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Lautomiae del Campidoglio

Lautomiae del Campidoglio

Nel 1896 durante dei lavori di sistemazione del versante occidentale del Campidoglio in vista della costruzione di un nuovo edificio destinato agli uffici amministrativi della città, “fu messa allo scoperto una vetusta platea capitolina, costituita di massi di cappellaccio” - che si sarebbe poi appurato essere parte delle sostruzioni del Tempio di Giove Ottimo Massimo – ma fu anche trovata “una bocca” che apparteneva ad uno dei pozzi delle cave di tufo utilizzate sin dall'età del bronzo per cavare materiale lapideo.
Il pozzo era coperto da un lastrone di peperino ed all'interno si presentava scavato per 7 metri nel terreno, aveva un diametro di m. 0,80 ed in questa prima parte era tutto rivestito di lastre di peperino di forma regolare; le lastre non erano tenute dalla malta ma erano state incastrate secondo un preciso schema di dieci anelli sovrapposti, ciascuno formato da 5 lastre di cm. 0,65-0,70. Avevano “le faccie dei giunti verticali inclinate verso il centro del pozzo”.
Dopo il pozzo era scavato nel tufo e a dieci metri di profondità si aprivano due cunicoli, uno andava verso il Campidoglio e l'altro verso la Rupe Tarpea; questo secondo cunicolo terminava in un grande ambiente di circa 300 metri quadrati, con un'altezza tra i 3 e 4 metri e che al centro presentava un pilastro che sembrava sostenere la massa tufacea.
L'esistenza di grandi ambienti scavati nel tufo al di sotto della Rupe Tarpea era nota da sempre, basti pensare che prima dei grandi lavori per la sistemazione della Via del Mare ( oggi Via Petroselli) che fecero scomparire Piazza Montanara, da questa partiva Via delle Tre Pile lungo la quale sopra a murature in opera quadrata e reticolata di età repubblicana, che fungevano da sostruzioni per gli edifici sul lato occidentale del colle, furono trovati gli accessi a grotte che proseguivano nell'interno e che ancora in tempi moderni furono utilizzate come cisterne per l'acqua, pozzi per il grano ma anche come rifugi antiaerei durante la II guerra mondiale. Anche nel versante settentrionale del colle capitolino, sotto ed entro le fondazione del Vittoriano, i cunicoli e le aule delle cave di tufo arcaiche furono trasformate in rifugi antiaerei. Qui sono ancora visibili incise sul muro le frasi di coloro che in questi ambienti trovarono riparo nel 1943 quando ci furono i primi bombardamenti.
L'esistenza di queste cave e dei cunicoli che collegano le “aule” è resa possibile dalle caratteristiche geomorfologiche del colle capitolino e che sono ancora visibili nell'osservazione in situ, fatto questo che ha determinato l'inclusione della Rupe Tarpea tra i geositi di Roma; la sua unicità sta nell'essere ancora oggi testimonianza diretta del processo di formazione dell'altura capitolina, dell'attività vulcanica e dei processi fluviali che hanno costituito la sua altezza che oggi è ancora di 20 mt. rispetto al Foro Romano ed al Foro Olitorio che la circondano.
Gli strati che la formano risalgono all'età pleistocenica e sono individuati essenzialmente in tre tipi: a) a livello vicino alla superficie tufo lionato costituito da materiali piroclastici di natura cineretica e colore rossastro il cui affioramento è ancora ben visibile lungo la Scala all'Arce Capitolina; b) a metà della costa, unità del Casale del Cavaliere un deposito formato per il 90% da ceneri con scorie grigie, litici lavici e cristalli; c) al livello più profondo, unità del Palatino, deposito grigio da colata piroplastica.
Lo studio degli strati è cominciato ancora nel XVIII secolo quando se ne occupò Giambattista Brocchi uno dei primi geologi italiani che potè nel 1820 per primo osservare la morfologia del Colle Capitolino in particolare dalla parte verso Via della Consolazione che in quel tempo aveva addossate casupole dalle quali pote accedere sia ad una grotta che ad un vasto sotterraneo ricavato e soprattutto ai sotterranei dell'Ospedale della Consolazione dove scoprì che al di sotto di tutti gli strati litoidi avevano “per base depositi originati nelle acque del mare” ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 05/11/2018)