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Gli Orti Farnesiani visti da Goethe


Nel 1786 quando arrivò a Roma, Goethe andò ad abitare al n. 18 di Via del Corso presso il suo amico il pittore Johann Heinrich Tischbein e da qui usciva per andare a passaggiare tra le bellezze di Roma, da Piazza di Spagna, a Trinità dei Monti, al Quirinale agli Horti Farnesiani. In Italia e soprattutto a Roma, da cui si allontano solo due volte nei due anni del suo soggiorno, il poeta romantico tedesco sperava di ritrovare la sua creatività, di rinascere come artista: “Soltanto a Roma ho potuto ritrovare me stesso. Per la prima volta, mi sono sentito in armonia con me stesso, felice, ragionevole...'”.
Goethe era uno scrittore con il culto del giardino e non solo era un amante del verde ma anche esperto agrimensore, conoscenza di cui ha dato prova nelle pagine del romanzo “Le affinità elettive”, ed è proprio questo libro che dovrebbe essere letto per capire come nascevano le idee che erano alla base della progettazione dei giardini del Seicento.
Sul Palatino, il colle divenuto proprietà della famiglia Farnese fu realizzato uno dei più bei giardini del XVII secolo. Fu il Cardinale Alessandro Farnese, cardinal nepote di Paolo III, che nel 1565 diede il via alla realizzazione di quelli che saranno chiamati Horti Palatini Farnesiorum e non solo per creare un luogo ameno ma anche per una finalità propagandistica: tracciare un linea di corrispondenza tra la grandezza dell'Impero Romano e quelli dei Farnese che proprio allora avevano raggiunto il massimo potere a Roma.
L'area dove furono realizzati gli Horti era sempre stata un'area verde; la terrazza della Domus Tiberiana era un giardino pensile già dal tempo degli imperatori della dinastia julio-claudia, anche i Flavi e poi gli Antonini ebbero lì i loro giardini e non solo per ragioni di armonia architettonica con le altri parti del complesso imperiale, quanto perchè il giardino sottolineava la sacralità del luogo dove viveva l'imperatore ed in qualche modo ne legittimava l'autorità.
La realizzazione del progetto avvenne in un lungo periodo di tempo e molti furono gli architetti che si sono succeduti nella guida dei lavori; il progetto dall'idea originale del Vignola fu poi portato avanti da Giacomo Del Duca ed infine completato da Girolamo Rainaldi.
I Farnese impostarono il loro giardino secondo un criterio collezionistico dove fossero presenti tutti i tipi di piante e soprattutto le nuove piante delle Americhe come l'agave americana, la Yucca, la mimosa, la passiflora del Perù arrivando all'acacia che da qui prese il nome di Acacia Farnesiana; queste piante furono introdotte in Italia per la prima volta proprio negli horti Farnesiani. Ma i Farnese ne fecero non solo un giardino ma anche un vero e proprio orto; qui furono coltivati per la prima volta i pomodori, i peperoni, i peperoncini ed il fico d'India. Il completamento della piantumazione e soprattutto l'integrazione delle cultivar non autoctone richiese oltre cinquanta anni; il giardino fu considerato compiuto nel 1625 quando la proprietà era già passata agli eredi del cardinale, Ottavio e Ranuccio.
Sotto la direzione di Tobia Aldini, medico del Cardinale Odoardo Farnese, fu realizzato il primo orto botanico del mondo moderno che dei principi che lo condussero alla scelta delle piante e queste stesse descrisse nell'opera: “Exactissima descriptio rariorum quarundam quae contenintur Romae in Horto Farnesiano”.
Gli Horti farnesiani che ebbe modo di ammirare Goethe erano già molto diversi da quella meraviglia rinascimentale voluta dal Cardinale dopo che il Casino fu svuotato delle opere d'arte da Carlo III di Borbone re di Napoli ed erede dell'ultima Farnese – Elisabetta che divenne moglie di Filippo V di Spagna – . Goethe era arrivato in Italia per poter vivere le emozioni che le meraviglie del passato avevano destato in Winckelmann e di cui condivideva le idee estetiche e la critica della spoliazione sistematica delle bellezze dell'arte antica ad opera del più sfrenato collezionismo: “Gli antichi lavoravano per l’eternità e tutto avevano previsto tranne l’idiozia dei devastatori” ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 12/11/2016)