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Phaenomena di Germanico


Nel racconto delle vicende della Roma imperiale la figura di Germanico è legata ai primi anni dell'Impero ed al clima di intrighi e di potere che visse l'erede più amato dal popolo di Roma; di lui si sa che fu generale amato dai suoi soldati, marito innamorato di Agrippina e padre di molti figli ma non altrettanto si conosce del suo amore per la cultura e le scienze.
La sua educazione comprendeva oltre la retorica e l'oratoria, come uso nelle famiglie aristocratiche di Roma, l'insegnamento del greco per il quale fu affidato al grammatico Salano; le scienze naturali erano la matematica e l'astronomia ed uno dei testi su cui studiò fu i “Phaenomena” di Arato di Soli di cui si appassionò a tal punto da farne una traduzione dal greco.
Arato era nato nella città di Tarso in Cilicia nel 315 a.C. ed era stato allievo di Zenone ad Atene per divenire poeta alla corte di Macedonia, il suo nome resta legato ad una libera trascrizione in versi di un trattato in prosa del famoso astronomo Eudosso di Cnido. Il “poema astronomico” conteneva la descrizioni delle stelle fisse, della sfera celeste, del sorgere e del tramontare degli astri e una seconda parte dedicata ai Pronostici, perchè ancora nel III sec. a.C. non esisteva un confine tra astronomia e astrologia.
Prima di Germanico in molti si erano interessati al poema di Arato; Ipparco di Nicea, il grande astronomo del II sec. a.C che per primo sviluppò un metodo per il calcolo delle eclissi solari e che fece le sue ricerche dall'osservatorio nell'isola di Rodi, ne fece un commento. Il suo lavoro fu proseguito da Posidonio di Rodi che nell'isola aprì una scuola e che diffuse le conoscenze anche attraverso i viaggi che come ambasciatore lo portarono tra l'altro a Roma negli anni 87 e 86 a.C.; qui tenne delle lezioni che furono frequentate anche da Pompeo Magno e poi da Cicerone che era molto interessato ai fenomeni celesti e che dei “phaenomena” fece una prima traduzione in latino. L'opera era molto conosciuta e molto amata da poeti neoterei tra cui Gaio Elvio Cinna che si racconta ne riportò dall'Oriente una copia trascritta in preziose foglie di malva per regalarla ad un amico:

haec tibi Arateis multum invigilata lucernis
carmina, quis ignis novimus aetherios,
levis in aridulo malvae descripta libello,
Prusiaca vexi munera navicula


A te questo carme di Arato, frutto di assidue veglie alla lucerna,
onde impariamo a conoscere i celesti fulgori,
trascritto su aridi fogli di levigata malva,
in dono io ti ho recato su Prusiaca navicella

Il testo famosissimo dall'antichità ancora nel Medioevo fu utilizzato come testo di studio anche se ormai circolavano solo epistomi e periochiae. L'opera di Arato era divisa in due parti, la prima descriveva la volta celeste, le costellazioni ed i loro moti, mentre la seconda era dedicata ai pronostici, l'arte divinatoria legata alla posizione degli astri.
La scoperta dei “Phaenomena” da parte di Germanico avvenne qualche decennio dopo e la prima lettura che ne fece fu sicuramente in greco e dovette essere molto interessato a quelle conoscenze che venivano trasmesse con l'eleganza formale della poesia didascalica di cui Arato era il più conosciuto degli autori, ma anche coinvolto dalla visione ...



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di M.L. ©RIPRODUZIONE RISERVATA (Ed 1.0 - 06/11/2016)