si sovrappose a quello di Bacco e le Menadi divennero Baccanti.
Nel mito erano descritte come coperte da una pelle di cerbiatto, a volte di volpe, e coronate di edera; i loro attributi erano il tirso e la pelle di pantera (pardelide) e sono questi che marcano la loro differenza dalle ninfe che ne sono prive.
Le prime rappresentazione del tema delle Menadi si trova sui vasi greci del VI e V secolo a.C. . La grande diffusione del culto di Dionisio a Roma è dimostrata proprio dalla presenza di Menadi in molte decorazione di edifici pubblici e privati come nel ciclo delle cosiddette “Danzatrici di Via Prenestina”, un gruppo di sette lastre in bassorilievo alte m. 1.78 che rivestivano un piccolo edificio circolare e di cui e mancante una ottava che completava il ciclo ...



Per leggere tutto l'articolo iscriviti!



di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 21/11/2016)